Convegno Riordino gioco, un appello comune: ‘Riforma gioco condivisa, non calata dall’alto’

Scritto da Daniele

Dalla territorialità al rischio metaverso, nel convegno alla Camera sul riordino del gioco fisico l’appello per un riordino che tuteli entrate erariali, salute e imprese italiane. Gasparri (Forza Italia) pone l’accento sulla tassazione dell’online, De Bertoldi (Lega) sottolinea l’importanza di non violare norme comunitarie.

In ottica di un riordino del gioco fisico è “fondamentale evitare che amministrazioni locali adottino chiusure che finiscono solo per spingere l’utenza verso l’online, dove i rischi di ludopatia sono meno visibili”. Così Andrea De Bertoldi apre il convegno “Le nuove regole del gioco tra riordino e nuovi bandi”, un’iniziativa da lui promossa con l’intenzione di approfondire le sfide del settore in questa delicata fase di transizione normativa, ospitata oggi nella Sala della Lupa di Montecitorio.

Aprendo i lavori De Bertoldi dà lettura del messaggio del presidente della Camera dei Deputati, Lorenzo Fontana, che ha definito la ludopatia un fenomeno “particolarmente insidioso per la sua capacità di avere un impatto profondo sulla vita quotidiana”, sottolineando la necessità di agire prioritariamente sull’educazione e sulla promozione di una “cultura solida di coscienza e responsabilità”. Fontana ha ribadito che il contrasto alle patologie non può prescindere da una “regolamentazione strutturata” che rappresenti un “indispensabile presidio di difesa contro il fenomeno dei conflitti illegali”, ponendo la tutela della salute come “obiettivo primario della normativa”.

Di seguito quindi l’intervento di Maurizio Gasparri, che ha parlato del “completamento di una riforma” avviata due anni fa con il gioco online e che ora deve necessariamente concludersi con il comparto fisico, operando esclusivamente nel segno dell’“interesse nazionale”. L’obiettivo condiviso dalle istituzioni è quello di garantire che il gioco resti per i cittadini un “momento di vacanza” e non una “degenerazione”, valorizzando l’impegno quotidiano delle imprese italiane per la “legalità, la sostenibilità e il rispetto delle persone”. Durante il dibattito è emersa con forza la necessità di un ascolto reale verso una filiera che opera sul territorio, che “raccoglie risorse e paga tasse”, superando l’ipocrisia di chi critica il settore pur beneficiando di “introiti significativi”.

Uno dei temi più discussi ha riguardato la “concorrenza sleale” generata dal gigantismo digitale, un mondo che spesso sfugge al fisco pagando aliquote tra lo “0 percento e il 5 percento”, mentre nel comparto fisico la tassazione sui collaboratori può arrivare “fino al 50 percento”. Una disparità che non rappresenta solo un problema economico per le imprese, ma una minaccia per la tenuta dello Stato sociale, perché se l’economia del gioco si sposta verso dimensioni che non contribuiscono adeguatamente, diventerà “difficile garantire servizi essenziali” come sanità, istruzione e sicurezza. In questo scenario, è stato ribadito quanto sia fondamentale difendere il “mondo reale”, dove ogni apparecchio è “fisicamente rintracciabile” e controllabile, assicurando un’evoluzione che coniughi modernizzazione, protezione degli utenti e giustizia fiscale.

Quindi la corposa introduzione di Andrea De Bertoldi, che inizia con una nota polemica verso l’associazione Agic, rappresentativa delle grandi imprese, che ha declinato l’invito per “divergenze sul programma”, nonostante il focus dell’iniziativa resti centrato su legalità, tutela dei giocatori, occupazione ed entrate erariali. Il deputato ha ricordato che l’utilità di questi convegni risiede nella possibilità di un confronto diretto tra persone, superando la logica dei social media e delle decisioni calate dall’alto. Le istituzioni, ha affermato, hanno il dovere di dialogare con chi opera quotidianamente nel sistema economico, come già avvenuto in passato su temi complessi quali immigrazione e assicurazioni. Le riforme non devono essere imposte, ma discusse ascoltando tutte le voci, anche quelle divergenti, per arrivare a una sintesi che valorizzi il ruolo del Parlamento e rispetti gli impegni presi con gli elettori.

La riforma del gioco, ha ricordato De Bertoldi, è necessaria per superare la stagione delle proroghe e deve affrontare subito il nodo della territorialità, stabilendo basi comuni tra Regioni e Comuni per dare certezze agli investitori. È fondamentale evitare che amministrazioni locali adottino misure roboanti di chiusura che finiscono solo per spingere l’utenza verso l’online, dove i rischi di ludopatia sono meno visibili. Le indiscrezioni circolate nelle ultime settimane hanno evidenziato criticità che richiedono un dialogo preventivo per migliorare il decreto prima della sua approvazione definitiva.

In merito alle dichiarazioni del direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Roberto Alesse, sul futuro del gioco nel multiverso e nel metaverso, sono emerse preoccupazioni politiche legate alla perdita di socialità. “Non si vuole frenare il progresso”, è stato sottolineato, ma occorre gestire il rischio che i giovani si isolino nelle proprie stanze con visori virtuali, rendendo più difficile il controllo delle ludopatie rispetto al gioco fisico. Inoltre, è stato ricordato che il prelievo erariale sul gioco online è circa un terzo di quello derivante dal fisico; orientare la riforma verso il digitale significherebbe quindi ridurre le entrate per lo Stato e aumentare i rischi sociali.

Ulteriori timori riguardano le ipotesi di una riduzione dei punti vendita fisici, un aumento dei costi delle concessioni e l’innalzamento delle soglie di concentrazione dal 25 percento al 35-40 percento. Misure che potrebbero violare le normative comunitarie sulla concorrenza, con il rischio di impugnazioni che bloccherebbero la riforma per anni. È stato inoltre evidenziato il pericolo che le piccole e medie imprese italiane vengano schiacciate da realtà più forti, portando a un oligopolio lontano dalla cultura liberale. Se chi controlla l’online controllasse anche il fisico, sarebbe incentivato a spingere l’utenza verso il digitale per massimizzare i profitti privati a discapito delle entrate pubbliche. L’obiettivo, ribadisce De Bertoldi, deve essere quello di salvaguardare la salute pubblica e le casse dello Stato.