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Gioco legale, in piazza a Milano e Roma le voci dei lavoratori

  • Scritto da Daniele Duso

Oggi, 18 febbraio, è il D-day del gioco legale, a Milano e a Roma andrà in scena la doppia manifestazione con le associazioni del settore che chiedono riapertura immediata e confronto con il Governo.

Va in scena questo pomeriggio la grande manifestazione unitaria del gioco pubblico, in contemporanea a Milano e a Roma. L'Associazione temporanea di imprese Gioco lecito, che ha promosso l’iniziativa con il supporto di oltre 260 aziende del comparto e di decine di associazioni, porterà in piazza le voci di tanti lavoratori del settore con l’intento di sensibilizzare le Istituzioni e l'opinione pubblica sul grave stato di difficoltà in cui versano aziende e dipendenti.

Si tratta di un’industria che dà lavoro a oltre 150.000 lavoratori (ma nel complesso il totale arriva a 400mila persone circa), colpiti dalla prolungata sospensione delle attività del settore dei giochi di Stato per effetto dei Dpcm anti-Covid e dalla assoluta incertezza sulla data di ripresa. Tra le tante voci che abbiamo raccolto ci sono quelle degli imprenditori che hanno raccontato in prima persona una situazione che definiscono “surreale”, anche per il fatto che le loro aziende lavorano su incarico statale, contribuendo in misura importante al gettito. Affossare il settore, come è stato sottolineato nei giorni scorsi dai promotori della manifestazione, non significa risolvere i problemi di ludopatia e illegalità, tutt’altro: significa lasciare campo libero alle mafie che, stando così le cose, quest’anno possono contare su un giro d’affari stimato in 22 miliardi di euro. Mentre le aziende legali che possono contrastare il fenomeno sono al collasso, con ristori che colmano solo in piccolissima parte le perdite del settore. E proprio a queste aziende vogliamo dare voce in attesa della manifestazione di oggi pomeriggio.

 

SERGIO MILESI, AD DI LED SRL: “SIAMO COME BAR E RISTORANTI” - “Stiamo vivendo una situazione surreale. Siamo terzi incaricati alla raccolta, ma lo Stato non sta facendo nulla, neanche per tutelare sé stesso e limitare il danno erariale”. Questo il pensiero di Sergio Milesi, amministratore delegato della Led srl di Rovato (Bs). “Penso di poter dire che siamo una realtà importante. Con i nostri due rami di attività, uno di gestione di apparecchi di vincite in denaro e l’altro riguardante le sale gioco dedicate alle famiglie, abbiamo superfici importanti, che vanno dai 1500 ai 4000 mq, e siamo presenti su Roma, Firenze, Milano, ma anche in Veneto e Sardegna. Abbiamo applicato i protocolli e le norme specifiche in tutti i 29 punti vendita, 10 di leisure e 19 di solo gambling, nei quali sono occupati 150 dipendenti in tutto, abbiamo speso 88mila euro per mettere tutto a norma; non abbiamo mai avuto una singola segnalazione di casi di Covid-19, né da parte di dipendenti, né da parte di clienti,  ma con questo non abbiamo ottenuto altro che un obbligo di chiusura che ormai ha già superato i 220 giorni. Chiediamo solo che non ci siano discriminazioni: di poter aprire allo stesso modo di altre categorie simili alle nostre, come bar e ristoranti. Se in un bar i clienti devono stare a un metro di distanza noi abbiamo a disposizione spazi che consentono 7/10 metri quadrati per ogni persona. Ci hanno inserito in questa categoria, che almeno ci diano gli strumenti per sopravvivere! A Roma abbiamo investito oltre 3 milioni di euro per un punto vendita all’interno del centro commerciale Maximo Shopping Center (inaugurato il 27 novembre 2020): nei mesi scorsi hanno fatto notizia le code da Primark, ma la nostra struttura è ancora lì, avvolta nel cellophane, chissà per quanto. Nel 2019 abbiamo fatturato 20 milioni di euro, nel 2020 ne abbiamo persi 10, di milioni, ma con i ristori abbiamo ottenuto solo 150mila euro. È questo che fa arrabbiare. E poi c’è l’altra grande ingiustizia del mancato accesso al credito, che ci pone davanti a situazioni che hanno dell’incredibile. La nostra è un’azienda in salute, con zero debiti, e che non aveva mai chiesto un prestito non avendone necessità. Numeri perfetti insomma, peccato che per noi sia impossibile chiede un prestito: le banche ci rispondono che il loro codice etico vieta loro anche solo di accettare la richiesta da aziende che hanno a che fare con il gioco. Verificano il codice Ateco, dunque non il merito creditizio, e bloccano qualsiasi richiesta. Un istituto di credito ce l’ha anche messo per iscritto. Insomma, non sono tanto i ristori, ma se non possiamo nemmeno indebitarci per affrontare questo periodo di crisi, che fine faremo?”

