Camera, Dl Energia: presentati due Odg sui canoni bingo
“Impegna il Governo alla luce del suddetto aumento dei costi di gestione dovuto all’incremento dei prezzi delle forniture energetiche, a valutare l’opportunità di adottare iniziative, anche di carattere normativo, volte a sostenere l’esercizio delle concessioni delle sale bingo e la relativa occupazione, chiarendo la non debenza dei canoni di concessione relativamente a tutti i periodi di integrale chiusura per prevenzione epidemiologica”.
Questo il focus di due ordini del giorno, identici, presentati il primo dal forzista Mauro D’Attis (9/3495-AR/72), e il secondo dai deputati di Fratelli d’Italia Davide Galantino e Tommaso Foti (9/3495-AR/41) nell’ambito della discussione disegno di conversione in legge del decreto-legge 1° marzo 2022, n. 17, recante misure urgenti per il contenimento dei costi dell’energia elettrica e del gas naturale, per lo sviluppo delle energie rinnovabili e per il rilancio delle politiche industriali, all’esame della Camera. Oggi, 13 aprile, il testo sarà in Aula per il voto finale.
I due ordini del giorno sono, molto probabilmente, ciò che resta degli emendamenti al Dl Energia dichiarati inammissibili nel passaggio alle commissioni Ambiente e Attività produttive. Si trattava di una serie di proposte emendative a firma di deputati di Pd, FI, FdI e Noi con l’Italia che chiedevano la non debenza dei canoni nei periodi di chiusura delle sale bingo per il contenimento del Covid.
I deputati chiedono al Governo di considerare che “analogamente ad altri settori, quello dei giochi in concessione statale ha già subito pesanti effetti economici e finanziari dalle prescrizioni di integrale sospensione delle attività per l’emergenza epidemiologica per quasi 12 mesi tra il 2020 ed il 2021, che hanno determinato una drastica riduzione dei ricavi nell’ultimo biennio, a fronte di ristori non superiori al 2-3 per cento”, e che “le attività maggiormente colpite sono quelle delle sale bingo, i cui esercenti devono far fronte ad incomprimibili costi per il mantenimento delle infrastrutture di esercizio delle concessioni, nel rispetto degli adempimenti convenzionali, tra i quali, in particolare, rilevanti costi energetici per le esigenze di salute e tutela dei consumatori e di sicurezza”.
“Molte delle circa 200 sale bingo stanno interrompendo l’attività“, spiegano i deputati, ed “è presumibile la imminente chiusura di sale fino ad un terzo delle attuali, con esigenza di ammortizzatori sociali e potenzialmente perdita del lavoro di almeno 3.000 occupati tra dipendenti dei concessionari ed indotto. L’interruzione di attività delle suddette sale avrebbe conseguentemente effetti anche sul gettito erariale diretto ed indiretto, senza considerare i costi per ammortizzatori sociali a tutela dei lavoratori, stimabili in oltre 30 milioni annui per la suddetta previsione di uscita dal lavoro”.
“A fronte dell’impossibilità da parte dell’Amministrazione di bandire nuove gare per la riattribuzione delle concessioni di gioco per la raccolta del Bingo”, spiega il testo degli Odg, la legge n 147 del 27 dicembre 2013 “dispone, per ogni singola sala, il versamento della somma mensile di euro 7.500 da parte del concessionario in scadenza che intenda altresì partecipare al bando di gara per la riattribuzione della concessione;
Nonostante il decreto legge n.18 del 17 marzo 2020 abbia disposto che “non è dovuto il canone […] a decorrere dal mese di marzo 2020 e per tutto il periodo di sospensione dell’attività”, i deputati ritengono fonte di dubbi interpretativi questa disposizione, soprattutto dopo la fine dello stato d’emergenza, il 31 marzo scorso, e considerando che “da quanto rilevabile dal Bilancio dello Stato 2022-2024 (legge 30 dicembre 2021, n. 234 – Stato di previsione dell’Entrata, cap. 2340), gli importi derivanti dalla corresponsione di suddetti canoni per i periodi di chiusura delle attività descritte non sono previsti negli importi di competenza, cassa od in forma di residui attivi”.