Nuove case da gioco? Argomenti e problemi

L’esperto del settore delle case da gioco, Mauro Natta, analizza una serie di questioni relative al settore toccando vari punti all’ordine del giorno.
Scritto da Mauro Natta

Foto Ammazzacasino.com

Ci sono alcune questioni, se volete argomenti o problemi, che da quando si parlava di istituire nuove case da gioco unitamente alla tanto sperata legislazione che mettesse fine alla situazione disorganica esistente, mi tornano alla mente. A volte mi fermo a ripensarle altre, e spesso mi succede, mi danno l’impulso a scriverne.

Sul controllo della regolarità del gioco e degli incassi nelle case da gioco, da quando sono venuto a conoscenza della legge 488 del 1986 che determina la natura giuridica delle entrate derivanti agli enti pubblici dal casinò sul loro territorio, sono tornato  tantissime volte e per le più diverse motivazioni.

Quella attuale è nuova: la prevista istituzione della Polizia dei giochi comprendente il Corpo della Guardia di Finanza. Il mio compiacimento era ed è, ora che qualche cosa si muove, per la competenza di chi era destinato ad interessarsene e il probabile obbligo ad utilizzare un identico sistema da parte de gestori.

Un altro provvedimento che, per la verità, non ho riscontrato in tutti i disegni e progetti di legge che ho avuto l’occasione di leggere, era la non utilizzazione delle notizie raccolte nelle case a gioco ai fini fiscali a meno che si trattasse di implicazioni penalmente rilevanti. Le consideravo e ora le considero, forse meno da pensionato, una delle concause per cui molti italiani travestiti da turisti si recavano all’estero per giocare al casinò. Non voglio credere che la sola differenza prevista nella somma di contanti da portare oltre confine sia la causa delle frequentazioni a Montecarlo, in Francia, in Svizzera in Slovenia o a Malta tanto per un ristretto esempio.

Quando lavoravo erano di moda i gala concomitanti a gare di chemin de fer, a volte, ma meno frequentemente, di roulette francese; le frequentazioni erano numerose e qualificate fare le ore piccole rappresentava la normalità, dare il giro come si diceva se il cambio avveniva all’apertura del giorno dopo quasi  normale. Oggi è un pochino più difficile che accada ma certe abitudini, forse meno ricorrenti, sono a mio parere da prendere in considerazione.

Da parecchio tempo tutti possono notare che è il gioco online a registrare una regolare continuità negli introiti netti (la differenza tra il puntato ed il riscosso per vincite, vedi nota) e, come ho spesso notato, i giochi da casinò occupano le prime posizioni.

La pandemia ha influito in modo considerevole a questo risultato per la comodità, per il minor costo di trasporto o per altri motivi tra i quali quello economico che si può riscontrare nell’incidenza dei proventi slot sul totale di quelli realizzati. Il che sta a  significare, penso, un calo nella qualità del gioco. Ma se la roulette francese ha un posto di rilievo nell’online dal vivo perché non organizzare delle gare e poi premiare i  vincitori con qualche iniziativa che sostituisca un veicolo pubblicitario di qualche richiamo e/o interesse? Si potrebbe utilizzare anche con altri giochi, in specie se nuovi. La curiosità è una normalità nel giocatore.

In una forma unica relativa alla, impropriamente la nomino, tassa di concessione che il gestore deve versare all’ente pubblico periferico concedente, è presentata sempre a percentuale. Non poteva essere diversamente in quanto una quota fissa si presterebbe a manipolazioni che non mi permetto assolutamente di approfondire.

La concessione era prevista non solo affidata una società a capitale pubblico e per l’occasione era stato introdotta una particolarissima forma per la cessione di quote e/o azioni in relazione alla nominatività delle stesse e al possesso di altrettanto particolari requisiti estensibili, se ben rammento, alla dirigenza della società a capitale privato o misto. E non soltanto! Era considerata altresì la cessione  mortis causa in caso di eredità,

Gli ultimi accadimenti interpretativi su quali proventi siano compresi in quelli che la legge citata indica, fanno sperare che questi siano ben specificati alla prima occasione e la mia opinione, per quello che può contare, è che si tratti esclusivamente dalla differenza tra le perdite e le vincite dei giocatori. Tra l’altro ho interpretato quanto di seguito partendo da un parere di una Sezione regionale della Corte dei conti: “Si ritiene che l’attività svolta dalla società, consistente nella gestione di una casa da gioco abbia natura imprenditoriale e che pertanto sia idonea a produrre utili in senso civilistico-commerciale ……… . Tali utili – con riferimento specifico ed esclusivo all’attività di gestione del gioco – sono quelli derivanti dalla differenza ………”

Non è la prima volta che lo scrivo, anzi lo ripeto spesso, al casinò  si entra solo con la maggiore età e se la famiglia interdice il malato di gioco questo non potrà accedere alle sale. In un momento in cui si parla di ludopatia mi pare una particolarità da rimarcare!