Il gioco con vincita è vietato ai minori di 18 anni e può causare dipendenza. Consulta probabilità di vincita su www.aams.gov.it
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Retail, Ascob: 'Gaming hall ok, ma non pregiudicare concessioni attuali'

  • Scritto da Redazione GiocoNews.it

Ecco le proposte inviate ad Adm da Ascob, Donne in gioco, Emi rebus, Federippodromi, Snaitech, Gn media sulla riforma del gioco retail.

“Ormai da anni, il settore dei giochi è costretto a sottostare a molteplici normative regionali e ordinanze sindacali, mentre dovrebbe essere esclusivamente lo Stato l’unico interlocutore per tutta la durata della concessione, che non dovrebbe poi essere modificata ovvero subire intromissioni ad opera di Regioni e Comuni, specie in tema di distanze da luoghi ritenuti localmente sensibili. A tal fine, il nuovo sistema del retail dei giochi deve passare da una generale 'riserva di legge statale', oltre che per la concessione, anche per tutto ciò che concerne il concreto esercizio del gioco pubblico; senza tale riserva, nessuna riforma potrà trovare attuazione completa, perché resterà soggetta alle mutazioni indotte da spinte localistiche o populiste”.

Cominciano cosi le “osservazioni” inviate dall'Ascob – Associazione concessionari bingo all'Agenzia dogane e monopoli, dopo l'open hearing sulla riforma del gioco retail tenutosi alla fine di maggio.
 
Ascob quindi dice la sua sul progetto di concentrare nelle 'Gaming halls' tutte le tipologie di giochi e scommesse. “In tale prospettiva le attuali sale Bingo, per dimensione e per professionalità acquisita negli anni, sono sicuramente le più idonee per costituire la sede naturale delle prossime Gaming halls. Le nuove concessioni devono prevedere che all’interno delle sale bingo, nuove Gaming halls, possano essere gestiti tutti i prodotti oggetto di concessione di Adm (Lotto, lotterie, tabacchi, scommesse, etc), in tal senso anche superando ogni prescrizione in materia di distanze rispetto agli altri esercizi settoriali”. In merito alla razionalizzazione dell’offerta, per l' Associazione concessionari bingo “il numero e la localizzazione delle concessioni (Gaming halls, agenzie scommesse, sale dedicate, special Gaming halls hotel) devono essere parametrati alla popolazione presente sul territorio di competenza e non devono pregiudicare le concessioni esistenti”. Infine, in materia di contrasto alle dipendenze Ascob “ha da tempo proposto per le sale dei propri associati alcuni specifici accorgimenti: un registro di autoesclusione del giocatore o di etero esclusione a richiesta dei parenti in linea retta. un registro elettronico collegato con l’Asl di appartenenza per segnalare la presenza nelle sale dei giocatori già seguiti dai Sert, in modo da consentire ogni opportuno e pronto intervento”.
 
LA PROPOSTA DI DONNE IN GIOCO - Nelle osservazioni del comitato Donne in gioco, a firma della presidente Antonia Campanella, si legge: “Le agenzie di scommesse ippiche e sportive, le sale Vlt e le sale bingo che verranno trasformate in Gaming hall, potranno raccogliere giochi numerici a totalizzatore e giochi numerici a quota fissa. Vista la bassa marginalità sulle varie offerte di gioco, comparate agli alti costi di gestione, nonché legata alla stagionalità della raccolta, riteniamo l'integrazione dei suddetti giochi, nelle Gaming hall, necessaria al completamento dell'offerta delle stesse, che possono ricevere esclusivamente clientela maggiorenne. L'integrazione garantirebbe maggior gettito erariale. Questo determinerebbe, altresì, un incremento del livello occupazionale”.
 
