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Gioco pubblico: dalla ripartenza al riordino, i 5 grandi temi del 2021

Riapertura, tassazione, riordino, riforma Amusement e banche: sono questi i grandi temi che dovranno essere affrontati e risolti nel nuovo anno.

Sarà un anno di sfide, il 2021, per l'intero paese ma anche – e soprattutto – per il comparto del gioco pubblico, che si trova a dover affrontare il periodo di maggiore crisi mai vissuto finora, a causa della pandemia e delle prolungate chiusure dei locali pubblici che ne sono conseguite, che hanno portato all'interruzione totale dei servizi per almeno 180 giorni. Tra i temi da trattare, durante il corso dell'anno, si individuano 5 grandi ambiti e altrettanto sfide, non proprio banali, ma indispensabili. 

RIAPERTURA - La prima questione da affrontare è senz'altro quella della riapertura, dopo oltre 6 mesi di lockdown del gaming retail, che potrebbe addirittura essere ulteriormente prolungato in vista della scadenza dell'ultimo Dpcm fissata al prossimo 15 gennaio e all'emergenza nazionale che durerà (almeno) fino al 31 del mese. Al tema della ripartenza si lega e si somma anche quello dei ristori per gli operatori del gioco, che risultano ad oggi non sufficienti come previsti fino ad ora, tenendo conto del protrarsi delle chiusure e dell'accrescersi delle perdite. Oltre al fatto che la lista dei codici Ateco stabilita da Palazzo Chigi ancora non comprende tutte le imprese del settore.

RIORDINO – Il secondo macro-tema da affrontare, pena la scomparsa definitiva dell'intero sistema del gioco legale, è quello del riordino generale del comparto. Un processo di riforma annunciato dagli ultimi tre governi e mai attuato, né tanto meno avviato. Ma soltanto discusso e parzialmente tracciato, dall'ormai lontano esecutivo guidato da Matteo Renzi, per mano dell'allora (e attuale) sottosegretario all'economia con delega al settore, Pier Paolo Baretta. A lui spetta dunque il compito di affrontare la grande sfida del Riordino provando proprio a ripartire dai lavori preliminari del 2017 e dall'intesa raggiunta in Conferenza unificata. Il sottosegretario del Pd ha già indicato la volontà di riprendere i lavori in questo senso, ma la pandemia ha sconvolto il paese e definito nuove priorità: pur avendo, al tempo stesso, aggravato e reso quindi più urgente anche l'intervento nei confronti del settore. All'interno del riordino generale del comparto, inteso come riforma generale del settore, si inseriscono una serie di tempi collaterali e altrettanto decisivi: dal superamento della cosiddetta “Questione territoriale” - cioè il conflitto tra Stato centrale e regioni sulla regolamentazione del gioco che sta provocando la scomparsa dell'offerta legale in alcune località – al rinnovo delle concessioni, anche questo già ipotizzato dall'esecutivo.
 
