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Gioco e 'ndrangheta: Cassazione conferma sequestro preventivo beni

La Cassazione conferma il sequestro preventivo dei beni per un esponente della 'ndrangheta con "interessi" nel settore del gioco online.

 La Cassazione ha rigettato il ricorso di un esponente della criminalità organizzata coinvolto nel 2017 nell'operazione interforze che aveva registrato 68 arresti sgominando la cosca di 'Ndrangheta Arena con "interessi" nel settore del gioco online, contro l'ordinanza con cui il Tribunale di Catanzaro, in funzione di giudice del riesame ex art. 324 cod. proc. pen., ha confermato "il decreto di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le indagini preliminari dello stesso Tribunale. L'uomo è indagato per intestazione fittizia di immobili e riciclaggio in relazione a somme riconducibili ai proventi ingiusti" poiché il valore dei suoi "impieghi risultava di gran lunga superiore a quello delle fonti di reddito".


"Le indagini avevano dimostrato che il sodalizio facente capo agli Arena aveva acquisito una posizione dominante nel settore delle scommesse online e del noleggio degli apparecchi per il gioco online, mediante accordi con altre fazioni di criminalità organizzata", si legge nella sentenza.
 

Inoltre, "'l'intestazione fittizia degli immobili risultava evidente e la recente donazione del ricorrente alla moglie la confermava, rafforzando l'accusa di riciclaggio,
essendosi l'indagato prestato a rendere più difficoltosa l'individuazione dei cespiti
patrimoniali riconducibili ai proventi dell'attività criminosa dei parenti della
moglie".

Le intercettazioni avevano anche dimostrato che il ricorrente "aveva utilizzato per esigenze personali ed effimere ingenti somme consegnategli dal suocero: che si trattasse di somme provenienti dai flussi di raccolta del gioco (quindi di provenienza lecita) era una mera illazione, poiché l'affidamento del denaro al genero aveva l'unica finalità di rendere più difficoltosa l'identificazione della sua provenienza".
 
 
"In una fattispecie analoga alla presente, questa Corte ha affermato che le
condizioni necessarie e sufficienti per disporre il sequestro preventivo di beni
confiscabili a norma dell'art. 12 sexies, commi primo e secondo, D.L. 8 giugno
1992, n. 306 consistono, quanto al fumus commissi delicti, nell'astratta configurabilità di una delle ipotesi criminose ivi previste, senza che rilevino né la sussistenza degli indizi di colpevolezza, né la loro gravità, e, quanto al periculum in mora, nella presenza di seri indizi d'esistenza delle medesime condizioni che legittimano la confisca, sia per ciò che riguarda la sproporzione del valore dei beni rispetto al reddito, sia per ciò che attiene alla mancata giustificazione della loro lecita provenienza", concludono i giudici della Cassazione.
 
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