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Dipendente Pa 'storna' somme sul conto per giocare, focus dell'Uif

  • Scritto da Redazione

Nel Quaderno delle casistiche di riciclaggio, la Uif di Bankitalia esamina caso del dipendente di un’amministrazione pubblica che aveva 'girato' somme sul proprio conto per attività di gioco.

C'è anche “l'autoriciclaggio da peculato tramite attività di gioco” fra gli argomenti della quarta edizione del Quaderno delle casistiche di riciclaggio, che raccoglie alcune delle fattispecie più rilevanti riscontrate nella recente esperienza operativa dell'Unità d’informazione finanziaria per l’Italia della Banca d'Italia, presentando dati statistici, studi e documentazione.

Secondo quanto riferisce l'Uif, nel caso sotto esame “alcuni pagamenti di rilevante entità disposti da un’amministrazione pubblica, apparentemente destinati a società terze, vengono accreditati sul conto corrente di un dipendente della stessa, il quale utilizza la provvista prevalentemente per attività di gioco”.

Il caso riportato trae origine da una segnalazione di operazioni sospette scaturita dall’attività di monitoraggio, condotta da un intermediario, di un conto corrente di recente apertura intestato ad un soggetto, dipendente di un’amministrazione pubblica.
 
Il rapporto, si legge nel Quaderno, “è stato immediatamente caratterizzato da volumi operativi vorticosi, non coerenti con il profilo soggettivo del cliente. La movimentazione è costituita, in particolare, da numerosi bonifici in ingresso disposti dall’amministrazione di appartenenza. La provvista acquisita è utilizzata principalmente per prelevamenti di contante, ricariche di carte di pagamento e giro fondi presso altri intermediari, nonché, in misura minore, per disporre bonifici in favore di propri familiari”.
 
L’anomala operatività “ha indotto la banca a approfondire la natura dei singoli bonifici in accredito. L’esame ha consentito di appurare che la maggior parte dei pagamenti ricevuti dall’amministrazione di appartenenza non erano riconducibili a erogazioni periodiche della retribuzione, ma recavano causali riferite alla prestazione di servizi da parte di fornitori dell'amministrazione pubblica. Tuttavia le disposizioni, anziché essere indirizzate ai rapporti dei fornitori, risultavano destinate al conto del dipendente. Ciò ha fatto sorgere il sospetto di distrazione di fondi pubblici, considerato anche che il dipendente, da fonti aperte, risultava ricoprire un ruolo specifico nel procedimento di spesa dell'amministrazione pubblica.  L’Unità ha pertanto approfondito l’utilizzo dei fondi trasferiti dal dipendente presso altri intermediari. In proposito, è emerso che l’operatività rappresentata dal segnalante era stata posta in essere anche su rapporti accesi presso altri intermediari, sui quali affluivano accrediti a titolo di vincite per attività di gioco”, ricorda ancora l'Uif.
 
Le informazioni raccolte in sede di approfondimento hanno consentito di valorizzare il contenuto di pregresse segnalazioni di operazioni sospette a carico del dipendente inerenti a una rilevante attività di gioco. In particolare, “è stato riscontrato che gran parte della provvista trasferita dal dipendente presso altri intermediari è stata impiegata prevalentemente tramite ricariche di carte prepagate e pagamenti Pos finalizzati a finanziare l’attività di gioco svolta dal soggetto anche presso apparecchi di videolottery. La segnalazione, insieme con gli approfondimenti finanziari svolti, è stata tempestivamente trasmessa agli Organi investigativi anche ai fini di cui all’art. 331 del Codice di procedura penale considerata la presumibile attività illecita in corso. Sul caso è stato aperto un procedimento penale per peculato nei confronti del dipendente, che è stato sottoposto a misure restrittive della libertà personale”, si legge nel Quaderno delle casistiche di riciclaggi.
 
ELEMENTI CARATTERIZZANTI L'OPERATIVITÀ ANOMALA - Gli indicatori di anomalia per gli intermediari, tratti dal Provvedimento della Banca d'Italia del 24 agosto 2010 e riportati nel Quaderno, sono i seguenti: “Rapporti intestati a persone fisiche o a imprese con modesta operatività sui quali affluiscono ripetuti o significativi versamenti di contante ovvero accrediti da parte di soggetti diversi, seguiti da disposizioni di pagamento per ammontari complessivi pressoché equivalenti, soprattutto se indirizzati all’estero; ripetuti pagamenti per importi complessivamente rilevanti a favore di persone fisiche o giuridiche che non appaiono avere relazione di alcun tipo con i titolari del rapporto addebitato; afflussi finanziari di significativo ammontare, soprattutto se provenienti dall’estero, su rapporti per lungo tempo inattivi o poco movimentati, e successivo prelievo o trasferimento di tali disponibilità con modalità, destinazioni o beneficiari non ricollegabili all’attività del cliente; utilizzo di conti intestati a imprese o enti da parte di soci, amministratori o dipendenti per effettuare operazioni non riconducibili all’attività aziendale, soprattutto se in contanti o di importo significativo; utilizzo ripetuto e ingiustificato di denaro contante, specie se per importi rilevanti o qualora implichi il ricorso a banconote di elevato taglio; prelevamento di denaro contante per importi particolarmente significativi, salvo che il cliente rappresenti particolari e specifiche esigenze”.
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