REVISIONE DELLA TASSAZIONE – Tra i temi da affrontare c'è inevitabilmente quello della tassazione: un argomento che è sempre stato particolarmente “caldo” per gli addetti ai lavori del settore degli apparecchi da intrattenimento, dopo il susseguirsi dei rincari degli ultimi anni che hanno portato alla forte riduzione dei margini per gli operatori, divenuta difficilmente sostenibile nel 2020 fino a diventare completamente ingestibile oggi, alla luce della prolungata chiusura dei locali che ha peraltro coinciso con la fase di ricambio delle macchine da gioco imposta dalle altre norme. Generando così un corto circuito contabile per le imprese di gioco, con particolare riferimento a quelle di gestione, ma con inevitabili ricadute sull'intera filiera. A partire dal 2021, peraltro, la legge prevede un ulteriore rincaro già fissato in precedenza, con il decreto Dignità del 2018 che aveva previsto a partire da gennaio 2021 un prelievo pari al 24 per le Awp e alll'8,6 percento per le Vlt: una tassazione di circa il 70 percento sui ricavi, se confrontata con gli altri settori dell'economia. Un record mai raggiunto prima. 
Oltre alla ridefinizione dell'aliquota, peraltro, gli operatori chiedono oggi il rinvio del (ri)versamento di Preu e canoni concessione raccolti fino alla data di sospensione delle attività, con previsione di rateazione, a decorrere dal mese successivo alle riaperture (ad oggi a data incerta). Oltre al rinvio integrale di imposte, ritenute, contributi previdenziali e altre imposte e tasse (imu, isi) senza limitazioni, per tutti gli operatori del settore e il ri-proporzionamento dell’imposta sugli intrattenimenti (Isi) ai mesi di effettivo svolgimento dell’attività (per 2020 e 2021)
Non solo. Una trattazione più ampia e approfondita della questione fiscale potrebbe portare un governo attento a osare di più, optando per una vera e propria riforma fiscale con previsione della tassazione sul margine, così come previsto in tutti i Paesi che hanno regolamentato il gioco pubblico, con aliquote eque che consentano la sostenibilità economica delle aziende. Oltre agli apparecchi da intrattenimento, inoltre, la questione fiscale andrebbe affrontata anche in senso generale con il settore delle scommesse, per esempio, che sente la necessità di un ricalcolo per la proroga degli importi relativi al 2021, con l'obiettivo di poter compensare quanto versato in eccedenza alla luce delle chiusure delle agenzie. Inoltre la data di versamento dell'imposta unica prevede delle scadenze ingestibili alla luce della grave mancanza di liquidità che patisce tutto il settore del betting e, più in generale, tutto il Paese con i costi fissi che incidono pesantemente sui bilanci.
 
INTERVENTO SU BANCHE E GIOCO – Un altro tema particolarmente ostico per le imprese del comparto giochi divenuto oggi ancora più critico, anche a causa della pandemia, è quello dell'accesso al credito e dei rapporti con le banche. Come più volte illustrato su queste pagine e richiamato dalle associazioni di categoria, molte banche rifiutano l'apertura di conti correnti o inibiscono l'accesso al credito alle società di gioco rifacendosi a una mai chiarita legge europea che vieterebbe le attività di “gioco d'azzardo”, ignorando la perfetta liceità delle operazioni sotto concessione nel nostro paese. Con alcune banche che hanno addirittura chiuso dei conti correnti attivi a delle società di gaming. Il fenomeno del recesso da parte di alcune banche dei contratti di conto corrente sottoscritti con gli operatori di gioco legale, è stato oggetto anche di un'interrogazione in senato, con il forzista Massimo Mallegni che ha segnalato al ministro dell'Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri, le decisioni assunte da alcuni istituti di credito di recedere dai conti correnti registrati da società di gioco, in nome di codici etici che escluderebbero dalle attività "gradite" quelle di gioco.
Il senatore ha evidenziato in quell'occasione che "nonostante l'emergenza Covid-19 e le difficoltà di molte imprese italiane nel portare avanti la loro attività, gli Istituti bancari non sembrano intenzionati a sospendere le procedure di recessione dai contratti di conto corrente con le imprese che operano nel settore del gioco legale".
 
LA RIFORMA DEL PURO INTRATTENIMENTO – Tra gli ambiti di intervento divenuti ancor più urgenti e che dovranno concretizzarsi nel 2021 c'è anche quello della riforma del comparto Amusement: ovvero, il settore del puro intrattenimento. Un percorso – questo sì – già avviato dal governo e demandato all'Agenzia delle dogane e dei monopoli che proprio negli ultimi mesi del 2020 ha avviato un confronto attivo con la filiera, istituendo uno specifico Open hearing dedicato alla riforma del settore per individuare tutti gli ambiti da considerare nella riorganizzazione del comparto. Questo tipo di intervento diventa ancor più strategico e necessario alla luce della pandemia che ha pressoché azzerato il mercato – già sofferente – del gioco senza vincita in denaro, a cui si è aggiunto anche il nuovo problema relativo alle importazioni con gran parte dei giochi che proviene dagli Stati Uniti per i quali, a partire da novembre 2020, si applica un dazio doganale pari a ben il 25 percento del valore.
 
Insomma, se il 2021 dovrà essere l'anno del rilancio per il paese, per il comparto del gioco pubblico sarà anche l'anno della verità e della resa dei conti, dopo anni di progressiva deregulation, provocata dal parziale abbandono dello Stato della sua riserva di legge che ha portato all'intervento in supplenza da parte dei legislatori regionali e all'inserimento di mille storture nel sistema.
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