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Corte costituzionale: 'Canoni bingo legittimi, ma servono norme stabili'

  • Scritto da Fm

La Corte costituzionale ritiene 'non fondate' le questioni di legittimità costituzionale sull’aumento dei canoni per le sale bingo, ma evidenzia necessità di 'un quadro normativo definito e stabile'.


"Non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 1, comma 1047, della legge 27 dicembre 2017, n. 205 (Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020), sollevate, in riferimento agli artt. 3 e 41, nonché 11 e 117, primo comma, della Costituzione, questi ultimi due in relazione agli artt. 16, 20 e 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (Cdfue), proclamata a Nizza il 7 dicembre 2000 e adattata a Strasburgo il 12 dicembre 2007, dal Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, sezione seconda".

A statuirlo è la Corte costituzionale, nella sentenza con cui si pronuncia sulla legittimità dell’aumento dei canoni dovuti dai precedenti concessionari in proroga in attesa della gara per le nuove concessioni delle sale bingo.

Nonostante la sentenza non sia quella che ci si aspettava, visto che nell'udienza del 23 febbraio il vice presidente della Consulta, Giuliano Amato, aveva sottolineato la disparità di trattamento riservata alle sale bingo - visto che per alcune di loro il canone di proroga è pari allo 0,4 percento del volume d’affari, mentre per altre tocca invece la quota del 7 percento - e criticato la scarsità di dati precisi sull’incidenza dei canoni sulla raccolta, chiesti ad Agenzia delle dogane e dei monopoli e Ufficio parlamentare di Bilancio proprio per dirimere la controversia, c'è un segno di "apertura", nel punto 10 della sentenza.

Il collegio infatti rimarca che "il giudizio qui reso non cancella i gravi profili disfunzionali della prassi legislativa del costante e reiterato rinvio delle gare, mediante interventi che – anziché favorire il passaggio verso la nuova regolazione di questo settore di mercato – si limitano a estendere, di volta in volta, l’ambito temporale della disciplina transitoria della proroga tecnica delle precedenti concessioni. Ciò è fonte di incertezza nelle attività e nelle prospettive degli operatori e rende auspicabile, anche a tutela della concorrenza, l’approdo a un quadro normativo in tutti i suoi aspetti definito e stabile".

Ora la controversia tornerà al Tar Lazio e le sale proveranno a ottenere un nuovo rinvio, questa volta alla Corte di Giustizia Europea.

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