Cassazione: illegale centro scommesse collegato a operatore non autorizzato

Scritto da Daniele Duso
La Corte di Cassazione ribadisce la rilevanza penale della raccolta scommesse senza autorizzazioni e senza collegamento al totalizzatore nazionale.

La Corte di Cassazione conferma la condanna nei confronti del gestore di un centro scommesse bresciano collegato a un operatore straniero non autorizzato. La sentenza della Suprema corte chiude un percorso giudiziario iniziato presso il Tribunale di Brescia e proseguito in Corte d’Appello. Rigettando il ricorso i giudici ritengono pienamente integrato il reato di esercizio abusivo di attività di gioco. Evidenziano anzi che l’imputato operava “in totale assenza delle prescritte autorizzazioni di pubblica sicurezza” e “senza il necessario collegamento al totalizzatore nazionale”. La sentenza ribadisce che la raccolta di scommesse in Italia deve avvenire “nel rigoroso rispetto delle regole nazionali poste a tutela dell’ordine pubblico”.

LA MANCATA ADESIONE ALLA SANATORIA DELLA LEGGE DI STABILITÀ: “NESSUN EFFETTO SENZA DOMANDA DI REGOLARIZZAZIONE”
Uno dei punti centrali della sentenza riguarda la Legge di Stabilità 2015 e la procedura di emersione prevista dal comma 643 dell’articolo 1. Tale norma offriva ai centri non autorizzati la possibilità di ottenere titoli provvisori e licenze temporanee. Occorreva tuttavia superare dei controlli amministrativi e di pubblica sicurezza. La difesa ha invocato una presunta discriminazione nei confronti dell’operatore straniero, ma la Cassazione ha chiarito che la società “non ha mai presentato istanza di sanatoria ai sensi del comma 643″. Solo l’adesione a quella procedura avrebbe potuto produrre effetti sananti.

L’operatore aveva invece scelto la via del comma 644, che impone obblighi fiscali ma “fa espressamente salva l’applicazione delle sanzioni penali vigenti”. La mancata adesione alla sanatoria rende quindi irrilevante ogni riferimento alle gare passate o alle presunte discriminazioni. Per la Cassazione, l’ordine pubblico e il controllo statale del gioco restano priorità assolute.

DIRITTO UE E NORMATIVA ITALIANA: “NESSUNA VIOLAZIONE DEL TRATTATO, LA LEGALITÀ VIENE PRIMA”
La sentenza affronta anche il rapporto tra normativa nazionale e diritto dell’Unione Europea. La difesa sosteneva che le regole italiane limitassero illegittimamente la libertà di stabilimento e di prestazione dei servizi. La Cassazione chiarisce che la procedura di regolarizzazione “non viola il Trattato UE”, ma anzi “agevola l’esercizio del diritto di stabilimento incrementando il numero dei soggetti autorizzati”. Il Collegio ha ricordato che il rilascio del titolo abilitativo ai sensi dell’articolo 88 del Tulps è imprescindibile. Chi raccoglie scommesse senza questo requisito “agisce al di fuori della legge penale”.