LA PROPOSTA DI EMI REBUS – Dal consiglio direttivo dell'associazione Emi rebus invece arriva l'ipotesi di “un sistema di offerta di gioco basato sull’individuazione dei negozi e/o agenzie. Tale tipologia di esercizio risulta molto più sicura rispetto ad altre attività in cui la distribuzione del gioco costituisce attività accessoria”, mentre “l’innalzamento della qualità dei punti di gioco con la contestuale eliminazione o riduzione drastica delle offerte presenti in esercizi secondari, potrebbe determinare un rafforzamento dei punti di gioco qualificati. Si ritiene altresì auspicabile di non perdere l’occasione di avere punti qualificati di gioco nel centro delle città, seguendo tale direzione si eviterebbe di procedere su una rotta in controtendenza rispetto al concetto di razionalizzazione. Inoltre v’è da dire che la mappatura dei territori non è una soluzione, poiché si corre il rischio di creare zone periferiche con una elevata concentrazione di attività di gioco caratterizzata dalla presenza di (mini casinò o gaming hall) potenzialmente molto più pericolosi per l’insorgenza di problematiche legate al gioco. In verità, i molteplici studi settoriali condotti in materia di gioco, riferiscono che la riduzione di affluenza e di raccolta di gioco sono relative a quel segmento di domanda riconducibile ai cosiddetti giocatori sociali, ovvero quei consumatori/giocatori che si caratterizzano per l’assenza o per un basso rischio di sviluppo di forme di dipendenza patologica per il gioco d’azzardo. Per questi soggetti motivati al gioco da ragioni di intrattenimento o svago, la bassa propensione allo spostamento costituisce un fattore in grado di ridurre l’affluenza nelle sale qualificate qualora venissero delocalizzate, quindi per i giocatori sociali la delocalizzazione delle sale comporterebbe solo un autentico nomadismo verso altre forme di gioco presenti nelle location vicino casa. Dunque, la marginalizzazione geografica dell’offerta di gioco in aree periferiche indurrebbe senza alcun dubbio alla concentrazione del gioco pubblico in macro strutture gestite direttamente da concessionari a discapito di piccoli imprenditori e una conseguente proliferazione di giocatori patologici e problematici. In definitiva si auspica che il legislatore ed il regolatore, ciascuno nell’ambito delle proprie specifiche competenze proceda con la definizione di un sistema di regole relative alla distribuzione dell’offerta territoriale del gioco che tenga conto delle argomentazioni e considerazioni testè rassegnate”.
 
