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Eurispes: 'Lazio, nuova legge cancella 95% occupati nel gioco'

  • Scritto da Ca

Presentata la ricerca Eurispes 'Gioco pubblico e dipendenze nel Lazio', tutti i dati su giocate, occupazione del settore, cura del Gap e illegalità.

Roma - "Il “caso Lazio” può essere considerato pienamente rappresentativo di quello che è il quadro nazionale, caratterizzato da un confuso federalismo del gioco pubblico che genera spinte contrastanti che minano gli stessi obiettivi di chi correttamente denuncia le problematiche socio-sanitarie connesse al Dfa, ma anche le prospettive imprenditoriali della filiera".

Lo afferma il ricercatore Eurispes Alberto Baldazzi nel presentare la ricerca "Gioco pubblico e dipendenze nel Lazio", da lui curata, realizzata attraverso le attività del suo Osservatorio su Giochi, Legalità e Patologie, diretto da Chiara Sambaldi e Andrea Strata,  illustrata oggi, 23 ottobre, a Roma.

 

IL GIOCO PUBBLICO NEL LAZIO - Secondo i dati pubblicati nel Libro Blu 2018 dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, il volume complessivo delle giocate su rete fisica nel Lazio nel 2018, pari a 7.926 milioni, colloca questa regione al secondo posto di un “podio” che vede sul primo gradino la Lombardia con 14.645 milioni, e al terzo la Campania con 7.690 milioni.
La maggior parte delle Regioni hanno segnalato nel 2018 un leggero aumento di volumi, con l’eccezione proprio del Lazio e del Piemonte, per le quali sono intervenuti alcuni provvedimenti relativamente agli orari e alle limitazioni dell’offerta nel territorio (Piemonte), e relativamente ai soli orari (Lazio).
Nel Lazio nel 2018 i volumi di gioco fisico si sono ridotti rispetto al 2017 di 73 milioni di euro, e la spesa dei giocatori di 42 milioni di euro.
Il numero degli esercizi con Awp sono passati da 7.554 del 2016 a 5.896 del 2018; le sale con Vlt sono passate da 557 del 2016 a 535 del 2018.
Per quanto attiene agli esercizi con Awp questi trend sono da mettere in relazione alla diminuzione del 35 percento degli apparecchi Awp determinata dal Mef tra 2016 e 2018. Per quanto riguarda le sale Vlt, la diminuzione riguarda in massima parte il territorio di Roma Capitale, e risente della riduzione dei margini operativi per questa tipologia di negozi generata dalla compressione degli orari di offerta del gioco pubblico nel territorio comunale avvenuta nella seconda metà del 2018.
I volumi di gioco su rete fisica a Roma Capitale (che rappresentano i quasi due terzi di quelli regionali) tra il 2017 ed il 2018 sono passati da 4.215,399 milioni di euro a 4.099,479, con una diminuzione di circa 116 milioni di euro.
Per quel che riguarda specificamente il gioco attraverso apparecchi (Awp, Vlt), i volumi sono discesi tra 2017 e 2018 rispettivamente da 1.012,5 milioni di euro a 916 (Awp), e da 1.688,2 milioni di euro a 1.628,9 milioni di euro (Vlt).
Complessivamente il gioco attraverso apparecchi ha riscontrato tra 2017 e 2018 una diminuzione di circa 155.8 milioni di euro, e la spesa è scesa dai circa 516 milioni del 2017, ai circa 414 del 2018. Le altre tipologie di offerta hanno segnalato complessivamente un aumento, riducendo di circa 40 milioni di euro il saldo negativo (-155,8 +40 = 116 milioni di euro circa).
Nel solo primo semestre del 2019, rispetto al 31 dicembre 2018, nel territorio di Roma Capitale gli esercizi che offrono gioco con le Awp sono ulteriormente diminuiti di 212 unità, e le sale Vlt sono scese di ulteriori 11 unità.
 
 
 
LAZIO, A RISCHIO IL 95 % DEI 16.254 POSTI DI LAVORO - È stata analizzata l’evoluzione dei dati riferibili ai negozi generalisti e quelli specializzati che offrono giochi, basandosi sul Ries (Richieste iscrizione elenco aoggetti) dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, che registra i punti vendita con apparecchi, escludendo quindi solo una parte di punti vendita che offrono solo prodotti di lotteria.
I punti vendita generalisti che hanno effettuato attività commerciale con apparecchi, sono scesi dagli 8.545 totali del 2017 a 6.249 a marzo 2019, in conseguenza delle differenti azioni nazionali (riduzione di oltre il 35 percento degli apparecchi Awp e aumenti del Preu) e locali (in particolare, limitazioni orarie in molti comuni del territorio laziale tra cui Roma 
Capitale).


