Stati generali Adm: dal confronto tra regolatori il successo di ogni mercato

Gli interventi di Haden (Iagr) e Perrone (Egb) interventuti nel tavolo ‘La raccolta del gioco negli altri Paesi dell'Unione europea” tenutosi nell'ambito degli Stati generali dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli di Roma.
Scritto da Ca

Roma – Spunti molto interessanti per riflettere su tante possibili best practice da seguire per il mercato italiano nel tavolo “La raccolta del gioco negli altri Paesi dell'Unione europea” tenutosi nell'ambito degli Stati generali dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli, in agenda  il 27 e 28 giugno a Roma. A sviluppare il topic due top panelist come Ben Haden (presidente International association of gaming regulators – Iagr) e Daniele Perrone (senior legal and policy advisor European gaming and betting association – Egba). A moderarli e introdurli il giornalista di La7, Andrea Pancani. 

Ben Haden (Iagr)

“Grazie per l’invito per la bellissima giornata e la fantastica sede. Sono fermamente convinto nei grandi vantaggi che si ottengono nell’imparare dalle esperienze altrui. Oggi siamo qui per capire come comportarsi da regolatori di giochi condividendo le nostre pratiche, appunto. Come direttore della Gambling Commission sono impegnato nella regolamentazione del gioco in un mercato che ha grande maturità e dimensione globale ma che, come in Italia, continua ad evolversi. Lavoriamo con 400 membri da 80 aree geografiche diverse nel mondo con alcuni mercati evoluti e altri in evoluzione. Sono fortunato nel mio ruolo per poter viaggiare e parlare con le persone che lavorano in tutto il mondo. In Africa con le sfide tecnologiche o le scommesse in Usa o la pubblicità in Australia o il gioco responsabile in Italia. La mia associazione verrà a Roma in ottobre per la nostra conferenza annuale in cui speriamo di raccogliere 300 membri e sarà un’altra grande occasione di confronto”, ha spiegato Ben Haden (presidente International association of gaming regulators – Iagr).
Una mission completa e complessa quella che espone Haden: “Non sono qui per cosa debba essere fatto ma per condividere esperienze e prospettive sulle quali dobbiamo confrontarci. Possiamo sapere come normano i regolatori e quali sono le loro pratiche. Tuttavia non posso sapere cosa decideranno i vari governi che sono in evoluzione e che cambieranno formazione e colorazione politica. E magari approccio sul gioco.”

Fondamentale capire capire l’esperienza internazionale: “Fino a 10 anni fa un regolatore poteva avere una carriera specialistica di nicchia e guardare 5 righe nel giornale economico nazionale e basarsi su quelle. Prima gli bastava ma ora non è cosi. In un giorno solo nel seguire i mercati ci siamo trovati di fronte ad un divieto di pubblicità in Olanda, ad un giocatore Usa che ha scommesse violando le leggi, ad un divieto di gioco in Baviera e altro ancora.  Giornalmente ci confrontiamo con nuovi prodotti, nuovi mercati, nuove sfide e nuove tecnologie e dibattiti molto accesi.”
Bisogna poi guardarsi dalle sfide che arrivano dalla globalizzazione: “Gli operatori operano ormai tutti a livello multinazionale – spiega Haden – ad esempio osserviamo come molti operatori britannici ed europei vogliono sbarcare nel mercato del betting del Nord America. Il settore dei giochi si è andato a sfidare con le tendenze dominanti e il gioco sta cercando di diventarlo a sua volta ma le aziende di questo tipo fanno di tutto per incorporare le società di gioco. Per questo dsobbiamo guardare anche ad altri settori non solo al gioco. Ad esempio i media content e la gestione dei dati. Un’azienda di gioco rientra in questi due driver ma potrebbe diventare secondaria rispetto ad essi. Per questo credo che la collaborazione internazionale sia fondamentale perché si affrontano stese sfide e stessi rischi e in questo modo possiamo combatterli meglio.”

Come importare l’esperienza acquisita? “Si fa in alcune fasi. Cercare cosa sembra funzionare bene altrove e perché, stabilire lo scenario del proprio contesto e poi riportare all’interno del proprio lavoro l’esperienza maturata. E poi come riconoscere una migliore pratica quando la si trova e come standardizzarla? È difficile soprattutto perché molti paesi hanno fattori locali e limiti molto differenti e dobbiamo essere molto cauti rispetto alle best practice. A cosa deve somigliare e come deve essere percepita la migliore pratica? É fondamentale lo studio dei prodotti ad esempio.”

Haden si avvia alle conclusioni: “Per finire più i regolatori collaboreranno e sapranno più riusciremo a sostenerci a vicenda ed essere efficaci. Serve una mente impegnata ed aperta poi ad ognuno spetterà al proprio interno sapere come adottare al meglio le regole e le best practice”, ha concluso.