IL CONTRIBUTO DI FEDERIPPODROMI - Nella sua memoria, dopo aver ricordato la grave crisi dell'ippica motivata, tra le altre ragioni, dalla difficoltà di reperire autonomamente risorse a sostegno della filiera, e la diminuzione della accolta delle scommesse sulle corse dei cavalli, storicamente primaria fonte di finanziamento del settore, Federippodromi evidenzia la “disparità di trattamento” del betting ippico “sia al totalizzatore che a quota fissa, la cui tassazione (prelievo), pari a più del doppio di quella delle scommesse sportive e virtuali, ha svilito l’attrattività del prodotto di gioco ippico, sia dal lato della domanda (minore interesse dei giocatori), sia, soprattutto, dal lato dell’offerta, dato lo scarso incentivo dei concessionari dei giochi pubblici alla promozione delle scommesse sulle corse dei cavalli, in ragione della maggiore marginalità dei prodotti concorrenti (scommesse sportive; scommesse virtuali). Ulteriori gravi contributi alla crisi della raccolta, da noi sempre denunciati in questi anni , in tutte le sedi competenti, stanno nella ingiustificata e dannosa separazione tra i due totalizzatori (ippica d’agenzia e nazionale) nonché nella fallimentare formula della scommessa Tris, Quartè, Quintè, mai modificata con l’introduzione delle vincite di seconda e terza categoria, bonus e jackpot formula da trent’anni vincente nella vicina Francia che proprio su questa tipologia di scommessa basa buona parte delle enormi risorse destinate al settore ippico. Già nella legge 27 dicembre 2017, n. 205 (finanziaria per il 2018) erano state previste misure finalizzate a supportare la ripresa del comparto ippico, ma ad oggi gran parte delle disposizioni previste sono rimaste inattuate, tra le quali quelle previste ai commi 1055 e 1058. Cosi come è stata inattuata, lasciando scadere la Delega quanto espressamente previsto dall’art.14 della Legge 11 marzo 2014 n.23 ovvero una riforma complessiva del settore, il restyling regolamentare e di prelievo delle scommesse ippiche, nonché il riconoscimento agli ippodromi, in quanto luoghi naturalmente e storicamente deputati alla raccolta del gioco, di uno status speciale che permetta la commercializzazione dell’intero pacchetto di giochi pubblici all’interno dei comprensori ippici con l’intero prelievo lordo da questi derivante destinato al finanziamento del comparto (gestione e manutenzione impianti e montepremi delle corse). Nell’attesa che le citate disposizioni siano attuate è intento necessario ed urgente individuare ed attuare velocemente le prime soluzioni utili ad invertire l’attuale circolo vizioso, la scrivente Associazione si rende fin d’ora disponibile a fornire ad Adm contributi tecnici e progettuali rispetto a quanto esposto, redatti da primari esperti in materia. In sintesi gli interventi che si propongono sono i seguenti: equiparazione del prelievo erariale tra le scommesse ippiche e quelle sportive a quota fissa; riunificazione dei due totalizzatori (ippica d’agenzia e nazionale); riforma scommessa Tris/Quarte/Quinte con l’introduzione delle vincite di seconda e terza categoria, bonus e jackpot; riconoscimento ippodromi come luoghi storicamente dedicati al gioco lecito, commercializzazione di tutti i giochi pubblici con l’intero prelievo lordo da questi derivante destinato al finanziamento del comparto ippico; sottoscrizione dei disciplinari con le società di corse”.
 
