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Retail gioco, Minenna (Adm): 'Riforma e reset delle leggi regionali'

  • Scritto da Redazione

Adm presenta il suo progetto di riforma del gioco retail, partendo dalla necessità di un testo unico e di un reset delle leggi regionali.


"Trasformare le agenzie di scommesse ippiche e sportive, le sale Vlt e le sale bingo in gaming hall; consentire ai bar con rivendite ordinarie di tabacchini o patentini di raccogliere i giochi con consumo immediato come lotterie e Totocalcio, e alle rivendite ordinarie di tabacchi e agli esercizi assimilati di raccogliere, se dotate di apposite sale separate, scommesse, giochi numerici a totalizzatore e a quota fissa, lotterie e Awp; autorizzare i concessionari a realizzare special gaming hall in ristoranti ed alberghi; creare un albo degli operatori distinto in apposite sezioni", il tutto con l'obiettivo di contrastare l'offerta di gioco illegale  e irregolare, con particolare attenzione al divieto di gioco per i minori, razionalizzando le regole vigenti in un Testo unico", e senza dimenticare "la riqualificazione dell'ippica".


Sono queste le "ipotesi di lavoro" sulla riforma del retail dei giochi" illustrate dall'Agenzia dogane e monopoli nell'open hearing organizzato oggi, 31 maggio, con la partecipazione di vari stakeholder del settore, che oltre ad alcuni interventi hanno presentato le proprie osservazioni e proposte in merito, che poi verranno valutate da un apposito comitato.

L'obiettivo finale delle linee guida di Adm è "razionalizzare le reti di vendita sotto il profilo numerico, qualitativo e della diffusività sul territorio, individuando modalità di compartecipazione regionale e comunale al gettito erariale".


In apertura il direttore generale Marcello Minenna rimarca: "È opportuno che l'Agenzia e gli stakeholder si confrontino in modo da identificare eventuali possibili ipotesi di riforma, sappiamo che le criticità sono tante, per questo credo possa essere utile dare un contributo in questa materia.
È opportuno un reset delle leggi regionali, per questo ho rappresentato l'esigenza di una delega a scrivere un testo unico dei giochi, ma si deve partire dal presupposto che sia possibile un dialogo con tutti gli attori coinvolti, con un reset di quella disciplina".
 

Nel primo intervento da parte degli operatori, Domenico Distante, presidente di Sapar, nota che si è parlato di orari, di distanze, di luoghi sensibili, di numero degli apparecchi, affermando di essere rimasto perplesso sulla questione della “presenza degli apparecchi di intrattenimento nei bar. C’è un rapporto diretto tra gestore e esercente – spiega Distante –, ma ora qualcuno teme che dopo 30 anni venga completamente cancellata la figura del gestore. Spero che non sia così. Vorremmo che il ruolo di noi gestori rimanesse quello di partner importanti per agenzie e per lo Stato".
Una preoccupazione che viene subito fugata da Minenna, il quale afferma: "Non abbiamo intenzione di cancellare la figura del gestore. La logica è solo quella di consentite una più netta segregazione delle attività. La sensazione che abbiamo avuto, confrontandoci con associazioni del settore e non, è che sia necessario evitare una confusione degli spazi tra le attività del gioco legale e le altre attività. È evidente che in un bar di 5 metri quadri un cliente rischia di non capire se è andato a prendere un caffè, a prendere il giornale o a giocare alle slot. Questo crea confusione e alimenta la cattiva immagine del gioco legale, cosa che, come abbiamo visto, porta a far sorgere iniziative che propongono di buttare a mare il bambino con l’acqua sporca".
 
Il vicepresidente di Agisco, Maurizio Ughi, chiedendo se nella nuova regolamentazione di gioco lo Stato centrale avrà la proprietà del territorio o il territorio sarà sempre sotto l'egida di Regioni ed Enti locali, propone: "Nel caso non si arrivasse all’accordo con le Regioni, e gli Enti locali continuassero a farla da padrone, lo Stato potrebbe fare una gara per l’online e a questo punto lasciare il resto alle Regioni", in modo da tale da distribuire diversamente anche l’offerta del gioco online, prendendo spunto, continua Ughi, "da quello che è stato fatto dai Ctd, quando sono stati sanati". Il vicepresidente Agisco segnala poi quello che è "un altro problema per il settore", legato al fatto che "tanti Punti vendita ricariche fanno accettazione scommesse e non fanno solo i Pvr, come dovrebbero".
 
