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‘Io non gioco, vinco!’, a Torino studenti contro l’illegalità

  • Scritto da Redazione

“La differenza tra legalità e illegalità, il ruolo dei media, le motivazioni del ricorso al gioco d’azzardo e il legame con l’illegalità e la mafia”. Così Elisa Ferrero, referente di Acmos, ha sintetizzato l’intervento fatto nelle scuole medie inferiori con il progetto “Io non gioco, Vinco!” - promosso dall’Osservatorio regionale piemontese sul fenomeno dell’usura - la cui giornata finale, con la consegna degli attestati, si è svolta oggi nell’Aula di Palazzo Lascaris.

“L’Osservatorio contro l’usura del Consiglio regionale opera ormai da vent’anni e, per l’anno scolastico 2013/2014, ha promosso un progetto rivolto agli istituti d’istruzione secondaria di primo grado piemontesi contro il crescente fenomeno del gioco d’azzardo illegale e della ludopatia”.

Con queste frasi il direttore della Comunicazione istituzionale dell’Assemblea, Domenico Tomatis, ha aperto l’incontro ed ha portato il saluto a nome dell’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale.

 

GLI INTERVENTI - Maria Josè Fava, referente di Libera Piemonte, che con Acmos e l’Osservatorio ha portato avanti il progetto, ha ricordato l’attività dell’associazione per una cittadinanza attiva contro le mafie che, tra le altre, ha comportato grande attenzione contro il proliferare del gioco d’azzardo che permette facili guadagni alle organizzazioni criminali a fronte di un rischio penale risibile.

Antonio Cajelli, esperto di educazione finanziaria e collaboratore al progetto, ha rapito l’attenzione delle scolaresche, degli insegnanti e degli educatori, che gremivano l’Aula, spiegando che: “Tutti i giorni e come votassimo facendo delle scelte spendendo il nostro denaro. Per esempio, scegliendo di acquistare un panino o una bibita al bar, quel bar, gestito dal nostro amico. Oppure quel bar che ha o non ha le slot machine, le macchinette con le quali possiamo giocare i nostri soldi. Non dobbiamo lasciare i nostri soldi, i nostri sogni, le nostre aspirazioni affidate al caso”. Cajelli non ha mancato anche di accennare ai 400 mila bambini, tra i 7 e i 9 anni (880 mila tra i 10 e i 17) che giocano d’azzardo, ed hai raffinati, in certi casi perversi, meccanismi del neuromarketing per condizionare gli acquisti e le scommesse di giovani e adulti.

“Il 13% del fatturato della criminalità ormai proviene dal gioco d’azzardo illegale – ha spiegato Anna Anselmi, ricercatrice dell’Osservatorio Libera Piemonte – e nella nostra regione abbiamo una macchinetta ogni 130 abitanti. Ma di queste slot-machines, una su tre, secondo i dati della Guardia di Finanza, è manomessa dalle organizzazioni criminali che lucrano proventi illegali e/o riciclano denaro ‘sporco’ attraverso la facile commistione tra azzardo legale e illegale. Le persone affette da dipendenza vengono spogliate dei loro beni e cascano nelle mani dei delinquenti. Purtroppo i controlli sono difficili e carenti e l’eclatante operazione ‘Minotauro’ ha dimostrato quanto questa problematica affligga la nostra regione.”

L’incontro si è chiuso con la consegna degli attestati alle diciassette scuole partecipanti, di tutte le province piemontesi, e con la presentazione dei manifesti, elaborati dai ragazzi, frutto del progetto articolato in due sessioni di laboratorio per ciascuna scuola.

 

IL MESSAGGIO LANCIATO - Il messaggio veicolato oggi è stato chiaro: non giocare d’azzardo, ognuno di noi deve essere attivo, antenna del territorio, per eventualmente denunciare situazioni effettivamente o potenzialmente pericolose, scegliere negozi e attività libere dal gioco d’azzardo, in genere, esercizi pubblici privi di slot machines, lavorare su quanto possiamo fare personalmente, ma chiedere alle autorità di mettere dei paletti alle attività (per esempio vietare la pubblicità del gioco d’azzardo) e contrastare sempre meglio i collegamenti tra gioco e mafie.

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