Roma: sigilli a tre sale scommesse, sequestrati 5 milioni
La Polizia di Stato confisca una società di scommesse, immobili e auto di lusso: l’organizzazione operava tra Roma e il litorale sfruttando anche il settore del gioco.
La Polizia di Stato ha eseguito la confisca di primo grado di un patrimonio dal valore complessivo di circa 5 milioni di euro, che include anche tre società operanti come sale scommesse tra Roma e la provincia. Il provvedimento, emesso dal Tribunale di Roma – Sezione specializzata misure di prevenzione, arriva dopo un precedente sequestro eseguito nel febbraio 2024. L’attività è stata condotta dal personale della Divisione anticrimine della questura sulla base delle indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Roma.
Secondo quanto emerso dalle indagini, i destinatari della misura sarebbero stati capi e promotori di un’associazione criminale attiva dal 2012 e dedita al traffico di sostanze stupefacenti. L’organizzazione operava principalmente nella capitale, in particolare nell’area di Torrino–Mezzocammino, ma aveva ramificazioni anche nei comuni di Pomezia, Ardea, Anzio, Nettuno e Aprilia.
Oltre alle attività illecite legate alla droga, gli investigatori hanno ricostruito un consistente patrimonio accumulato nel tempo e ritenuto sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati. Tra i beni confiscati figurano tre società con sede tra Pomezia e Ardea che gestivano sale scommesse, un settore spesso utilizzato dalla criminalità per reinvestire capitali e movimentare denaro.
Il provvedimento ha inoltre riguardato una società di compravendita auto con sede nel quartiere romano di Tor Bella Monaca, sei immobili tra Roma e Pomezia, diverse auto di grossa cilindrata e varie disponibilità finanziarie presenti su conti correnti individuati durante le indagini.
L’Autorità giudiziaria ha anche riconosciuto la pericolosità sociale di due dei soggetti coinvolti, applicando nei loro confronti la misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno nel comune di residenza.
Il procedimento resta comunque in corso: contro la confisca di primo grado è possibile presentare appello, nell’ambito del contraddittorio tra le parti previsto dalla legge.