Seconda puntata dello speciale di GiocoNews sull'entrata in vigore della legge provinciale sul gioco di Trento. La parola a Paola Demagri (Partito autonomista trentino tirolese).
Scritto da Francesca Mancosu
Speciale Provincia Trento, Demagri (Patt): 'Aiuti a operatori? Maggioranza ha votato contro'
Ogni medaglia ha due lati.
Un assunto che vale anche per la “questione trentina”, al centro dello speciale di GiocoNews pubblicato sulla rivista di settembre – consultabile integralmente online a questo link.
Se dalla lettura della prima puntata – con l’intervista al consigliere della Provincia di Trento Claudio Cia (Fratelli d’Italia) che ha tentato, attraverso un emendamento all’Assestamento di bilancio (poi bocciato) di far prorogare l’entrata in vigore del distanziometro per le sale da gioco, fissata al 12 agosto, fino al varo di testo unico nazionale sulla materia – risulta una visione improntata all’apertura, dalle righe che seguiranno ne emerge una simmetricamente opposta.
A offrirla è la consigliera del Partito autonomista trentino tirolese Paola Demagri, firmataria, insieme con Michele Dallapiccola e Lorenzo Ossanna, di un ordine del giorno – approvato dal Consiglio – per impegnare la giunta provinciale “a dare rigorosa interpretazione e applicazione alla legge sulla ludopatia, per quanto riguarda alcuni suoi divieti”, e “a mettere in atto delle azioni per accompagnare a un reinserimento lavorativo coloro che, attualmente impegnati nel settore del gioco d’azzardo, potrebbero perdere il lavoro”.
Il Consiglio provinciale di Trento ha respinto l’emendamento Cia (FdI) che chiedeva di posticipare l’entrata in vigore del distanziometro per il gioco. È soddisfatta di questa decisione?
“Sono molto soddisfatta in quanto la maggioranza per voce dell’assessora alla Salute Stefania Segnana ha recepito l’ordine del giorno del Partito autonomista trentino tirolese. La legge n.13 del 2015 l’abbiamo fatta insieme tra maggioranza e minoranza del tempo (l’attuale maggioranza) e votata all’unanimità. All’epoca avevamo condiviso che il gioco d’azzardo stava diventando un problema sociale rilevante e il proliferare di slot machine nei bar, tabacchini e sale gioco, aumentava in modo rilevante il rischio di dipendenza e di ludopatici. Il SerD. dell’Azienda sanitaria, l’associazione Ama – Auto mutuo aiuto e le realtà delle terzo settore che accoglievano persone ‘malate’ di azzardo patologico, avevano chiesto di trovare una soluzione legislativa per arginare il fenomeno locale e speculare al problema nazionale. Insomma, questa legge non ce lo siamo inventata ma sono stati i cittadini a sollecitare il legislatore per intervenire: è nata quindi dal basso e per questo andava maggiormente rispettata. Nel frattempo si era già mossa anche la vicina Provincia autonoma di Bolzano con una propria legge, attraverso le leve le competenze della nostra autonomia. Si è deciso quindi di proporre e poi approvare una legge per regolamentare l’azzardo e la distanza delle slot dai luoghi sensibili e proteggere quindi i cittadini dalla ludopatia attivando quindi la cosi detta prevenzione. Meglio prevenire che curare!”.
E perché, secondo lei, la proposta di Cia era sbagliata?
“La proposta del consigliere Cia non aveva motivo di essere fatta semplicemente perché il Trentino una legge l’aveva già, del resto approvata all’unanimità perché non è una legge né di destra né di sinistra ma ‘della’ e ‘per’ la comunità. Dopo 7 anni dalla sua approvazione era giusto che entrasse in vigore integralmente: lo chiedevano i cittadini, le associazioni e chi si occupa di dipendenza da gioco. Un buon politico deve essere coerente verso i cittadini, nel 2015 abbiamo condiviso insieme una legge e dopo 7 anni dalla sua approvazione è giusto che entri in vigore. Il Patt è stato coerente verso la comunità trentina, altri partiti no!”.