LE OSSERVAZIONI DI SNAITECH – Sugli obiettivi della riforma proposta da Adm, ecco le considerazioni di Snaitech. “Per le finalità di contrasto al gioco illegale, il modello distributivo-concessorio esistente è idoneo a garantire un’accessibilità di una domanda valutata da studi dell’Istituto superiore di sanità in oltre 18 milioni di giocatori. Risulta in particolare condivisibile una razionalizzazione partendo dalla qualificazione organizzativa degli esercizi, inducendo quindi (con logiche di mercato) la razionalizzazione numerica e garantendo comunque un’equilibrata distribuzione sul territorio delle attuali tipologie di esercizi, generalisti e specializzati”. La compartecipazione regionale e comunale al gettito erariale è obiettivo primario e condivisibile. Il già elevato prelievo fiscale sui prodotti retail, unito agli effetti della crisi economico-finanziaria prodotta dalle prescrizioni di chiusura determinate dall’emergenza Covid-19, indica che il trasferimento alle Autonomie locali debba avvenire attraverso la destinazione di una parte del gettito erariale generato dalle aliquote attualmente previste. Devono escludersi quindi ulteriori incrementi dei prelievi a carico dei concessionari o dei giocatori, che contribuirebbero a ridurre l’interesse economico all’offerta legale”. Quanto alla trasformazione di agenzie scommesse, sale Vlt e sale bingo in Gaming halls - Special Gaming halls, per Snaitech appare “condivisibile e realizzabile, su una numerica di esercizi da verificare: con una specificazione dei requisiti organizzativi (in termini di dimensioni, organizzazione interna, features tecniche); in particolare, in ottica di prevenzione delle dipendenze (controllo documentale degli accessi); mirando ad una presenza territoriale da definire in funzione della domanda esistente, evitando tanto l’eccessiva concentrazione quanto la desertificazione dell’offerta”. Si concorda, inolte, “con la necessità di razionalizzare la distribuzione degli apparecchi e dei parametri di contingentamento delle c.d. Awp nel canale 'generalista' (essenzialmente bar e tabacchi). Si ritiene, inoltre, che per gli esercizi 'generalisti', per tutti i prodotti di gioco debba essere tenuta in dovuta considerazione l’impossibilità per determinate tipologie di punti generalisti (in particolare i tabaccai, ma anche molti bar, soprattutto nelle città) di dotarsi di sale separate, inoltre si dovrebbe sostenere un aumento dei costi, anche del lavoro, non giustificabile dai ricavi generabili. Per tali esercizi, alternativamente dovrebbero essere previste: adeguate modalità di controllo, al fine di garantire un adeguato livello di sicurezza utile ad evitare forme di gioco eccessivo o minorile; specifiche attività di formazione nei confronti degli esercenti, con la finalità di garantire maggior capacità di prevenzione del gioco patologico e delle dipendenze; comunque, una sufficiente capillarità sul territorio in funzione di presidio dell’offerta regolamentata e contrasto alle infiltrazioni del gioco illegale”. Sì anche al Registro unico operatori gioco, con “avvio non prima del 2022” e “utilizzato anche in funzione di semplificazione amministrativa di adempimenti (accertamenti fiscali, antiriciclaggio, autorizzazioni di polizia, …) tramite interoperabilità delle banche dati Pubblica amministrazione”. Vengono inoltre richiesti da Snaitech “un ulteriore incremento della capacità di controllo sul territorio anche attraverso la programmazione di un adeguamento tecnologico degli apparecchi opportunamente e tempestivamente condiviso (rafforzando la raccomandazione di mantenere gli attuali canali distributivi generalisti quale diga nei confronti dell’offerta illegale e irregolare)” e “l’adozione di un protocollo nazionale di comportamento del personale preposto e di intervento nei confronti dei casi di dipendenza, aumentando la responsabilizzazione degli esercenti e la collaborazione con le strutture sanitarie, potrà facilitare le politiche di prevenzione ed avvio alle cure. Su tali iniziative andranno costruite iniziative di comunicazione pubblica e di formazione continua degli operatori, d’intesa con le Regioni”. Snaitech, proprietaria di diversi ippodromi della penisola, si esprime anche in materia di sostenibilità della filiera ippica, auspicando la rapida individuazione ed attuazione di “prime soluzioni utili ad invertire l’attuale circolo vizioso, ovvero: riconoscimento degli ippodromi come luoghi storicamente dedicati al gioco lecito, commercializzando tutti i giochi pubblici destinando l’intero prelievo lordo al finanziamento del comparto ippico; equiparazione del prelievo erariale tra le scommesse ippiche e quelle sportive a quota fissa; riunificazione dei due totalizzatori (ippica d’agenzia e nazionale); riforma delle scommesse Tris, Quartè, Quintè con l’introduzione delle vincite di seconda e terza categoria, bonus e jackpot; sottoscrizione dei disciplinari con le società di corse”.
 
