Svizzera, casinò di Mendrisio e Locarno alla prova lockdown

Il direttore amministrativo dei due casinò ticinesi, Luca Antonini, fa il punto sul difficile momento che si sta vivendo a causa del lockdown.
Scritto da Anna Maria Rengo

Casinò svizzeri chiusi almeno fino al 22 gennaio, ma il Consiglio federale ha già fatto sapere che prorogherà la misura (la decisione finale sarà presa il prossimo 13 gennaio) sino alla fine di febbraio. Un duro colpo anche per i casinò del Ticino, ma purtroppo giudicato inevitabile al fine di fronteggiare la seconda ondata di Covid-19 e scongiurare la terza, che sembra imminente.
Con Luca Antonini, direttore amministrativo e compliance manager dei casinò di Mendrisio e di Locarno, facciamo il punto su come le due case da gioco stanno affrontando il lockdown, anche sotto il profilo dei dipendenti.

“Le nostre strutture sono attualmente chiuse. Il nostro personale è quasi nella sua totalità a casa in regime di lavoro ridotto, una possibilità che lo stato svizzero riconosce e per cui l’azienda riceve un’indennità cosiddetta per ‘lavoro ridotto’. Questa ammonta all’80 percento della perdita di guadagno, vale a dire l’80 percento del salario soppresso. Un minimo di presenza è comunque garantito a livello di amministrazione e per la salvaguardia della sicurezza dell’immobile e delle infrastrutture”.

Quali sono le conseguenze sugli incassi e sui bilanci?

“Non è un mistero che la situazione legata alla pandemia ha penalizzato fortemente l’anno 2020 e questa fase di difficoltà, anche economica, si protrarrà anche sul 2021. Ciò anche poiché è fortemente probabile che già settimana prossima il Consiglio federale ordinerà l’estensione della chiusura di bar, ristoranti e strutture ricreative e per il tempo libero, categoria nella quale ricadono anche le case da gioco. I tempi non sono comunque ancora maturi per fare una previsione precisa e/o comunicare già ora cifre sul calo degli incassi e della cifra d’affari”.

In Italia è forte il dibattito sulla necessità di ristorare i casinò e le loro proprietà dalle perdite di fatturato che hanno subito a causa della chiusura. Com’è la situazione in Svizzera e cosa si chiede al Consiglio federale?

“Il nostro settore per ora, tramite la sua associazione di categoria, la Federazione Svizzera dei Casinò, ha finora dato massima collaborazione alla Confederazione, seguendo le sue disposizioni, adeguandosi e fornendo tutta la consulenza necessaria ai Casinò associati, per esempio nell’allestimento dei piani di protezione, che ogni singolo Casinò deve adottare. In questo senso non sono state formulate richieste o pretese, va comunque da sé che tutto il settore si attende che le attuali drastiche misure attuate (lockdown) vengano revocate o quanto meno allentate non appena la situazione migliori, per non aggravare ulteriormente le conseguenze negative che l’emergenza sanitaria sulle nostre Società”.

La pandemia potrà avere come conseguenza una nuova organizzazione del lavoro?

“Senz’altro al momento della riapertura dovremo riorganizzarci, anche e soprattutto sulla base di quella che sarà l’affluenza dei clienti e il loro giocato. A livello amministrativo, potremo invece fare tesoro dell’esperienza accumulata in questi mesi d’emergenza, facendo capo al telelavoro e sostituendo, laddove possibile, le riunioni in presenza con conferenze telefoniche o videoconferenze”.

Come state impiegando il vostro tempo in vista della riapertura e che tempi prevedete/auspicate per essa?

“I tempi per la riapertura restano incerti. Per questo seguiamo sempre con attenzione gli sviluppi della questione e ci aggiorniamo costantemente sui comunicati stampa e sulle conferenze informative provenienti dalle autorità federali e cantonali. Gli attuali provvedimenti scadono il 22 gennaio prossimo, tuttavia – come già accennato sopra- il Consiglio federale ha già anticipato che molto verosimilmente la chiusura di bar, ristornati e strutture ricreative e per il tempo libero verrà estesa di altre cinque settimane e dunque fino alla fine di febbraio. A noi in questo periodo non resta che prepararci, per quanto possibile, organizzandoci in maniera da tale da farci trovare pronti al momento in cui potremo riaprire, garantendo il servizio di qualità, la discrezione e la sicurezza che ci hanno sempre contraddistinti”.