Piozzi (Astro) su ostracismo bancario: ‘Dl Asset non risolve il problema’

L'avvocato di Assotrattenimento auspica un intervento del legislatore che introduca l’obbligo, per le banche, di offrire servizio agli operatori di gioco, oltre all’illegittimità dei recessi non motivati.
Scritto da Redazione

"Sarebbe auspicabile, con riguardo a quei settori o categorie rispetto alle quali l’esigenza di tracciabilità delle transazioni assume particolare rilevanza pubblica, che il legislatore intervenga introducendo l’obbligo a contrarre a carico delle banche e l’illegittimità del loro recesso in assenza di giusta causa (o, comunque, di particolari ragioni oggettive)". A dirlo è Massimo Piozzi, responsabile dell'ufficio legale di AsTro, associazione che rappresenta gli operatori del gioco lecito.

Analizzando il recentemente approvato Dl Asset (e in particolare l’art. 16 del d.lgs. 231/2007, del comma 2 bis che vieterebbe qualsiasi forma di ostracismo bancario), nota l'avvocato che "tra i 'soggetti obbligati' ad adottare le misure c.d. di “mitigazione del rischio” di riciclaggio sono incluse (tra gli altri), ai sensi dell’art. 3 dello stesso d.lgs. 231/2007, le banche e Poste Italiane S.p.A. La novità normativa in esame potrebbe (che contiene l'ormai nota norma sul de-risking, Ndr), quindi, assumere rilievo rispetto all’annosa questione dell’'ostracismo' che le banche continuano a manifestare nei confronti delle imprese che svolgono l’attività di gioco lecito".

Spiega che "gran parte degli istituti bancari che negano i rapporti di conto corrente alle imprese del gioco legale, adottano questa condotta proprio sulla base dell’elevato grado di classificazione del rischio di riciclaggio assegnato alle imprese del gioco dalle autorità di vigilanza, il quale impone alle banche una serie di incombenze che le stesse non intendono assumersi". 

Nota tuttavia Piozzi che la nuova legge non risolve del tutto "il problema derivante dalla facoltà, attribuita a ciascuna delle parti dagli artt. 1833 e 1855 Cod. Civ., di poter liberamente recedere dal contratto di conto corrente (o dalle operazioni, a tempo indeterminato, ad esso collegate)", una facoltà alla quale peraltro "è correlata l’assenza di qualsiasi obbligo di motivazione del recesso".

"Sta però emergendo", spiega ancora il legale di AsTro, "un nuovo orientamento giurisprudenziale (purtroppo ancora minoritario), vedi, tra le altre, l’ordinanza del Tribunale di Palermo del 14 gennaio 2021, secondo cui il controllo della buona fede nell’esecuzione del contratto impone la necessità di conoscere le ragioni che fondano la volontà di interruzione del rapporto di conto corrente", ed è "in questo 'solco', tracciato da tale richiamato orientamento giurisprudenziale che potrebbe quindi insinuarsi, con una portata rilevante", la vera novità del Dl Asset.

Perché, aggiunge, "se gli istituti bancari decidono di smarcarsi da questo ruolo l’intero sistema rischierebbe di collassare, lasciando spazio al mercato clandestino del gioco in mano alle organizzazioni criminali". 

Ecco il motivo per cui si ritiene auspicabile l'introduzione dell'obbligo di fornire servizio a tutti gli operatori dichiarando illegittimo qualsiasi eventuale recesso non giustificato.