Sindacati: ‘Riordino e formazione per ridare dignità al gioco’
I sindacati di categoria che rappresentano gli addetti del settore sottolineano le difficoltà occupazionali derivanti soprattutto dalle normative regionali ma certamente aggravate dalla pandemia, auspicando un riordino che dia regole certe e che protegga dall’avanzare dell’illegalità, mentre in tema di formazione focalizzano l’attenzione sulla prevenzione e riconoscimento di comportamenti patologici, ma anche su nuove figure professionali.
CGIL – “Riconoscere la dignità del settore”
Quali sono le principali difficoltà incontrate e rappresentate al sindacato dai lavoratori nel settore del gioco?
A fare il punto è Danilo Lelli, della Filcams Cgil: “La prima, che fa da sfondo, è il riconoscimento di questo settore, evitando alcune strumentalizzazioni e semplificazioni. Gli addetti non vogliono sentirsi dire che fanno un lavoro danoso per la società. Essi lavorano in un settore regolato da leggi e concessioni e hanno la stessa dignità degli altri. Svolgono un lavoro che va fatto. A seguire, deve essere riconosciuta la filiera contrattuale, visto che c’è anche la possibilità di fare una contrattazione di secondo livello, come stiamo facendo con diverse aziende così da coprire questo spazio e da riconoscere, per esempio, delle quote di salario legate alla produttività”.
La pandemia ha lasciato effetti permanenti sull’occupazione nel settore del gioco?
“In realtà il sistema degli ammortizzatori sociali ha aiutato molto. Il settore è stato coperto per intero dal Fondi di integrazione salariale e da altri strumenti, e alcune aziende hanno integrato la retribuzione quasi al 100 percento. Quindi sul piano occupazionale c’è stata una tenuta, ma il Covid è stato un acceleratore di processi che ha portato per esempio a una grossa affermazione del gioco online, il che ha impattato su impiegati e aziende, creando l’esigenza di rimodulare l’organizzazione del lavoro. Quindi serve nuova formazione, mettere in campo nuove capacità. I due sistemi si possono integrare a dare una risposta aggiuntiva a livello occupazionale”.
Grande è l’attenzione che sia a livello nazionale che regionale si pone sulla formazione degli operatori di gioco. In che modo Filcams Cgil sta affrontando questa questione e quanto è importante che chi è a diretto contatto con il pubblico riconosca e prevenga comportamenti patologici?
“Il tema della formazione è fondamentale. In una fase di transizione e cambiamento per quanto riguarda la digitalizzazione e l’innovazione tecnologica, siamo impegnati nel chiedere alle aziende di usare i fondi interprofessionali organizzando corsi di formazione che sostengano le nuove figure che si stanno creando. C’è poi da evidenziare il ruolo del settore nel fare in modo che il gioco legale non sia un elemento di pericolo per la società, e dunque l’importanza di avere del personale che sia in grado di riconoscere l’elemento patologico, che intervenga, segnalandolo o prevenendolo, un obiettivo che necessita di un lavoro congiunto tra aziende, lavoratori e sindacati. Questo si lega al tema dei diritti: c’è bisogno che ci siano lavoratori consapevoli dei loro diritti e della possibilità di agire in serenità. Dunque servono rapporti positivi sui posti di lavoro. Dove ci sono lavoratori più garantiti c’è anche più sicurezza sul gioco legale e si lavora meglio sul fronte della prevenzione e della legalità”.
Ritenete che quello del gioco sia un settore nel quale le pari opportunità tra uomo e donna siano pienamente rispettate?
“C’è molto da lavorare. Tradizionalmente, fino a qualche anno fa, quello del gioco era un settore molto maschile come occupazione. Ora le donne sono il 40, anche il 50 percento del totale degli addetti, ma quando si sale nella scala gerarchica, nei posti di responsabilità, questa percentuale cala. Con le aziende virtuose lavoriamo per far loro compiere dei passi in avanti dandosi degli obiettivi e portando dentro quelle sensibilità di cui le donne sono portatrici”.
In vista del riordino dell’offerta di gioco in Italia, quali attenzioni auspicate che siano destinate nei confronti dei lavoratori del settore?
