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Green pass: Dpcm in arrivo, ma ci sono ancora 4 milioni di lavoratori non vaccinati

  • Scritto da Fm

Attesa per il decreto della presidenza del Consiglio di ministri che fisserà le regole per l'attuazione dell'obbligo di green pass per i lavoratori, il nodo dei controlli e dei milioni di tamponi.

Il D-Day è fissato per il 15 ottobre, data in cui scatterà l'obbligo di green pass per 23 milioni di lavoratori, pubblici e privati, fra i quali ovviamente si annoverano anche quelli delle location di gioco.

Al momento non sono ancora chiare le regole, ma dovrebbero essere varate attraverso un decreto della presidenza del Consiglio di ministri in arrivo fra poche ore, necessario per risolvere alcune forti criticità. A cominciare dal numero di lavoratori ancora non vaccinati: ben 4 o 5 milioni, secondo le rilevazioni della Fondazione Gimbe. Persone che per continuare a lavorare, appunto, dovranno ricorrere a un tampone rapido ogni 48 ore o a un molecolare ogni 72.  Per un ammontare complessivo di circa 12-15 milioni di test a settimana, cifre insostenibili, poiché il nostro sistema sanitario non ha la capacità di eseguirli tutti.

 

Altro nodo da sciogliere è quello dei controlli. Secondo le anticipazioni dei giorni scorsi, la verifica della certificazione verde potrebbe essere affidata ad un'App sviluppata da Sogei - il braccio informatico del Mef e cruciale per la gestioni dei dati di gioco live e online con l’Agenzia delle dogane e dei monopoli - che consente l'analisi asincrona di un elenco dei codici fiscali dei dipendenti.
Lo strumento,  che eviterebbe il controllo quotidiano del green pass dei lavoratori ed è al vaglio del Garante della privacy, chiamato a verificare se lede o meno la normativa sul trattamento dei dati personali - sarebbe la naturale evoluzione dell’applicazione Verifica C19 già usata dagli esercenti e nelle scuole pubbliche e private, così come per l'accesso ai locali, comprese le sale gioco ad esempio, attraverso la lettura del QrCode agganciato alla certificazione verde.
 
Restando in tema di controlli, così come previsto per la Pubbliche amministrazioni, le ipotesi allo studio parlano di verifiche giornaliere e preferibilmente all'accesso in azienda, a campione (in misura non inferiore al 20 percento e con un criterio di rotazione) o a tappeto, con o senza l'ausilio di sistemi automatici.
Cosa rischiano i dipendenti trovati senza cerrtificazione? Al momento sembra che se la mancanza del green pass viene rilevata prima dell’ingresso sul posto di lavoro,  dovrebbe scattare la sospensione della retribuzione, ma senza sanzioni disciplinari e senza possibilità di licenziamento.
Se invece l'irregolarità viene accertata mentre si lavora arrivano anche le sanzioni disciplinari, oltre a quelle previste per il mancato possesso della certificazione verde.
La sanzione amministrativa prevista è compresa fra i 600 e i 1.500 euro.
Chi invece arriva al lavoro senza green pass e lo esplicita viene considerato assente ingiustificato sino alla presentazione dello stesso, perdendo fino ad allora ogni diritto alla solita retribuzione.
Infine, chi esibisce una certificazione contraffatto o alterata, può essere incriminato per il reato di falsità materiale o di uso di atto falso, o per il reato di sostituzione di persona se utilizza una certificazione presa “in prestito”.
Per le aziende con meno di 15 dipendenti, è prevista una disciplina volta a consentire al datore di lavoro a sostituire temporaneamente il lavoratore privo di certificato.
Per il datore di lavoro, in caso di mancati controlli è prevista l’irrogazione di una sanzione amministrativa compresa fra i 400 e i 1000 euro, che rischiano di raddoppiare se tale violazione si ripete nel tempo, e ciò potrebbe anche tramutarsi in conseguenze sul piano penale, in virtù dell’obbligo giuridico di adottare tutte le misure necessarie per  impedire il verificarsi di eventi dannosi per la salute e sicurezza dei dipendenti.
 