Il gioco regolamentato nel Lazio (non considerando gli esercizi che rivendano esclusivamente giochi di lotteria quali Lotto, Superenalotto o Gratta&Vinci) genera attualmente redditi da lavoro per 16.254 addetti (redditi equivalenti). Il valore è sottostimato quanto al numero delle persone percipienti reddito in assoluto, in quanto esso riporta a reddito equivalente anche il contributo al reddito, per esempio, degli esercenti generalisti (quota del reddito del punto vendita prodotto dall’ospitare apparecchi da intrattenimento od altri prodotti di gioco). Il dato non considera, inoltre, i dipendenti delle società affidatarie delle concessioni di gioco, molte delle quali hanno sede nel Lazio.
I 16.254 redditi equivalenti generati dalle 6.359 aziende che operano nel comparto gioco regolamentato nel Lazio – delle quali 4.972 esercenti non specializzati, 1.277 esercenti specializzati e 110 attive nei servizi di noleggio, produzione e manutenzione e assistenza tecnica –, sono così suddivisibili: 11.282 sono redditi da lavoro diretti (2.486 in esercizi non specializzati, 7.916 in esercizi specializzati e 880 nelle società di noleggio, produzione e manutenzione); 
4.972 sono i redditi di lavoro indiretti (quelli di esercizi non specializzati per i quali il gioco pubblico è componente essenziale della redditività; in assenza del contributo al reddito dallo stesso gioco pubblico, larga parte di questi esercizi potrebbero essere a rischio per la crisi economica delle attività). 

Nel caso in cui venisse applicato quanto previsto dalla legge regionale dell’ottobre 2018 relativamente al distanziometro, alla pratica espulsione dell’offerta attestata per il territorio di Roma Capitale, corrisponderebbe una equivalente contrazione degli occupati regionali per percentuali certamente superiori al 95 percento. 

 
 
LE POLITICHE SOCIO-SANITARIE DELLA REGIONE LAZIO - Secondo la Relazione 2018 sul fenomeno delle dipendenze nel Lazio, gli operatori che operano nei SerD sono 539, a cui vanno aggiunti gli addetti delle strutture del privato sociale che operano in convenzione e che, solo residualmente, trattano il Dga.
Dei 16.822 soggetti presi in carico, 13.060 sono dipendenti da droghe, 2.887 da alcol, 691 sono soggetti con Disturbo da gioco d’azzardo, 184 hanno altre dipendenza patologiche.
Dunque, per ogni paziente con Dga preso in carico, ve ne sono 4,18 per alcol, 18,9 per droghe.
Questi dati inducono, per un verso, a ritenere assai scarsa la capacità delle strutture pubbliche di intercettare i giocatori che, una volta diagnosticati in quanto affetti da Dga, devono essere curati secondo il protocollo disposto dai Lea del 2017; per altro verso, suggeriscono che l’allarme sociale intorno alle dipendenze da gioco sia eccessivo, o, quanto meno, sovrastimato rispetto a quello che dovrebbe essere espresso relativamente ad altre e più incidenti dipendenze.
Si segnala, inoltre, che le “nuove dipendenze” (da Internet, da social network, da smartphone, da videogioco, o quelle dei disturbi alimentari) non sembrano entrare nel radar dei SerD.
I presi in carico per Dga nelle strutture del Lazio rappresentano il 5,3 percento del dato nazionale: una percentuale che, riparametrata al dato complessivo dei residenti (circa 6 milioni su circa 60 milioni) attesta una scarsa efficacia della risposta socio-sanitaria della Regione. Il rapporto maschi/ femmine è 5 a 1.
Il comportamento prevalente (poco meno del 60 percento ), è relativo al gioco attraverso apparecchi (Awp, Vlt). Da segnalare un aumento nella platea dei nuovi presi in carico in relazione all’area delle scommesse e del gioco attraverso internet. Più del 30 percento gioca tutti i giorni. Considerando che dichiarare il ricorso ai circuiti illegali rappresenta una sorta di auto-denuncia, è comunque significativo che il 15 percento dei soggetti presi in carico ammetta di utilizzare circuiti di gioco illegale.
Interessante il dato che riguarda i fallimenti terapeutici: il 23 percento degli utenti totali che soffrono di Dga abbandona la terapia, contro il 14 percento per i pazienti dei SerD in trattamento per alcol e l’8 percento di dipendenti da droghe.
Commenta Alberto Baldazzi, vice direttore della ricerca dell’Eurispes: "Volendo trarre un bilancio complessivo dell’attività dei SerD del Lazio, non si può che prendere atto che sia quantitativamente, sia qualitativamente, essa risulta insufficiente. Forse è per questo, in una anche non dichiarata consapevolezza dei limiti dell’offerta socio-sanitaria, che le autorità regionali nelle scorse settimane nell’ambito dell’illustrazione del nuovo Piano Sociale hanno privilegiato una comunicazione incentrata proprio intorno alla lotta al Dga“.
 