“Intanto che nelle aziende del settore siano applicati i Ccnl sottoscritti dai sindacati maggiormente rappresentativi. Il gioco sta cambiando e c’è più attenzione al mercato, ma chiederemo alle istituzioni competenti di inserire nella discussione sul riordino l’obbligo di riconoscere nei bandi e nelle concessioni le clausole sociali, per la tutela dell’occupazione e dei diritti in caso di cambio di concessione. Noi abbiamo un’idea completa di questo settore e proviamo a sostenerlo in tutte le occasioni possibili. Anche tramite la comunicazione. Dobbiamo parlare a questo settore e alla società in generale, e non attraverso semplificazioni dannose”.
A prendere la parola, in casa Cgil, è anche Fabio Scurpa, del sindacato di categoria Slc, che rappresenta i lavoratori dei casinò: “La pandemia ha lasciato degli strascichi, ma non peggio di altri settori come sport e spettacolo, maggiormente colpiti”. E per quanto riguarda i casinò e il loro futuro, “auspichiamo che siano regolati da un contratto nazionale unico per tutte le case da gioco”.
CISL – “Regole certe per continuare a produrre occupazione”
“Gli operatori del gioco hanno avuto lunghissimi momenti di chiusura totale delle attività; fin da marzo 2020 e fino ad oggi hanno avuto molti mesi di chiusura totale. Inoltre le leggi regionali emanate nel tempo hanno contribuito alla chiusura per cessazione di molte aziende del gioco. Di conseguenza i lavoratori hanno effettuato lunghi periodi di Fis in deroga, limitando fortemente la loro capacità di reddito, e in diversi casi hanno dovuto chiudere consensualmente il rapporto di lavoro e cercare altra occupazione”.
Questo il quadro dipinto da Mirco Ceotto, segretario nazionale della Fisascat Cisl, sugli effetti occupazionali, per quanto riguarda il settore del gioco, a seguito della pandemia.
Ma ora di che cosa ha bisogno il settore del gioco per continuare a produrre occupazione?
“È necessaria una riforma organica del settore, con leggi nazionali che non possano essere stravolte da normative locali. Questo mette tutti sullo stesso piano e evita lo spostamento dei clienti da comuni con normative più restrittive a comuni meno limitanti”.
Verso quali versanti deve orientarsi la formazione degli addetti del settore?
“È necessario che tutto il settore vada verso una regolamentazione che, in collaborazione tra le istituzioni e le imprese, controlli il fenomeno della ludopatia. Crediamo infatti che tale fenomeno sia possibile tenerlo monitorato attraverso collaborazioni tra istituzioni, imprese e lavoratori. La formazione dei lavoratori, ma anche dei datori di lavoro, dovrà andare in questo senso: la sicurezza del gioco, anche dal punto di vista sociale”.
Come sindacato, cosa auspicate ora che il governo ha intenzione di avviare un riordino dell’offerta, attraverso lo strumento della legge delega?
“Siamo convinti che il sistema gioco vada riordinato ma non vada limitato. Limitazioni e riduzioni dell’offerta di gioco farebbero crescere l’online, oggi poco o niente controllato, e il gioco illegale, che per sua natura esplode se quello legale viene meno”.
UIL – “Rafforzare il ruolo dell’operatore”
Anche Paolo Proietti, della UilTucs, traccia un bilancio pesante degli effetti della pandemia sul settore del gioco, soprattutto per quanto riguarda le ricadute occupazionali.
“Non intendo soffermarmi sulle singole, gravi, difficoltà che hanno travolto il settore durante il periodo dell’emergenza sanitaria. Ma basta prendere una, come esempio: le chiusure, protratte nel tempo ben oltre quelle imposte alla stragrande maggioranza delle attività. È chiaro che queste scelte hanno prodotto una serie di effetti sulle attività del settore che, unite ai provvedimenti adottati in molte regioni, hanno messo in seria difficoltà gli operatori. Le criticità si sono inevitabilmente riversate sui lavoratori e le lavoratrici, in termini di sostanziali riduzioni delle retribuzioni e utilizzo massiccio degli ammortizzatori sociali. A questo si aggiunga la produzione legislativa regionale, con l’adozione di procedure e requisiti sempre più stringenti. Penso, in particolare, al distanziometro anche per le attività già esistenti, strumento che ha provocato in molti casi la chiusura delle sale che non sono state riallocate e, di conseguenza, rilevanti esuberi del personale (come dimenticare il caso dell’Emilia Romagna…). Preoccupa molto, in conclusione, la tendenza ad intervenire ex post, mettendo a rischio l’occupazione con effetti strutturali sul sistema che, tendenzialmente, non riassorbirà gli esuberi che si stanno generando”.