Da Stefano Sbordoni (Utis) poi arriva l'idea di definire e rilasciare una sorta di "patente del ricevitore" per sdoganare professionalmente la posizione di questo tipo di attività.
 
Paolo Gioacchini, intervenuto in rappresentanza di Assotrattenimento, invece ribadisce la necessità di riforma, specie dopo le chiusure imposte dal lockdown e il rischio di non riaprire per tante attività, anche alla luce dell'entrata in vigore delle leggi regionali. "Mai come adesso la riforma è urgente, As.tro ritiene che non possa non avere cinque capisaldi: la lotta all'illegalità, rafforzando il circuito legale e riqualificando l'offerta, poi la salute dei cittadini - vi invito a prendere in considerazione la volontà di operare in sinergia, perché noi non vogliamo giocatori patologici nelle nostre sale, e a ad oggi non esiste in Italia una legge che consente ai gestori e dipendenti di allontanarli -, fondamentali poi sono la riqualificazione e la regolamentazione dell'offerta riscrivendo le norme su location ed operatori (industria ed esercenti), poi una fiscalità sostenibile e sarebbe opportuno comprendere gli enti territoriali in questo discorso, magari con progetti finalizzati a formazione e informazione e tutela di anziani e minori. Ultimo punto la concertazione di questa riforma con il coinvolgimento delle associazioni di categoria, che hanno gli stessi obiettivi dell'Agenzia e della politica".
 
Salvatore Barbieri (Ascob) ritiene che il progetto di riforma non consideri in modo adeguato le sale bingo. "Ancora stiamo discutendo per la gestione dei tabacchi e delle scommesse nelle sale bingo - spiega -, ma c’è anche un’altra questione importante, che riguarda il contingentamento provinciale e regionale: parliamo di marginalità, e non si può non considerare che più macchine ci sono in giro e meno marginalità resta per ognuno di noi. Rimane poi bloccata la questione della trasferibilità delle sale, mentre un altro grande tema è quella della fiscalità, che se continua a rimanere in questi termini penso non lasci futuro al nostro settore. Chiedo poi, riguardo alle prossime gare, di avere qualche informazione quanto prima, perché sarebbe importante sapere quando saranno bandite e come proseguiranno".

Gian Maria Chiodo di Cni, mette sul tavolo la scadenza dei pagamenti del Ries fra 30 giorni, le fideiussioni pagate "in maniera inutile" dalle piccole medie imprese del gioco automatico fra 2020 e 2021 nonostante le chiusure e le condizioni poste dalle finanziarie per il rinnovo. Quanto al riordino, "ben venga una legge, ma con paletti alle richieste dei concessionari con una task force super partes". In ultimo, Chiodo auspica la titolarità dei nulla osta, e la possibilità di "poter decidere autonomamente di cambiare concessionario".
 
Geronimo Cardia di Acadi ringrazia "sentitamente il direttore Minenna e i rappresentanti dell'Agenzia" per la fiducia e la speranza dati con l'iniziativa di oggi, che apre le porte al riordino, aspettato da tanti anni. Crediamo che questo sia il modo per portarlo in porto, da subito lavoreremo pancia a terra mettendoci a disposizione per qualunque contributo sia necessario per consentire all'Agenzia di avere le idee piu chiare possibili".

Alessio Crisantemi, direttore di Gioco News, sottolinea che "al di là degli aspetti chiave della riforma individuata con lungimiranza da Adm, sarebbero importanti i preliminari della riforma, il tema della proroga delle concessioni, più volte sollecitato dalla filiera, o delle fideiussioni e delle convenzioni, nonché quello dei rapporti fra le imprese di gioco e delle banche. Ho accolto con piacere i punti di razionalizzazione proposti dall'Agenzia, gli aspetti qualitivativi messi in risalto e credo che sarà importante dedicare attenzione e spazio alla formazione degli addetti del comparto, puntando sugli esecenti, come avviene per le attività di somministrazione, e su tutte le figure, per una maggiore specializzazione.
Nel ripensare il gaming poi va considerato anche l'aspetto tecnologico, legandolo agli aspetti amministrativi: bisogna tenere conto dell'evoluzione della tecnologia ma anche di quella degli usi e costumi dei consumatori.
Per questo, si deve guardare alla necessità di integrazione fra i canali fisici ed online, e pensare anche alla comunicazione: è necessario un approccio diverso alla comunicazione del gioco da parte di tutti gli stakeholder".
 
 
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