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Gioco in Emilia Romagna alla prova del Collegato di bilancio

  • Scritto da Fm

Gli operatori del gioco dell'Emilia Romagna sperano nell'emendamento di Facci (Lega) che chiede una moratoria sull'applicazione della legge del 2013.

Fra i tanti emendamenti presentati al Collegato di bilancio in discussione fra oggi, 20 luglio, e il 22 all'assemblea legislativa dell'Emilia Romagna ce n'è uno che riaccende le speranze per gli operatori di gioco della regione, alle prese ormai da anni con gli effetti della legge n° 5 varata nel 2013 e le conseguenti chiusure e delocalizzazioni scaturite dall'applicazione del distanziometro.

A firmarlo il leghista Michele Facci, che propone di aggiungere l'articolo 7 ter alla legge vigente introducendo sostegni economici per i lavoratori del gioco pubblico interessati dalle chiusure sia la correzione dell'applicazione del distanziometro regionale, sia la moratoria dei termini per l’applicazione degli atti esecutivi di chiusura degli esercizi pubblici da parte dei Comuni, richiamandosi anche al riordino nazionale caldeggiato da molta parte della politica, oltre che dall'Agenzia dogane e monopoli e dal sottosegretario al Mef Claudio Durigon.

 

Michele Facci, insieme con i colleghi di partito co-firmatari, non è nuovo a questo genere di iniziative, visto che già nel 2020, sempre nell'ambito del Collegato di bilancio, aveva fatto un tentativo simile, incassando la doppia bocciatura all'assemblea regionale dell'Emilia Romagna per i due emendamenti che chiedevano modifiche alle normative in vigore in materia di gioco con vincita in denaro, con proroga del distanziometro e tutele per i lavoratori del settore, e accesso alle ticket redemption da parte dei minorenni. Un “confronto negato”, come evidenziato da Facci in quell'occasione, che non ha impedito al consigliere di riprovare a portare la modifica della legge regionale sul gioco sotto la lente dell'Assemblea, si spera, stavolta, con risultati migliori. 
 
IL TESTO DELL'EMENDAMENTO DI FACCI - Di seguito, ecco il testo integrale dell'emendamento.
“La Giunta regionale, con apposito atto, individua i procedimenti e le forme più idonee per impedire le perdite occupazionali derivanti dall’applicazione della presente legge con la quale la Regione Emilia-Romagna ha limitato l’offerta di gioco pubblico esistente sul territorio regionale.
Il provvedimento amministrativo, da adottarsi entro 30 giorni dall’approvazione della disposizione di modifica, potrà prevedere sia forme di sostegno economico per i lavoratori interessati dalle chiusure degli esercizi pubblici che offrono gioco legale, da armonizzarsi con il bilancio e con gli equilibri del medesimo, sia interventi correttivi dei criteri applicativi del cosiddetto distanziometro, così come potrà prevedere la moratoria dei termini per l’applicazione degli atti esecutivi di chiusura degli esercizi pubblici da parte dei Comuni interessati dalla normativa regionale, anche in considerazione del periodo di forzata chiusura degli esercizi che offrono gioco legale che non hanno potuto usufruire appieno dei periodi di proroga previsti per la eventuale delocalizzazione dell’attività in luogo non soggetto alla presenza di luoghi sensibili a causa della pandemia da Covid-19 ed in attesa della nuova legge nazionale di riordino del settore del gioco pubblico sollecitata dal ministero dell'Economia e finanze e dal direttore generale dell’Agenzia dogane e monopoli che avrà conseguenza dirette sulla normativa regionale vigente”.
 
DONNE DEL GIOCO DI NUOVO IN PRESIDIO – In parallelo, l'apertura della seduta del consiglio regionale di oggi ha visto anche il ritorno in presidio delle imprenditrici e delle lavoratrici del comitato Donne in gioco, decise a manifestare e a chiedere la moratoria di un anno almeno per le sale che ancora devono ricevere la lettera di chiusura da parte dei Comuni, in modo da avere il tempo adeguato per potersi ricollocare, alla luce dell'impossibilità di farlo fra 2020 e 2021 per il lockdown del comparto, richiesta già esplicitata alla Regione ai primi di giugno, con una proposta ad hoc consegnata nelle mani del capo di Gabinetto Giammaria Manghi, ma rimasta senza risposta.
 
Le foto del presidio
 
 
 
 
 
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