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Il Covid-19 ferma gioco e Gap, ma occhio all'online

  • Scritto da Anna Maria Rengo

Gli esperti Paolo Jarre e Matteo Iori sottolineano come la quasi totale chiusura del gioco terrestre a causa della pandemia possa portare a effetti benefici nella lotta alla dipendenza, ma c'è la possibilità che si viri nell'online.

 

La radicale e repentina restrizione dell’offerta di gioco in denaro determinata dalla emergenza Covid-19 sta sicuramente impattando in modo significativo sui comportamenti di gioco.

Riassumendo brevemente: dall'8 marzo sono chiuse in tutta Italia sale giochi, sale bingo e sale scommesse, casinò; ciò significa cessazione completa del gioco su Vlt e Bingo su canale fisico e di gran parte delle scommesse su canale fisico. Dalla stessa data è stata progressivamente inibita la possibilità di uscire di casa se non per motivi correlati a problemi sanitari, lavoro e approvvigionamento di cibo, mentre dal 21 marzo è stato vietato il commercio nelle tabaccherie del gioco su Awp, del Lotto e di gran parte dei giochi numerici a totalizzatore.

Di fatto, al momento restano autorizzati il 10eLotto e il Win For Life, salvo ovviamente lo spegnimento di tutti i monitor e delle televisioni, così come la vendita dei Gratta & Vinci, e non è interessato alle limitazioni il gioco online, purché praticato “in modo agile”, di fatto a casa.

In sintesi, una radicale “stretta” alla possibilità di giocare, che porta a interrogarsi su quali potranno essere le conseguenze sui giocatori, dagli occasionali a quelli che invece hanno sviluppato forme di dipendenza, anche alla luce del fatto che tale stretta coincide con repentini cambiamenti a tutte le altre abitudini personali e collettive e con un momento di generalizzato grave disagio. Un momento dal quale ci si riprenderà, di certo, ma con grande fatica, dovendo poi affrontare la ripida strada della ripresa mettendosi alle spalle, si spera, sia questa esperienza sia il problema del Gap, che potrebbe attenuarsi proprio “grazie” a essa, anche se c'è stata una maggiore e inevitabile propensione vero il gioco online. Ma è comunque destinata a cambiare, nei prossimi mesi, anche la trattazione del tema del gioco patologico, tenendo conto che il paese si è appena misurato con una vera e devastante pandemia.

Gioconews.it ha interpellato in proposito due esperti, per sondare quale possa essere l'impatto dei divieti sul gioco problematico e patologico.

JARRE: “EFFETTO DISSUASIVO IN SOGGETTI MENO GRAVI” – Secondo il coordinatore regionale dei Servizi per il gioco d’azzardo in Piemonte, Paolo Jarre, “per poter giudicare compiutamente quale potrà essere l’impatto sul gioco problematico e patologico bisognerebbe avere un dato non disponibile che è quello relativo alla durata delle restrizioni, previsione che in questo momento nessuno è in grado di fare.
In termini generali, in analogia con quello che accade con altri comportamenti di dipendenza, la cessazione della disponibilità dell’oggetto della dipendenza determina la cessazione del comportamento solo nei soggetti meno gravi. Tra questi ci sono sicuramente quelli che hanno un consumo sporadico già stabilizzato da tempo che prenderanno l’astensione dal gioco come uno dei tanti 'sacrifici' imposti dal periodo eccezionale, ma tra questi ci sono anche quelli che si trovano, inconsapevolmente, in una fase precoce della loro carriera di giocatori problematici per i quali lo stop può rappresentare un periodo di utile ripensamento sul proprio comportamento.
Poi ci sono quelli più gravi che sicuramente staranno escogitando diverse strategie per gestirsi la carenza: la transizione su altri giochi offline anche se si tratta di escogitare strategie per uscire di casa ma il fatto che le tabaccherie siano comunque aperte (finché lo saranno…) facilita la cosa; la transizione sull’online che è la grande incognita: sinora tutti gli studi seri che sono stati fatti ad esempio in Piemonte (cfr. il Report Ires Piemonte) per verificare se la restrizione dell’offerta di gioco offline rappresentasse o meno un fattore favorente l’espansione dell’online hanno disconfermato quest’ipotesi. Ma si trattava di strette estremamente blande se confrontate con l’attuale congiuntura. È probabile che una fetta significativa di giocatori di apparecchi offline viri sullo stesso gioco online”.

Secondo Jarre, inoltre, “si deve anche tener conto di due altri aspetti. Il tempo 'libero' enormemente aumentato in una larga fetta della popolazione, non abituata a disporne in questa misura e il fatto che il gioco online, avendo un pay out estremamente maggiore, permette a parità di investimento di giocare molto più a lungo per arrivare in fondo alla stessa somma esborsata. Questo probabilmente impatterà in modo significativo più sulle relazioni familiari – contribuendo a deteriorarle in un clima di convivenza stretta forzata – che sulle finanze”. Intanto, “i primi riscontri aneddotici sul versante commerciale parlano di un elevato incremento dell’acquisto online di alcolici.

Secondo l'esperto, “scuramente un ruolo non indifferente l’avranno i Servizi che dovranno escogitare politiche d’intervento proattive che intercettino i giocatori già o potenzialmente problematici anche sul web, cosa che sino ad ora non è stata praticamente fatta in alcun modo in Italia”.

IORI: “OPPORTUNITA' PER TROVARE FORZA INTERIORE” – Matteo Iori, responsabile Area ricerca del Centro sociale Giovanni XXIII ed ex presidente del Conagga, osserva: “Sinceramente stiamo assistendo a un fenomeno strano nel campo delle dipendenze: questo blocco della circolazione, chiusura degli esercizi, controlli delle forze dell'ordine, ecc. sta limitando moltissimo anche l'utilizzo delle sostanze illegali. Diversi servizi pubblici stanno assistendo con attenzione al fatto che sembra che i dipendenti da droghe riescano a gestire la situazione senza grossi problemi e con un inaspettato senso di 'rigore'. Probabilmente la stessa cosa accade nel campo della dipendenza da gioco. Le persone si trovano in un contesto tutto nuovo: assenza di gioco d'azzardo e forzata condivisione dei rapporti famigliari a cui generalmente sfuggono. Penso che questa condizione non possa danneggiarli e anzi credo che per una parte di loro possa essere l'occasione per trovare una nuova forza interiore che potrà aiutarli a ridurre la dipendenza.

Il problema è che le astinenze coatte, quindi non decise di propria volontà, generalmente non hanno una lunga durata nel ricrearsi le situazioni di libertà originaria e quindi molti torneranno a giocare come prima. Però non credo 'peggio di prima' e quindi vedo questo periodo più come un'opportunità che come un problema. Almeno per loro...”

 

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