Quanto è importante la formazione dei lavoratori, in un contesto che si avvia verso la fine della pandemia, ma nel quale deve restare alta l’attenzione?
“La formazione e l’aggiornamento delle competenze sono fondamentali nel mondo del lavoro per come lo conosciamo oggi. Possiamo affermare con certezza che la formazione e l’informazione delle lavoratrici e dei lavoratori, in particolare in materia di salute e sicurezza, non sono mai mancate in questi ultimi due anni. La consapevolezza dell’importanza del rispetto delle regole è stata forte. Quando lo si è consentito, gli operatori delle sale hanno dato dimostrazione di responsabilità e consapevolezza dei rischi, oltre a manifestare attenzione in tutte le fasi dell’attività: non ci stancheremo mai di sottolineare che, quando sono state concesse le riaperture, non si sono registrati focolai nelle sale grazie a procedure puntuali e al loro rigoroso rispetto”.
Quali sono le esigenze specifiche, in materia di formazione, degli operatori di gioco e come si muove la UilTucs al riguardo, da sola o in sinergia con altri enti?
“Se vogliamo guardare al futuro con un minimo di senso della prospettiva occorre rafforzare le attività formative in materia di ruolo dell’operatore, con attenzione alla sua capacità di relazione e comunicazione con gli utenti, puntando a sviluppare un rapporto empatico con questi ultimi, soprattutto allo scopo di monitorare gli atteggiamenti che possono essere considerati “a rischio” o potenzialmente patologici. Si deve rafforzare la dimensione anche sociale del settore del gioco legale, che va percepito sempre più come argine ai fenomeni ludopatici. Questo può realizzarsi attraverso un arricchimento delle competenze e delle professionalità degli operatori che sono a contatto con gli utenti. Sosteniamo da sempre la formazione continua dei fondi interprofessionali come leva dei processi di accrescimento professionale e della qualificazione: conta molto l’opportunità di accedere ai finanziamenti per la formazione delle lavoratrici e dei lavoratori messi a disposizione dei fondi contrattuali, attraverso bandi periodici e conti aziendali”.
Quali sono invece le principali richieste, di tipo generale, che i lavoratori del settore del gioco rivolgono al vostro sindacato?
“Anche su questo i problemi non mancano: orari e organizzazione del lavoro, in primo luogo, ma anche stabilizzazione dei tempi determinati e il tema delle indennità, solo per citare alcuni problemi. La pandemia di Covid-19, ponendo l’emergenza come primo fenomeno da contrastare ha inevitabilmente messo in un angolo il lavoro che pure si era proficuamente avviato almeno con alcune delle principali realtà del settore per varare e consolidare le relazioni sindacali a livello aziendale. Oggi, con la possibile uscita dalla crisi sanitaria, si può ragionevolmente immaginare di riprendere il filo delle trattative per migliorare le condizioni di lavoro nel settore”.
Il governo intende riordinare il settore del gioco, dotandolo di norme uniformi sull’intero territorio nazionale. Pensa che questo riordino risolverà i tanti problemi, anche di tipo occupazionale, causati dal proliferare e sovrapporsi di norme regionali e locali?
“Il proposito annunciato di voler procedere con un intervento legislativo nazionale che uniformi il quadro normativo di riferimento è senz’altro da accogliere positivamente: uno dei problemi del settore è, infatti, quello della frammentazione. Ma c’è anche la contraddizione delle norme che disciplinano il gioco legale, e che variano -anche in maniera sostanziale- tra regione e regione. A volte perfino tra comune e comune. Non c’è dubbio: un’attività economica autorizzata da una concessione nazionale, dovrebbe trovare la propria disciplina allo stesso livello. Ma assistiamo troppo spesso a orientamenti di cui abbiamo difficoltà a comprendere la ratio. Certamente, in primis, c’è da superare il fenomeno di interventi retroattivi delle diverse legislazioni, che mettono in discussione anche i livelli occupazionali conseguiti nel tempo”.