Con il suo partito ha proposto e visto approvare un ordine del giorno per il rigoroso rispetto della normativa vigente. Secondo lei: basta un distanziometro per combattere davvero il gioco patologico?
“Il gioco d’azzardo di per sé è un corto circuito istituzionale, lo Stato propone l’offerta e gli Enti locali lo devono arginare perché vedono le persone che si ammalano di dipendenza da gioco e le loro famiglie finire nel baratro, così non va bene. Lo Stato è diventato un po’ ‘biscazziere’, poi ha provato a fare marcia indietro inserendo i malati di azzardo patologico nei Lea – Livelli essenziali di assistenza, garantendo la cura ai malati di azzardo patologico, un costo a carico della collettività. È vero che l’azzardo genera entrate erariali ma, come hanno sostenuto più volte economisti del calibro di Luigino Bruni e Leonardo Becchetti, andrebbe fatta un’analisi seria dei costi sociali che il fenomeno si porta dietro. E mi creda, finiremmo per renderci conto che ‘il gioco non vale la candela’. Siamo maturi per fare questo ragionamento? Nel fare questa legge si sono ascoltati operatori che si occupano di azzardo patologico e della cura delle persone affette da dipendenza da gioco; hanno detto che se al malato togli le slot, non gliele fai vedere, non gli dai il richiamo del gioco sotto casa, si riesce a ottenere un effetto positivo. Il lockdown lo ha evidenziato, è calato il gioco. Con questa legge, non si è chiesto di eliminare l’azzardo, tra il resto la competenza è statale e non lo avremmo nemmeno potuto fare, ma si è intervenuti sulla distanza della macchinette dai luoghi sensibili per tutelare le persone fragili, i giovani, gli anziani e chi soffre già di questo tipo di dipendenza”.
E cosa risponde agli operatori costretti a chiudere la propria attività?
“La legge non è stata fatta lo scorso anno! È stata fatta nel 2015, doveva diventare operativa nel 2020 e nel 2018 l’allora consigliere di Forza Italia Bezzi aveva ottenuto una proroga di due anni, gli operatori hanno avuto 7 anni di tempo per organizzarsi. La legge non dice che devono chiudere, semplicemente spostare l’attività in un luogo che rispetti le distanza dai luoghi sensibili. Se poi qualcuno ha promesso loro che la norma sarebbe stata prorogata lo ha fatto senza averne certezza, ricordo che il consiglio provinciale è un’assemblea sovrana e nessuno ha titolo di promettere nulla finché il Consiglio non si esprime. Ma abbiamo a cuore il lavoro e le persone ed infatti nell’ordine del giorno presentato dal Partito autonomista trentino tirolese al punto n° 2 del dispositivo abbiamo proposto di occuparci del posto di lavoro attraverso le leve provinciali. Peccato che qui la maggioranza abbia votato contro (tutta la maggioranza ): hanno promesso aiuto e non hanno nemmeno votato l’impegno!”.
Quanto accaduto a Trento e in altri territori (vedi Lazio) pone ancora di più l’esigenza di un riordino nazionale, al momento sfumato a causa della crisi di Governo. Cosa chiederebbe al futuro Esecutivo del Paese per risolvere una volta per tutte la ‘questione territoriale’ ed aiutare gli Enti locali a contrastare il gioco patologico senza mettere a rischio gli occupati del comparto?
“So che qualcuno ha già promesso ai titolari delle sale gioco che attraverso il riordino nazionale la legge del Trentino potrebbe venire soppressa, ma qui abbiamo un’autonomia speciale e questa autonomia la faremo valere anche su questo tema. Per cui se lo Stato mette in atto una norma di riordino del settore ben venga purché tenga conto della salute. Al Governo nazionale oggi chiederei di copiare, copiare bene da chi ha avuto il coraggio di consegnare il tema finito!”.