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Black Monkey: ecco come funzionava il business del gioco illegale

  • Scritto da Redazione

È iniziato a Bologna il processo d'appello all'associazione mafiosa che ha portato avanti negli anni il business illecito del gioco con vincita in denaro.

È in corso a Bologna il processo d'appello, come riporta il quotidiano "Il Fatto", all'associazione mafiosa che per gli inquirenti era guidata da Nicola "Rocco" Femia, sul business illegale del gioco con vincita in denaro.

L'uomo di origine calabrese ha iniziato a collaborare con la giustizia poco prima della sentenza di primo grado, quando è stato condannato a 26 anni. Ha raccontato come funzionava il business illecito del gioco d'azzardo, definito dal pm il "polmone finanziario dell'organizzazione".

Si apre, per l'operazione denominata “Black Monkey”, che ha fatto luce sulle modalità di infiltrazione della ‘ndrangheta nel tessuto imprenditoriale emiliano-romagnolo, nel settore del gioco online illegale, la seconda parte del processo.
 
Il boss Femia, negli interrogatori fatti nel 2017, come si legge ne "Il Fatto", ha ripercorso anche i meccanismi del gioco d’azzardo illegale.
 
"Quello creato dalla famiglia mafiosa, trasferitasi nel 2002 a Conselice, in provincia di Ravenna, da Marina di Gioiosa Jonica, e dai sodali è stato definito dai giudici un vero e proprio impero, che si estendeva anche al di fuori dei confini nazionali e arrivava fino in Inghilterra e in Romania.
 
Un impero legale e illegale: tutte le imprese di gioco d’azzardo che facevano capo a Femia avevano un mercato parallelo di schede (quelle che si inseriscono all’interno delle slot machine) contraffatte commercializzate in tutta Italia".
 
“Con l’Arcade – racconta Femia parlando di una delle sue società – abbiamo distribuito solo schede di tipo 'Black Monkey' (da cui prende il nome l’inchiesta, ndr) di cui 500 ‘normali’ ed il resto ‘taroccate'”.
 
Come spiega "Il Fatto Quotidiano", "più evoluta era la struttura che gestiva il gioco d’azzardo online: nel 2007 Femia ha iniziato a distribuire un nuovo prodotto, 'un casinò con tavoli e slot machines sempre però con vincite in denaro'.
 
Ho iniziato a distribuire questo gioco – racconta negli interrogatori – in varie sale giochi in Italia, da Taranto fino al Nord. Le regioni in cui veniva distribuito questo nuovo prodotto erano Puglia, Marche, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Toscana.
 
Un business che poi si amplia anche alla Campania, intrecciandosi con esponenti della camorra".
 

 

 

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