Lucaselli (FdI): ‘Gioco, necessaria una riforma organica’

Per Ylenja Lucaselli (FdI) 'l'Italia non può più permettersi di pensare che piccoli interventi disomogenei su provvedimenti già esistenti possano dare risultati, serve riforma organica per il gioco pubblico'.
Scritto da Daniele Duso

Lucaselli (FdI): 'Gioco, necessaria una riforma organica'

La politica viene accusata di agire talvolta sulla base di preconcetti e populismi che le impediscono di vedere razionalmente le questioni. E questo vale, con un fondo di verità, anche per il settore del gioco pubblico, oggetto di molte scelte normative che, negli ultimi anni, hanno portato più problemi che soluzioni concrete, oltre a caratterizzarsi per la loro frammentarietà e sovrapposizione tra il livello statale, regionale e locale.
Eppure, parliamo di un’industria legale basata su concessioni statali, che considerando l’indotto dà lavoro a più di 150mila persone, e che soprattutto garantisce annualmente all’Erario numerosi miliardi di euro (poco più di 7 lo scorso anno, colpito dalla pandemia e dai conseguenti mesi di lockdown, mentre erano stati oltre 11 miliardi nel 2019), oltre a rappresentare, comunque la si voglia considerare, una potente barriera di fronte all’illegalità e a tutto ciò che essa comporta in termini, anche, di protezione del giocatore.

Ylenja Lucaselli, deputata di Fratelli d’Italia, si è spesso pronunciata a favore del settore, auspicando, anche di recente, una riforma strutturale e sistemica anche perché, soprattutto “dopo che il premier Mario Draghi ha dichiarato che questa sarà l’ultima Manovra con tanta spesa, il gettito derivante dal gioco sarà molto importante”.

E proprio da queste sue dichiarazioni partiamo nel nostro colloquio con l’onorevole Lucaselli.
L’Italia sta uscendo, almeno si spera, da uno dei periodi più neri della nostra storia recente. Tra legge di Bilancio e Pnrr cosa dovrebbe fare la politica italiana per dare una spinta decisiva alla ripresa del Paese?
“La politica dovrebbe iniziare a capire che non siamo più in una fase emergenziale. Sino a questo momento i provvedimenti del Governo sono stati improntati sulla necessità di dare risposte nell’immediato. Questo è stato sicuramente utile nella fase acuta della pandemia ma oggi continuare a pensare in quest’ottica è dannoso, perché si provvede a dare risposte in via emergenziale a questioni che invece sono dirimenti per il rilancio della nazione nel medio e lungo periodo. Come Paese abbiamo necessità di riforme strutturali e lungimiranti, capaci di rifondare un sistema che oramai fa acqua da tutte le parti. Bisogna decidere che tipo di nazione vogliamo essere. Vogliamo dare assistenzialismo o creare opportunità di lavoro? Vogliamo aumentare la burocrazia o puntare sulla velocizzazione? Vogliamo uno statalismo d’impresa o favorire l’impresa privata? Ecco, sono queste le scelte che deve fare la politica e invece, se da un lato la legge di bilancio, nonostante il deficit, non riesce a dare risposte, dall’altro, per l’attuazione del Pnrr, siamo già in ritardo. È necessario investire su imprese e lavoro se vogliamo far ripartire l’Italia e soprattutto crederci davvero. Osservando quanto fatto sinora non mi pare che questo Governo ci creda sul serio”.
 
Quali “errori”, a suo parere, dovrebbe evitare di ripetere questo Governo nella prossima legge di Bilancio? Lei ad esempio si è scagliata spesso contro il reddito di cittadinanza e la Lotteria degli scontrini, definendo quest’ultima addirittura “ridicola”: ci sono altre misure che secondo lei l’Italia non può permettersi?
“L’Italia non può più permettersi di pensare che piccoli interventi disomogenei su provvedimenti già esistenti possano dare risultati. Abbiamo bisogno di vere riforme e invece assistiamo ancora una volta a misure ottime per i talk show, ma prive di riflessi per lo sviluppo dell’economia e per migliorare la vita reale dei cittadini”.
 
Lei si è occupata spesso anche di gioco pubblico, settore che attende da tempo una riforma necessaria a respingere l’attacco dell’illegalità, dare sicurezza ai cittadini, e garanzie a tanti imprenditori e lavoratori onesti. Su questi temi la politica purtroppo macchia spesso qualsiasi discussione con preconcetti e populismi di vario genere. Come si può uscire da questi retaggi culturali?
“Troppe volte il pregiudizio su alcuni temi ha impedito alla politica di fare le scelte giuste. Ogni settore porta con sé luci ed ombre ma la politica, invece di ascoltare i suggerimenti migliorativi che provengono da chi in quel determinato mondo lavora quotidianamente, procede spesso sulla base di idee precostituite. Occorre puntare su scelte ragionate, cercando punti di incontro”.
 
Il gettito derivante dal gioco, che contribuisce a coprire importanti spese statali, potrebbe essere una buona motivazione per dare una luce nuova al gioco pubblico e legale? Forse la questione andrebbe presentata in un’altra ottica per farla cogliere diversamente anche dall’opinione pubblica?
“Il mondo del gioco è molto complesso ma non possiamo non pensare all’incidenza che ha, sia in termini di ‘cassa’ statale, sia in termini di occupazione diretta e dell’indotto. Ecco, io mi aspetto che ci sia d’ora in poi, e questo vale in molti campi non solo per il settore del gioco pubblico, l’abbandono della ideologia sfrenata che blocca interi segmenti produttivi, in favore di scelte ragionate. Non si può essere tutti d’accordo, questo è chiaro, ma si può trovare un punto d’incontro e da qui bisogna ripartire”.