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Comune Carbonia, al via progetto prevenzione Gap nelle scuole

  • Scritto da Redazione GiocoNews

Il Comune di Carbonia promuove iniziativa anti Gap nelle scuole cittadine dopo modifica al regolamento sul gioco

 


Parte il il 5 novembre, con tre giorni di incontri con la scuola Media Satta, il Progetto di prevenzione e contrasto al gioco d'azzardo patologico 'Azzardo: non chiamiamolo gioco', rivolto agli alunni delle scuole medie inferiori. Il progetto è finanziato, tramite bando, dal Comune di Carbonia (in Sardegna) e realizzato dall'Associazione ASSI.GAP Onlus - Associazione Sarda per lo Studio e gli Interventi sul Gioco d'Azzardo Patologico, in collaborazione con le Scuole cittadine e la ASL 7.

 

REGOLAMENTO MODIFICATO - L'assessore Maria Marongiu ha espresso soddisfazione per questo progetto che prende avvio negli stessi giorni in cui il Comune, con delibera di Consiglio, ha approvato le modifiche al Regolamento comunale (approvato nel 2013) per la disciplina degli apparecchi di trattenimento e svago, sale giochi, sale bingo ed agenzie di scommesse, diventando il primo Comune in Sardegna ad aver esteso le limitazioni previste per le sale da gioco alle agenzie di scommesse e sale bingo.

 

PREVENZIONE DALLE SCUOLE MEDIE - Come sottolineato da Nanni Cerina (presidente dell'ASSI.GAP Onlus), dopo una prima esperienza con le scuole superiori (in collaborazione con la ex Provincia di Carbonia Iglesias), il percorso educativo viene esteso agli alunni delle scuole secondarie di primo grado (medie) poiché "i dati nazionali confermano un avvicinamento sempre più precoce dei giovani al pericoloso mondo delle scommesse e delle slot" e gli studi "dimostrano che i giocatori d'azzardo patologici iniziano a giocare molto presto, tra i 10 e i 19 anni". È importante far capire ai ragazzi - ha spiegato Martina Carta - "che quello che chiamano 'Gioco d'azzardo non è un gioco, non conserva nulla del valore ludico del gioco (socializzazione, divertimento e crescita), al contrario crea dipendenza, provocando problemi alla salute sia fisica che mentale. Bisogna incidere sulle abitudine e produrre un cambio culturale in cui l'azzardo non deve essere visto come la normalità, ma come un pericolo".

 

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