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Proventi Lotto versati in ritardo, CdS conferma revoca concessione

  • Scritto da Fm

Il Consiglio di Stato conferma revoca della concessione per il Lotto a titolare di una ricevitoria che ha versato in ritardo tredici settimane di proventi del gioco.

“Il comportamento dell’appellante, così come evidenziato nella revoca, è stato tale da inficiare il rapporto con l’Amministrazione concedente, considerata la particolare natura dell’attività svolta dal ricevitore che, in quanto agente contabile, è incaricato del maneggio di denaro pubblico”.

Questa la motivazione con cui il Consiglio di Stato conferma la revoca della concessione del gioco del lotto e la conseguente disdetta del contratto di appalto disposte dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli nei confronti della titolare di una ricevitoria a seguito della “violazione abituale” delle norme concernenti il puntuale versamento delle somme riscosse durante varie settimane di gioco.

 

Secondo quanto ricostruito dai giudici, “la ricorrente nel corso del biennio 2018-2019 aveva versato in ritardo tredici settimane di proventi del gioco del lotto e più nel dettaglio che il ritardo, per sette settimane di estrazione, era stato superiore a tre giorni lavorativi (settimana del 27 marzo 2018, del 16 aprile 2019, dell’11 giugno 2019, del 12 novembre 2019, del 12 dicembre 2019, del 26 novembre 2019 e del 17 dicembre 2019). Inoltre, in più di una occasione il quarto versamento in ritardo (sempre superiore a tre giorni lavorativi) si era verificato entro sei mesi dall’ultimo inadempimento”.
 
Ragion per cui già il Tar Lazio aveva confermato la revoca della concessione del gioco del lotto, oggetto del ricorso respinto dal Consiglio di Stato.
 
Come riporta la sentenza, “le continue e reiterate irregolarità commesse non possono ritenersi espressive di una corretta gestione delle somme riscosse e possono invece considerarsi, in ragione dei particolari oneri in capo all’interessata, quale agente contabile, gravi irregolarità (inconferenti, sotto questi profili, sono peraltro le dedotte condizioni di salute dell’appellante per le quali non è dimostrata una impossibilità ad adempiere anche in considerazione delle ormai diffuse utilizzazioni delle tecnologie digitali)”.
 
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