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La (difficile) ripartenza del gioco pubblico: ottimismo nel business e sfiducia in politica

  • Scritto da Ac

Dai padiglioni della fiera di Rimini segnali di ripresa e positività: ma a preoccupare gli addetti ai lavori è l’assenza di risposte dalla politica.

Rimini – Nonostante le molte difficoltà che si trovano a gestire oggi gli addetti ai lavori del gioco pubblico, l’atmosfera che si respira tra le imprese del comparto è di sostanziale ottimismo. Cauto, visto che l’intero retail è ancora ben lontano dall’avvicinarsi al regime pre-pandemico, ma comunque positivo. Anche per il semplice fatto di essere tornati a lavorare, dopo tanti mesi di inattività, iniziando a intravedere un riavvicinamento alla situazione di normalità.

 

È questo il sentiment degli addetti ai lavori che si può recepire dai padiglioni della fiera Enada di Rimini, che in qualche modo segna la ripartenza del settore, offrendo qualche sprazzo di vitalità. Certificato anche dai rappresentanti delle varie categorie: a partire da Domenico Distante, presidente di Sapar, l’associazione organizzatrice della manifestazione. “Tra le tante disavventure che abbiamo vissuto in questi mesi è importante ritrovarsi in fiera anche per dare un segnale e far vedere che il comparto è ancora vivo e dare un segnale di positività. Per dire che stiamo ripartendo e non vogliamo fermarci più. Abbiamo ancora tanti problemi e siamo ancora vittime di ostilità da parte di tanti soggetti e anche per questo dobbiamo lavorare tanto e insieme, unendo tutta la filiera. Anche per questo era importante esserci in fiera e partecipare tutti, per una prova di unità del comparto e per il bene del comparto”.

 

Dello stesso avviso anche Massimiliano Pucci, presidente di As.Tro, che da Rimini lancia il “suo” segnale di ottimismo: “Il settore sta affrontando la ripartenza con grande entusiasmo. Siamo ripartiti, è ripartita anche la fiera. Ci sono però ancora una serie di problemi che rimangono e vediamo cosa accade nei prossimi giorni. Intanto però siamo ripartiti e questa è la cosa più importante”, spiega in un’intervista a GiocoNews.it.
 
Positivo anche il punto di vista di Geronimo Cardia, presidente di Acadi, in rappresentanza dei concessionari. "Alla fine della scorsa estate eravamo in una situazione completamente diversa e oggi ci rendiamo conto di aver passato un anno veramente difficile”, sottolinea. “Oggi però siamo aperti, abbiamo il green pass - che è un onere e una cosa da gestire, ma è uno strumento che ci consente di lavorare anche in situazioni ostili - e la prospettiva è quella di rimanere aperti. Quindi gli operatori oggi possono lavorare e riguadagnarsi una normalità nella conduzione della loro quotidianità".
 
Peccato però che ogni forma di ottimismo è da relegare unicamente alla ripartenza e alla voglia di lavorare degli imprenditori del comparto. Guardando alla situazione politica e alle necessità di riforma del settore, in attesa del presunto riordino, il punto di vista è decisamente meno positivo. Anzi. "Sono anni che si sente parlare di riordino e non possiamo quindi sapere se arriverà davvero – afferma Pucci - Quello che sappiamo con certezza è che senza un riordino il settore perderà ulteriori pezzi nei prossimi mesi. Sia chiaro, però, che non c'è l'esigenza di un riordino a prescindere ma c'è l'esigenza di un riordino in cui ci sia anche la compartecipazione dell'industria”.
 
Sulle necessità il punto di vista di Cardia è chiaro e preciso: "La pandemia è un grande dinosauro che si è seduto su di noi e ci ha fatto dimenticare i problemi strutturali del comparto. Il punto centrale è il riordino, perché attraverso il riordino si potrebbero risolvere le tantissime problematiche dando stabilità agli operatori, che si può ottenere soltanto offrendo un quadro giuridico e regolatorio che sia sostenibile”, rimarca il leader di Acadi. “Questo si può fare eliminando tutti quegli elementi che hanno determinato e determinano il corto circuito nel sistema del gioco pubblico. Il grande problema che avevamo prima e che abbiamo ancora adesso è quello della Questione territoriale e dei tanti distanziometri espulsivi che si individuano nelle varie norme regionali. Molti governatori stanno sistemando questa problematica tornando sui loro passi ma non basta lo sforzo di questi pochi governatori virtuosi - che non sono neanche pochi visto che siamo arrivati già a dieci - e per questa ragione serve una legge nazionale, quindi un riordino. Qui però dobbiamo fare i conti con i tempi del legislatore, che non conosciamo. La storia recente purtroppo ci dice che ci sono vari provvedimenti legislativi che annunciano un riordino che però non c'è stato. E questo crea ulteriori incertezze. Quindi nel frattempo ci sono scadenze da affrontare. Il primo appuntamento è quello di evitare la scadenza del diritto di esercitare le attività, quindi le scadenze delle concessioni di scommesse e altri giochi o l'avvio delle gare per il rinnovo delle concessioni delle reti di apparecchi. Serve quindi una proroga tecnica che non è fine a se stessa ma si rende necessaria proprio per l'impossibilità di bandire delle gare il cui esito sarebbe compromesso dall'esistenza delle leggi regionali e distanziometri espulsivi che non consentirebbero di aprire i punti vendita assegnati. Una circostanza che permetterebbe tra l'altro di far riprendere fiato agli operatori dopo la pandemia e ricominciare a lavorare", conclude Cardia.
 
Serve un’azione precisa, dunque, da parte del Governo, secondo gli addetti ai lavori. E nonostante l’assenza di risposte fino ad oggi da parte della politica, sul futuro sembrano tutti di nuovo ottimisti. “Sono fiducioso sul futuro del settore perché vedo che sta finendo la fase demagogica contro di noi”, spiega Pucci. “E aggiungo che a breve chi voleva farci chiudere e ora sta appoggiando una legge sulla legalizzazione della droga dovrà spiegare come poteva dar fastidio una slot in un bar mentre ora non disturba un negozio che possa vendere droga ai nostri ragazzi. Sono quindi fiducioso che un futuro non saremo più il colpevole vicario di tutti i mali del nostro Paese come siamo stati considerati negli ultimi cinque anni”.
 
A non avere dubbi al riguardo è anche Cardia, che afferma: “Il comparto ha un punto ben preciso nel futuro del Paese che è interesse del legislatore vedere ben occupato perché è un posto che tutela interessi costituzionali ben precisi. Ricordiamoci che il gioco è il presidio della legalità sul territorio. È il presidio che lo Stato esercita per mettere a terra le misure sanitarie che vengono decise. I nemici sono l'illegalità e il disturbo da gioco d'azzardo patologico e il gioco pubblico è lo strumento micidiale nelle mani dello Stato per contrastare l'illegalità e il gioco patologico".
 
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