Marino (comm. gioco Senato): ‘Il ghetto danneggia giocatori sociali’

Il presidente della commissione gioco del Senato spiega che creare ghetti, come fanno i distanziometri, significa solo danneggiare il giocatore sociale.
Scritto da Daniele Duso

Marino (comm. gioco Senato): 'Il ghetto danneggia giocatori sociali'

“Utile questa occasione di incontro, che riporterò in ufficio di presidenza, dato che con la commissione non abbiamo ancora avuto modo di confrontarci con la dimensione regionale, alla quale comunque arriveremo a breve”. È l’incipit dell’intervento di Mauro Maria Marino, Presidente della commissione d’inchiesta sul gioco illegale e sulle disfunzioni del gioco pubblico alla presentazione del manifesto Alleati per la legalità, tenutasi oggi, 25 marzo.

“Come ha detto in audizione il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho, che mi fa piacere vedere citato anche nel Manifesto, ‘in ogni settore le mafie danno risposte a ciò che altri non possono fare, e mentre sul gioco legale abbiamo controllo, sull’illegale no’. Già questi due fattori dovrebbe farci riflette molto sulle azioni che poniamo in essere.

“La legge delega dovrebbe arrivare la settimana prossima. È a mie mani una bozza nel quale, a primo punto, si fa riferimento all’introduzione di regole trasparenti e uniformi nell’interno territorio nazionale in materia di gioco. Questo è estremamente significativo, perché dobbiamo ammettere che lo Stato non ha fatto moltissimo negli ultimi anni. Nella Legge delega 23/2014 della scorsa legislatura all’art. 14 si prevedeva la creazione di un testo unico dei giochi che avesse come obiettivo l’uniformare l’offerta di gioco, ma poi ci sono state stratificazioni a livello locale e nazionale che hanno rischiato di essere confliggenti tra loro. 

Dobbiamo puntare in primis a una legge nazionale stabile e poi lavorare con operatori e di concerto con enti locali, ma in grande armonia. Dobbiamo ragionare sulla mancata valorizzazione del ruolo del concessionario, funzione di particolare tutela nei confronti del gioco legale, ma anche essere oggettivi per capire che il giocatore è spesso fotografato senza sfumature. Creare ghetti significa danneggiare il giocatore sociale, richiudendolo in ghetti da cui sfugge al controllo famigliare o sociale.

“Questa è una materia troppe volte viene affrontata in ottica di pregiudizio”, continua Marino, “sia da una parte che dall’altra, sarebbe necessario fare uno sforzo per superarlo. La non realizzazione dell’art. 14 della legge delega, ha portato alla conferenza Stato-Regioni del 2017, che poi però è stata disattesa dagli attori che l’hanno sottoscritta, e i risultati di ciò sono appunto molto variegati.

Il 2020 è stato un anno di svolta totale. La sospensione del gioco fisico ha fatto sì che ci sia stato lo sviluppo dell’online, difficilmente controllabile, ma anche del gioco illegale, senza riuscire a creare le condizioni per un miglioramento complessivo dell’offerta di gioco. Gli apparecchi di intrattenimento hanno visto diminuire la raccolta totale di 46,5 miliardi, con una diminuzione del gettito di 3,5 miliardi. Bisogna tenere conto di questo, ma anche di quelli che sono gli interventi necessari per dare assistenza ai giocatori problematici.

Distanziamento, individuazione dei luoghi sensibili, orari, dovrebbero far riferimento a normativa nazionale. Andare avanti con proroghe di anno in anno non dà garanzie agli imprenditori, nel combinato di norme non c’è modo di individuare la messa a terra, e ciò finisce per creare un circolo vizioso dove il gatto si morde la coda e aumenta la confusione. 

“In conclusione voglio comunicare che c’è coscienza da parte della commissione di quello che sta capitando, e c’è la volontà di lavorare con in collaborazione con il Governo con l’obiettivo di arrivare a norme chiare che consentano investimenti, garantendo entrate erariali e tutela dei giocatori”.