LE PROPOSTE DI GN MEDIA - Anche la Redazione di Gioco News – edita da Gn Media – ha inviato le proprie osservazioni ad Adm. Partendo dal tema della razionalizzazione distributiva “si evidenzia tuttavia la necessità di mantenere una rete capillare e uniforme sul territorio allo scopo di garantire adeguata risposta di gioco legale all'abituale domanda proveniente dai cittadini, onde evitare il riemergere di attività illecite o di forme di gioco clandestine. Altro aspetto chiave è il mantenimento di un equilibrio tra le diverse forme di gioco offerte sul territorio, garantendo il giusto mix tra giochi che si possono considerare 'light', come le Awp (in termini di importi e vincite realizzabili) e giochi più 'specializzati', come per esempio le Vlt o altri. Evitando in particolare la scomparsa della prima, come più volte si è sentito chiedere in numerosi dibattiti pubblici, in quanto ciò provocherebbe soltanto lo spostamento verso le altre forme di gioco che permettono vincite e puntate superiori. Nella stessa logica, dunque, si evidenzia come un progetto di riforma del gioco terrestre debba tenere conto anche dell'offerta di gioco senza vincita in denaro, preoccupandosi anche della diffusione di giochi di puro intrattenimento, quale alternativa 'naturale' al gioco a vincita”. In parallelo, appare “necessario introdurre un sistema di formazione obbligatoria a cui sottoporre gli addetti del comparto: esercenti e titolari dei punti vendita (o preposti) - in coerenza con quanto avviene per la somministrazione - ma anche per le altre figure della filiera. Ipotizzando diversi livelli di specializzazione o percorsi, che tengano conto di aspetti tecnici, gestionali, ma anche medico-sanitari e di comunicazione”. Per Gioco News, inoltre, “una riforma valida deve tener conto dell'evoluzione tecnologica e degli usi e costumi dei consumatori. Puntando su integrazione tra fisico e online, almeno dal punto di vista dei servizi, che riguarda ormai ogni tipologia di punto vendita”. In tale contesto, viene suggerito anche un altro tema mai rilevato o discusso in questa o altre sedi: vale a dire la regolamentazione del poker live. “Nonostante il Legislatore abbia pensato bene di porre fine alla situazione con la Legge 7 luglio 2009, n.88 ("Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee - Legge comunitaria 2008" - Gu Serie Generale n.161 del 14-7-2009 - Suppl. Ordinario n. 110) entrata in vigore del provvedimento: 29/7/2009, proponendo un bando di gara per l'assegnazione di 1000 concessioni ad hoc per porre fine alla proliferazione dei centri non autorizzati, tale gara non è stata mai bandita, né tanto meno abrogata. Il risultato è il ritorno al sommerso, con tanti locali in cui si continua a giocare, in barba al Fisco e ai criteri di sicurezza invece garantiti dal gioco di Stato”, si legge nelle osservazioni. Per quanto riguarda l'aspetto normativo e regolamentare risulta “apprezzabile la proposta di realizzare un Testo unico del gioco, tale passaggio, tuttavia, dovrebbe essere preceduto o accompagnato da una nuova e adeguata legislazione”. Inoltre, si suggerisce, “ricalcando lo spunto della compartecipazione degli Enti locali ai proventi del gioco, l'introduzione di meccanismi come quello delle c.d. 'Good causes', utilizzate in altri Paesi europei (come Spagna, Finlandia o altri) e non (Regno Unito), che in Italia si tradurrebbero nell'adozione di una legge di scopo. Come del resto già parzialmente utilizzata per esempio nel gioco del Lotto con la destinazione ai beni culturali, o con le altre esperienze pregresse della destinazione dei proventi delle scommesse dedicati al Coni o all'ippica. Ciò consentirebbe la creazione di un circuito virtuoso e il superamento della c.d. 'Questione territoriale' che sta compromettendo il gioco legale. Sempre nell'ottica di una razionalizzazione normativa si ritiene necessaria anche una razionalizzazione nella tassazione dei giochi, anche in ottica di armonizzazione, introducendo anche un sistema di tassazione sul margine per gli apparecchi da intrattenimento che continuano a rappresentare un'eccezione tra i giochi e un unicum a livello mondiale”. Altrettanto importante per la (ri)costruzione di un nuovo comparto del gioco è la comunicazione, con un'attività adeguata e un diverso approccio da parte di tutti gli stakeholders. “Serve un modo diverso, evoluto e responsabile di comunicare il gioco che si rende necessario anche per l'attuazione dei punti precedentemente proposti. Occorre infatti osservare che gran parte dei problemi che oggi si trova ad affrontare il gioco derivano da distorsioni nella percezione del comparto da parte dell'opinione pubblico o della politica. Vale per la questione delle banche (dovuta spesso a una lettura errata di norme europee o dalla definizione errata di 'gioco di azzardo'), ma vale anche per l'intolleranza dimostrata da alcuni enti locali, che spesso ignorano la reale consistenza o specificità del settore, e per tante altre questioni. Anche per la compartecipazione dei territori al gettito o all'eventuale introduzione delle 'good causes', infatti, sarà necessaria un'adeguata attività di comunicazione, come avvenuto in Regno Unito, con la riforma del settore, ormai tanti anni fa, e in altre esperienze di successo. Serve quindi una strategia di comunicazione oltre a una strategia di distribuzione, che si ritiene altrettanto urgente e necessaria”.
 
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