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Regole amusement, gli operatori: 'Preservare parco macchine attuale'

Parco macchine esistente, omologhe e valore dei premi: questi i nodi delle regole tecniche per l'amusement inviate all'Ue sotto la lente degli operatori, che chiedono ulteriori confronti.

 

"Siamo soddisfatti per il parziale accoglimento delle nostre istanze, ma ci saremmo aspettati una maggiore condivisione delle proposte che abbiamo presentato lo scorso anno, quando ci fu il primo confronto con l'Agenzia delle dogane e dei monopoli nell'open hearing su Amusement e nuove regole tecniche.
Pur avendo apprezzato quella fase di concertazione, avremmo voluto un secondo giro di consultazioni. Ora ci confronteremo con i nostri tecnici per capire bene le conseguenze e decideremo le prossime azioni di informativa, logistiche ed operative per i nostri associati, distributori, produttori e gestori".

Ad evidenziarlo è Alessandro Lama, presidente della Federazione Amusement Confesercenti dopo la trasmissione alla Commissione europea, per il consueto stand still trimestrale, del Progetto di regole tecniche di produzione, importazione e verifica degli apparecchi da intrattenimento senza vincita in denaro di cui all’art. 110 comma 7 del Regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 e successive modificazioni (Tulps), che sancisce l'inizio di una nuova era per gli apparecchi da intrattenimento senza vincita in denaro, attesa da 10 anni.

"Sono stati raccolti alcuni dei punti più evidenti; altri, probabilmente anche per l'incrocio con alcuni testi di legge che non potevano essere regolati da un decreto tecnico, non sono stati modificati secondo i nostri desiderata", prosegue Lama.


Il punto interrogativo più netto riguarda la sorte del parco esistente. Che fine farà? Un nodo gordiano secondo Lama, visto che il decreto "fa riferimento alle macchine che saranno immesse sul mercato dopo l'entrata in vigore del decreto”.
Il presidente della Federazione Amusement Confesercenti puntualizza che "la battaglia si fa su altri campi. Allo stato attuale, le nostre sale sono ancora chiuse nonostante i forti investimenti sulla sicurezza e senza sapere nulla sul nostro futuro, quindi ben venga una regolamentazione, ben venga un decreto tecnico con 10 anni di ritardo, ma vorremmo un maggiore impegno per bloccare gli operatori che rovinano il mercato facendo offerte palesemente fuori legge, in contrasto con le regole dell'amusement e il buon senso", ricorda Lama.


Un altro punto "escluso" dal nuovo decreto è la "mancata distinzione in tema di omologa fra le macchine tipo il biliardino e quelle più complesse; non c'è neppure un riferimento ad eventuali prove sul mercato prima di fare una verifica di sostenibilità, non c'è una calmierazione dei prezzi delle omologhe, non c'è un listino nazionale dedicato, ci sono tanti piccoli dettagli che non sono stati seguiti.
È sbagliato gravare il nostro comparto di costi accessori e limitazioni, visto che ci rivolgiamo alle famiglie: con queste regole si ammazza un settore che dovrebbe essere trainante per il mondo del gioco.
Ecco, credo che dopo 10 anni di attesa magari sarebbe stato meglio ampliare ancora un po' la discussione, fare un piccolo sforzo in più in un momento in cui il mercato è fermo e non c'era urgenza. Si poteva cogliere l'occasione per fare un lavoro diverso, meritavamo un'attenzione maggiore".

Comunque, per Lama, il testo è un buon frutto della concertazione con le altre associazioni rappresentative del comparto, a cominciare da Sapar Service, guidata da Paolo Dalla Pria.
"In linea di massima vedo in questo decreto delle buone opportunità. Certo, bisognerà vedere come sarà alla fine dello stand still, allora sarà possibile fare un discorso più concreto, ma le norme che ci sono dentro coprono un po' tutto. Ad esempio ci dà, un domani, la possibilità di lavorare nelle sale con il gioco online, di fare contratti con i grandi gruppi come Bandai Namco, per citarne uno.
Mancano norme precise sul parco macchine esistente, ma credo che verrà fatta una sanatoria.
In linea di massima non lo vedo male, meglio delle altre volte, fra tre mesi ci confronteremo di nuovo con il tavolo tecnico".
 