 
L'ILLEGALITÀ̀ NEL LAZIO, GLI INTERESSI DELLA CRIMINALITÀ - Nelle più recenti indagini coordinate dalla Dna è emersa una vera e propria spartizione, da parte di clan riconducibili a tutte le mafie tradizionali, del controllo del mercato della raccolta illecita delle scommesse online, mediante l’utilizzo di un comune know-how. La tendenza delle famiglie appartenenti alle mafie tradizionali è oggi quella di operare illecitamente in modo congiunto e condiviso, quasi “federato”, al fine di massimizzare i profitti.
Se l’interesse della criminalità organizzata verso la gestione del gioco illegale è di vecchia data e negli ultimi decenni si è ulteriormente ampliato (in ragione delle opportunità di riciclaggio ed arricchimento), lo sfruttamento del mercato legale e la sua infiltrazione si realizzano essenzialmente nell’esercizio di forme di controllo sugli esercizi commerciali regolarmente autorizzati, attraverso comportamenti estorsivi, l’imposizione di apparecchi da gioco nei bar e nei tabacchi e nell’apertura di punti di scommesse gestiti attraverso prestanome.
Per la complessità delle modalità operative, alcune attività illecite vengono condotte attraverso professionisti dotati di specifiche competenze tecniche, come nel caso della manomissione degli apparecchi da gioco (schede elettroniche) allo scopo di alterare il collegamento alla rete dei Monopoli di Stato – “registrando” così un numero minore di singole giocate al fine di sottrarsi all’imposizione fiscale, o di alterare le percentuali minime di vincita previste dai regolamenti, in modo tale da introitare maggiori proventi. In alcuni casi, tale modus operandi prevede la collusione di pubblici ufficiali e/o appartenenti alle forze di polizia che omettono i previsti controlli amministrativi.
Come emerge dal lavoro di prevenzione e contrasto della Direzione investigativa antimafia sul territorio regionale, gli interessi illegali legati al settore del gioco e delle scommesse nel territorio del Lazio, e in particolare a Roma, vanno inquadrati nel contesto di una realtà criminale fortemente articolata.
Il Lazio è infatti un’area in cui la diffusione di ricchezza e le possibilità di investimento costituiscono una potenziale attrattiva per la criminalità organizzata che, anche al di fuori dei territori di originario insediamento, è principalmente interessata a riciclare e reinvestire capitali.
A ciò si aggiunga come la presenza sul territorio delle varie consorterie mafiose (extraregionali ed autoctone), nonché di altre e diverse fenomenologie criminali, è di fatto caratterizzata da un clima di tendenziale pacifica convivenza. Sono rari, infatti, i casi di contrapposizione violenta che, se correlati alla pervasività delle azioni criminali, assumono una rilevanza marginale. Le motivazioni di tale forma di compresenza sul territorio sono da ricercare nella differenziazione delle attività delinquenziali cui si dedicano le varie consorterie, nell’ampiezza e complessità del territorio di riferimento, e nella presenza di un tessuto economico che permette la coesistenza dei vari interessi. La miglior strategia per portare a compimento i propri interessi criminali sembra dunque quella di rendersi di fatto “invisibili”. Le consorterie hanno, quindi, adottato metodi operativi che, per quanto differenti, si caratterizzano tutti per la progressiva limitazione delle componenti violente e “militari”, che hanno ceduto il passo alla ricerca di proficue relazioni di scambio e di collusione finalizzate ad infiltrare economicamente il territorio.
Sono proprio queste caratteristiche di “silente” contaminazione che rendono il fenomeno del gioco illegale fortemente appetibile per le organizzazioni, al punto da avvicinarsi per redditività al narcotraffico e allo spaccio di stupefacenti.