 

MASSIMO FAVETTA, DG DI MAXIMA SPA: “SE CHIUDIAMO NOI SI ALLARGA IL CAMPO PER L’ILLEGALITA’” - “Finalmente si porta in piazza il nostro problema – inizia Massimo Favetta, direttore generale di Maxima Spa di Bussolengo (Vr) –, e lo dico sia per le aziende, ma soprattutto per i dipendenti, e poi per l’indotto che viene a mancare per lo Stato italiano. Noi richiediamo innanzitutto una riapertura immediata, rispettando tutti i dettami anticovid, nelle zone gialle, poi richiediamo un tavolo tecnico con Stato e Regioni per discutere di tutte le altre problematiche: abbiamo a che fare con regolamenti spesso e volentieri folli, che sembra voler fare tutt’altro che limitare il proliferare del gioco illegale. Si sente sempre più spesso parlare di bische clandestine, apparecchi fuori norma, agenti che lavorano con il .com: chiudendo noi si allarga il campo per loro.

Altro tema è quello dell’accesso al credito, un problema causato dai codici etici delle banche, che limitano l’accesso ai mutui prima casa anche ai nostri dipendenti. Noi ne abbiamo 73 come Maxima Spa e altri 20 come Octavia srl, al momento quasi tutti in cassa integrazione, che peraltro arriva con date altalenanti, perché all’inizio abbiamo anticipato noi come azienda, ma poi non siamo più riusciti a farlo. Qualche dipendente è arrivato a dare le dimissioni spontaneamente, gli altri vivono nell’attesa. Eppure noi saremmo in grado di riaprire, lo ripeto, rispettando ogni tipo di iniziativa anticovid”.

 

BEPPE IORI, TITOLARE DI RICREATIVO B SPA: “I RISTORI FINORA SONO STATI RIDICOLI” - Vuole vedere il lato positivo Beppe Iori, titolare della Ricreativo B Spa di Roma: “Sono contento di questa iniziativa – dice –, vedo che si stanno interessando alla cosa anche personaggi pubblici famosi, portandola nelle reti televisive nazionali. Prima nessuno parlava di noi, già questo è un aspetto positivo. Secondo me da oggi qualcosa cambierà, magari una data non saranno in grado di darla, ma quantomeno mi aspetto che ci dicano che potremo aprire, magari assieme a bar e ristoranti. Noi abbiamo 300 dipendenti – spiega Iori –, come azienda siamo riusciti ad anticipare la cassa integrazione, ma ora non ho più ossigeno. Abbiamo 11 filiali in giro per l’Italia, da Verona a Perugia, da Isernia a Bologna, e tutti i mesi solo tra affitti, utenze e rispetto degli impegni presi con altre aziende, se ne vanno almeno 500mila euro. I ristori sono stati ridicoli: 150 mila euro. Consideri che un’azienda come la nostra ha avuto una perdita di fatturato da 30 milioni a 15 milioni nel 2020 rispetto al 2019. Quantomeno, a differenza di altri, le banche ci hanno dato un aiuto, ma penso sia solo perché abbiamo un capitale sociale di 10 milioni di euro interamente versato. Come avevamo aperto la volta precedente, dopo il primo lockdown, siamo in grado di farlo anche ora, nel pieno rispetto di tutte le leggi e di tutti i protocolli, ma occorre tornare a lavorare”.

 

COME PARTECIPARE – Chi volesse partecipare alla manifestazione di oggi, che sia a Milano o Roma, dovrà portare con sé l'autorizzazione, stampata oppure, digitale, sul proprio cellulare. Ci sarà inoltre necessità di avere con sé un documento che attesti che la persona sia un imprenditore o lavoratore del settore (cedolino paga, comunicazione del datore di lavoro, ecc) che servirà come motivazione dello spostamento indicata come “motivo di lavoro”.

 

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