Ad esprimere una sostanziale soddisfazione per le nuove regole è anche Vanni Ferro, presidente di New Asgi.
"Finalmente viene regolamentato un settore che da anni giaceva in un limbo normativo, ponendoci in estrema difficoltà in caso di controlli. Di fatto alcuni tipi di giochi non erano ancora regolati e non si sapeva se potevano o meno operare.
Siamo soddisfatti per l'accoglimento di alcune osservazioni come quelle fatte su gru e ruspe, la possibilità che vi siano oggetti legati alla ruspa ma non di premio, con l'introduzione di modifiche regolamentari dettate dall'ingresso sul mercato di nuovi tipi di gioco.
Non lo siamo per altri motivi, a cominciare dai dubbi sul parco macchine esistente: non sappiamo cosa ne dovremmo fare, alla luce di investimenti di centinaia di migliaia di euro, visto che nel testo si parla solo di giochi che verranno costruiti da ora in poi", rammenta Ferro, come già fatto dai suoi colleghi di settore. "Abbiamo segnalato ai Monopoli questo punto, ma ad oggi non abbiamo avuto nessuna risposta su questo.
Inoltre, siamo preccupati anche in merito al valore dei premi, fermo al 2005; andava fatto un piccolo adeguamento, è impensabile oggi trovare prodotti di qualità con cifre fino a 20 euro. Sarebbe stato più giusto rivederla e portare il limite a 40-50 euro.
Altro tema d'attenzione è l'omologazione di tutti i giochi: diventa un problema trovare il codice delle aziende, è un problema solo italiano, all'estero non esiste, si può fare l'autocertificazione. Speravamo in una visione diversa anche per i comma 7c; a suo tempo sono nate omologazioni perché le macchine non potessero diventare slot, oggi è impossibile che questo si verifichi, non esiste più questo tipo di paura. Sarebbe andato bene inserire un'omologazione light come proposto lo scorso anno per certi tipi di macchine", afferma il presidente di New Asgi, che non nasconde una certa preoccupazione per il futuro, immediato e a lungo termine. "È sempre più difficile lavorare in questo mercato, con la crisi che incombe, e questo decreto non ci aiuterà. È stato importante darci la possibilità di fare le nostre osservazioni in merito alle bozze inviate a suo tempo, ma sarebbe stato necessario un altro confronto, per dare delle motivazioni alle nostre osservazioni, far capire le difficoltà di operare e di attuare quanto richiesto.
Non so come potrà reagire il mercato, stiamo valutando la cosa e cercando di capire come operare: su tutto, c'è una grande preoccupazione per le sorti del parco macchine esistente, si dovrebbe dare il tempo di arrivare ad un'omologazione provvisoria o un nullaosta per 5 anni, per dare il tempo di ammortizzare gli investimenti fatti".
 
Sulla stessa linea Mauro Zaccaria, presidente del Consorzio Fee (Family Entertainment Expo): "A suo tempo siamo stati contattati da Adm per dare il nostro contributo al decreto, e abbiamo espresso i nostri dubbi sulla prima stesura. In questa qualcuno è stato accolto e qualcuno no, speriamo che dopo la fine dello stand still in Commissione europea si possa fare qualche piccolo aggiustamento. Non tutto è perduto, bisogna attendere le valutazioni degli altri Stati, nell'auspicio che prendano in considerazione il nostro punto di vista.
È indubbio che questo decreto va a completare la regolamentazione del settore, e lo burocratizza ulteriormente.
C'è qualche segno di evoluzione, come l'inserimento del gioco online: siamo l'ultimo Paese al mondo a farlo, ma almeno un passo avanti è stato fatto.
Sarebbe importante se a questo si accompagnasse almeno una certa stabilità nel settore per evitare in futuro di dover sottostare a limiti regionali e comunali all'amusement, come il divieto di utilizzo delle ticket redemption per i minori di 18 anni sancito dall'Emilia Romagna.
In ogni caso, portiamo avanti le nostre idee, continuiamo a segnalare le criticità che ci sono e cerchiamo di far capire anche all'Adm il perché, speriamo che ci diano ascolto".
 
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