Nella relazione del Procuratore generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Roma all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2019, si indica il progressivo affermarsi di un fenomeno nuovo: alla fittizia intestazione di beni ed attività a soggetti “puliti” da parte di esponenti mafiosi e alla compartecipazione sociale “a distanza” si affermano forme complesse di investimento delle ricchezze mafiose. Ciò avviene attraverso la penetrazione di un tessuto socio-economico ricco di potenzialità, come quello romano, le Mafie vi esportano interni pezzi del proprio business, delocalizzando e più spesso replicandovi attività, quali, in particolare, la commercializzazione delle sostanze stupefacenti ovvero la gestione delle sale gioco e delle slot machines. Si crea dunque una rete capillare attraverso di “rapporti di interscambio” tra esponenti di riferimento nei territori di origine e quelli aggregati sul territorio nel quale avviene l’”espansione”.
Tra le diverse organizzazioni nazionali, la Camorra è quella che sul territorio del Lazio sembra aver espresso il maggior grado di infiltrazione e specializzazione, attraverso la diretta gestione (talvolta d’intesa con soggetti criminali appartenenti a matrici diverse) di attività imprenditoriali correlate al settore dei giochi e delle scommesse, costituite o rilevate con il reinvestimento di capitali illeciti. ‘Ndrangheta e Cosa Nostra hanno individuato la Capitale ed il suo hinterland come aree di riciclaggio dei proventi illeciti, provenienti anche dalla raccolta di scommesse esercitata però in altre aree territoriali.
La criminalità pugliese è risultata, invece, presente in posizione di partnership con altre matrici criminali, in particolare quelle di origine campana e con organizzazioni autoctone della Capitale.
Infine, è stato interessante analizzare gli interventi della Guardia di Finanza finalizzati al contrasto del gioco illegale e irregolare, che nel Lazio sono quasi raddoppiati in un anno: da 315 nel 2017 a 566 nel 2018. Allo stesso tempo, aumentano le violazioni riscontrate passate da 123 nel 2017 a 165 nel 2018. I dati relativi ai sequestri restituiscono, invece, un netto divario tra gli apparecchi da gioco sequestrati nel 2017 (139) e quelli oggetto di sequestro nel 2018 (14). Tuttavia, se nel 2017 il Preu “evaso” accertato risulta pari a zero, lo stesso ammonta a euro 71.385 nel 2018.
Sono in aumento i punti clandestini di raccolta scommesse oggetto di sequestro (passati da 11 nel 2017 a 25 nel 2018) mentre riguardo ai cosiddetti “totem” non si registra alcuna misura cautelare per il 2018 (a fronte di 3 sequestri eseguiti nel 2017). Anche riguardo alla raccolta illegale delle scommesse, l’andamento relativo all’imposta unica “accertata” risulta inverso a quello dei sequestri, evidenziando nel 2017 la somma di euro 34.450 a fronte di alcun importo per il 2018.
Infine, il Libro Blu 2018 dell’Agenzia delle dogane e dei nonopoli nella sezione Giochi, relativamente ai controlli e accertamenti eseguiti nella Regione Lazio, indica un totale complessivo di 1.569 violazioni amministrative ed un’imposta accertata pari a euro 38.675.562 a fronte di 622 sanzioni irrogate. Se l’imposta evasa riguarda il settore scommesse per 38.459.163 euro (con un residuo riferibile al segmento Awp di 216.399 euro), le violazioni amministrative complessive accertate per le Awp sono pari a 281, rispetto alle 8 comminate nel segmento scommesse. Inferiore il divario delle violazioni penali, che sono 17 nell’area scommesse e 11 nell’area apparecchi da gioco. Le aree dell’illecito sono state riscontrate nei seguenti comparti: gioco fisico/on line, mediante i cosiddetti “totem”; gioco on line effettuato mediante i Ctd (Centri trasmissione dati) o i Pdr (Punti di ricarica); l’alterazione degli apparecchi da divertimento (slot).
I controlli relativi agli esercizi di gioco hanno evidenziato un trend in costante aumento: nel 2017 l’attività di verifica ha riguardato più di 35.000 esercizi, oltre il 33 percento del totale, inclusi quelli in cui si effettua gioco senza autorizzazione. In parallelo, l’attività finalizzata all’inibizione dei siti web irregolari registra, nell’arco di tempo dal 2006 al 2018, un totale di siti “oscurati” pari a 8.009, e nel 2018 se ne registrano 1.042, quasi il doppio di quelli del 2017.
 
 
 
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