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Gioco illecito, 36 arresti e sequestri per 7,5 milioni a Bari

  • Scritto da Redazione

Indagine della Finanza svela interessi della criminalità in installazione e gestione di apparecchi e sale da gioco, 36 arresti e sequestri per 7,5 milioni a Bari. I dettagli dell'operazione.

Trentasei arresti per la gestione illecita degli apparecchi di intrattenimento nei negozi e nelle sale gioco del territorio.

All’alba di oggi, giovedì 9 gennaio, i finanzieri del nucleo di Polizia economico finanziaria di Bari, in collaborazione con i colleghi del Servizio centrale investigazione criminalità organizzata di Roma hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le indagini preliminari di Bari nei confronti di 36 soggetti (27 in carcere e 9 agli arresti domiciliari), al termine di complesse ed articolate indagini condotte dal gruppo investigazione Criminalità organizzata (Gico), sotto la direzione della locale Procura della Repubblica di Bari - Direzione distrettuale antimafia.
 
Oltre agli arresti, i finanzieri di Bari e dello Scico di Roma hanno eseguito sequestri di beni per un valore complessivo di oltre 7,5 milioni di euro.
 
"Quello di oggi - si legge in una nota della Gdf - è il risultato di un'indagine che ha coinvolto alcuni dei clan storici della criminalità barese.
 
L’indagine scaturisce da una coraggiosa denuncia per usura ed estorsione sporta da un piccolo imprenditore barese titolare di una rivendita di tabacchi, vessato dalle pressanti richieste, corredate da violente minacce, rivolte nei suoi confronti dal titolare di una società di noleggio di apparecchi da gioco e intrattenimento; quest’ultimo, al quale il denunciante difficoltà economiche nella gestione della sua attività commerciale si era rivolto, aveva subordinato la concessione di un prestito in denaro a due condizioni tanto gravose quanto illecite: la corresponsione di interessi usurari e l’installazione esclusiva delle sue slot machine presso la citata tabaccheria.
 
Il focus investigativo avviato sull’attività di noleggio degli apparecchi da intrattenimento ha consentito di acclarare come il contesto denunciato dal tabaccaio non rappresentasse affatto un caso isolato.
 
Le indagini, protrattesi per oltre due anni, hanno infatti permesso di disvelare un più ampio e diffuso sistema di malaffare, esistente nella città di Bari e nei paesi limitrofi, finalizzato all’imposizione del noleggio delle apparecchiature da intrattenimento delle società presso gli esercizi commerciali, realizzato anche mediante l’appoggio di esponenti di sodalizi criminali egemoni sui rispettivi territori di riferimento, i cui metodi mafiosi basati sulla forza di intimidazione neutralizzavano di fatto ogni tentativo degli imprenditori di sottrarsi al noleggio stesso e di rivolgersi ad altre imprese di settore, grazie ai rapporti di affari con vari esponenti di altri clan, aveva di conseguenza acquisito una posizione monopolistica nel settore, con l’estromissione forzosa della concorrenza.
 
Gli emissari dei diversi gruppi criminali indicavano - si legge ancora nella nota - ai titolari delle attività commerciali ubicate nei territori su cui esercitavano la loro influenza, il malvivente quale unico noleggiatore cui rivolgersi per l’installazione dei congegni da intrattenimento, facendo previamente rimuovere eventuali apparecchi di altri imprenditori già presenti nell’esercizio ed impedendo così agli esercenti la libera scelta del fornitore cui rivolgersi in base alla convenienza economica e alle regole di mercato improntate alla libera concorrenza.
 
La provvigione corrisposta ai clan era parametrata al numero di slot machine che le organizzazioni riuscivano a far installare presso gli esercizi ubicati nelle zone di rispettiva influenza, ovvero agli introiti che ciascun esercizio commerciale otteneva dalle giocate effettuate sugli apparecchi noleggiati. Le indagini hanno evidenziato talvolta la riscossione di una somma di circa 100 euro per congegno installato, ovvero la corresponsione di una somma forfettaria mensile variabile tra 1000 e 5000 euro (in ragione ad esempio della qualità dei rapporti con il clan criminale di riferimento ovvero in base all’ubicazione dell’esercizio commerciale ove erano installati gli apparecchi); in altri casi la provvigione riconosciuta al clan era proporzionale al volume delle giocate al netto delle vincite pagate. Vincite del tutto esigue, tenuto conto che in diversi casi i congegni elettronici erano stati manomessi e scollegati dalla rete telematica di collegamento con l’Agenzia dei Monopoli, con evidenti riflessi negativi per l’erario.
 
Le indagini hanno infine acclarato che l’attività usuraria condotta dai soggetti della criminalità locale nei confronti di piccoli imprenditori locali, per la maggior parte conduttori degli apparecchi da gioco, consentiva la corresponsione di tassi oscillanti tra il 125 percento ed il 2.000 percento annuo.
 
In parallelo alle attività classiche di polizia giudiziaria, necessarie ad acquisire i riscontri finalizzati a corroborare il quadro accusatorio nei confronti degli indagati, sono state altresì condotte sofisticate investigazioni economico-finanziarie tese a ricostruire tutte le posizioni economico patrimoniali riferibili agli indagati e ad ulteriori soggetti che fungevano da prestanome per i negozi giuridici relativi ai beni da questi indirettamente posseduti.
 
Ciò ha permesso di sottoporre a sequestro i beni risultati nella disponibilità degli indagati per un valore complessivo di oltre 7,5 milioni di euro, tra cui 3 sale Vlt di Bari, 4 immobili, 5 veicoli, 2 complessi aziendali (un concessionaria di veicoli e una ditta individuale operante nel settore della riparazione di personal computer) e oltre 200 rapporti finanziari".
 
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