Campione d’Italia: il Comune ribadisce fine dissesto, l’opposizione cita la Corte dei conti
L’amministrazione di Campione d’Italia annuncia il risanamento ma l’opposizione replica ricordando le criticità segnalate dalla Corte dei conti.
Il Comune di Campione d’Italia comunica ufficialmente che il lungo percorso di risanamento finanziario è terminato e che l’ente non si trova più in stato di dissesto. L’amministrazione precisa che la conferma arriva dal Ministero dell’Interno, il quale ha indicato che “la procedura di risanamento, ai sensi dell’art. 265 del Tuel, deve ritenersi conclusa alla data del 31 dicembre 2023”. Secondo il documento ufficiale, il percorso risulta oggi concluso, nonostante la gestione liquidatoria dell’Organismo straordinario di liquidazione prosegua fino all’approvazione del rendiconto finale. Si tratta di un “percorso che risulta oggi concluso” dopo un quinquennio di manovre correttive.
LA REAZIONE DI CAMPIONE 2.0
Dura la risposta dei consiglieri di opposizione Simone Verda e Gianluca Marchesini (Campione 2.0), che parlano di una “Relazione ironica” rispetto ai proclami della giunta. Gli esponenti della minoranza definiscono il comunicato dell’ente un “annuncio dal roboante titolo” e invitano gli amministratori a chiedere una smentita o una conferma direttamente alla Corte dei conti.
Secondo Verda e Marchesini, esiste un “classico contrasto tra il ‘va tutto bene’ della tribuna politica e il ‘qui ci sono squilibri da rimuovere’ della contabilità pubblica”. L’opposizione sostiene che non basti la voce dei politici per cancellare le relazioni pubblicate in occasione dell’anno giudiziario 2026.
LE CRITICITÀ DELLA CORTE DEI CONTI
L’opposizione evidenzia che il nome di Campione d’Italia compare ancora in atti che indicano “misure consequenziali” a irregolarità contabili accertate. Per Verda e Marchesini, il Comune non si trova nell’anticamera di un premio per la virtuosità, ma piuttosto nel “corridoio dei malati gravi di bilancio”.
Sottolineano inoltre che l’ente è oggetto di pronunce Prsp, tipicamente attivate quando emergono criticità che “pregiudicano la sana gestione e gli equilibri di bilancio”. Il gruppo richiama anche le osservazioni della Corte sull’uso non fisiologico dell’anticipazione di tesoreria e sulla mancata costituzione di fondi obbligatori.
IL NODO DELLA CASSA
Secondo la “Relazione ironica”, l’uscita dalla scena del disastro finanziario “non si prova col comunicato: si conquista con delibere di ripiano, accantonamenti a norma e chiusura dell’anticipazione entro l’esercizio”.
I consiglieri citano il problema dell’anticipazione di tesoreria “perennemente aperta”, definita un “debito mascherato e indice di cassa cronicamente in affanno”. Avvertono inoltre che il mancato rispetto delle misure correttive entro sessanta giorni potrebbe portare al blocco dei programmi di spesa o all’intervento del Prefetto.
Per Verda e Marchesini, in contabilità pubblica “gli slogan non fanno cassa: gli accantonamenti sì”.