Altro tema sotto la lente è la durata dell'obbligo di green pass, oggetto di alcune dichiarazioni del sottosegretario alla Salute, Andrea Costa. "È ragionevole pensare che con l'anno nuovo ci potrà essere una revisione delle misure restrittive in atto nel nostro Paese, compreso il green pass che potrà essere rivisto e ridotto nella sua applicazione", afferma a  Rainews24, ospite del programma "Parliamone".
Per decidere il da farsi, bisognerà prima valutare “'impatto del ritorno alla normalità”, cioè delle aperture quasi totali di gran parte delle attività economiche e sociali avviate in questi giorni. “ Abbiamo davanti due o tre mesi decisivi, che vanno affrontati con prudenza responsabilità ma non con paura. Dobbiamo anche rassicurare i cittadini, e le evidenze scientifiche ci confortano", evidenzia Costa, ricordando che il green pass “è stato vincolato allo stato di emergenza che, come sappiamo finisce a fino anno. Credo, dunque, sia ragionevole pensare che se i dati continueranno ad essere positivi, se i numeri dei ricoverati continueranno a scendere, se il numero dei vaccinati continuerà a salire è giusto - in un percorso positivo - dare anche prospettive ai cittadini. Nel momento in cui sosteniamo quotidianamente che il vaccino è la via d'uscita dalla pandemia dobbiamo avere anche il coraggio degli obiettivi e dire che ci sarà sicuramente il giorno in cui le misure restrittive verranno ridotte. Se il Paese sta tornando alla normalità e se gli indici economici ci dicono che siamo di fronte a un rimbalzo, a una ripresa, è grazie ai vaccini. E grazie a quei 43 milioni di concittadini che si sono vaccinati, non certo per quella minoranza che va in piazza a protestare contro green pass e vaccini".
In chiusura il sottosegretario alla Salute dedica un passaggio proprio al D-day del 15 ottobre e ai sacrifici chiesti a cittadini e lavoratori. “C'è ancora bisogno del contributo di tutti. Abbiamo ancora qualche giorno per affrontare le criticità che, all'inizio di un percorso così nuovo e invasivo, è naturale ci siano. Ma c'è la disponibilità del Governo a sedersi attorno a un tavolo e affrontare i problemi, senza abbandonare la via maestra".
 
FEDRIGA (CONFERENZA REGIONI): “SERVONO MISURE UTILI MA APPLICABILI” - Sull'attuazione dell'obbligo e le relative difficoltà si esprime anche il presidente della Conferenza delle Regioni e della Regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga “Abbiamo già sollevato la necessità che le misure possano essere applicate anche dal punto di vista organizzativo. Stiamo parlando di quasi 5 milioni di persone coinvolte, non vaccinate, che potrebbero chiedere il tampone", sottolinea intervenendo a Radio Anch'io (Rai, Radio 1). "Io ho dei dubbi. Se ci sono strumenti alternativi come l'autosomministrazione, ovviamente controllata, ben vengano. Già oggi in farmacia vengono venduti tamponi nasali. Io propongo , poi non è il mio compito, ma vanno valutate le alternative: dobbiamo ridurre al massimo il rischio, servono misure utili ma applicabili".
 
LE LINEE GUIDA PER LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – In attesa delle linee guida per i lavoratori del privato, è arrivato al decreto della presidenza del Consiglio dei ministri firmato oggi, 12 ottobre, per definire le regole di attuazione dell'obbligo di green pass per il personale delle pubbliche amministrazione. “Al di fuori dell’esclusione prevista per i soggetti esenti dalla campagna vaccinale, l’accesso del lavoratore presso il luogo di lavoro non è dunque consentito in alcun modo e per alcun motivo a meno che lo stesso non sia in possesso della predetta certificazione (acquisita o perché ci si è sottoposti al vaccino da almeno 14 giorni, o perché si è risultati negativi al tampone o perché il soggetto è guarito dal Covid negli ultimi sei mesi) e in grado di esibirla in formato cartaceo o digitale. Peraltro, il possesso del green pass non è, a legislazione vigente, oggetto di autocertificazione”.
I soggetti sprovvisti di certificazione verde dovranno essere allontanati dal posto di lavoro. Ciascun giorno di mancato servizio, fino alla esibizione della certificazione verde, è considerato assenza ingiustificata, includendo nel periodo di assenza anche le eventuali giornate festive o non lavorative. In nessun caso l’assenza della certificazione verde comporta il licenziamento.
Il soggetto preposto al controllo è il datore di lavoro, che può delegare questa funzione con atto scritto a specifico personale, preferibilmente con qualifica dirigenziale.
Le linee guida lasciano libero il datore di lavoro di stabilire le modalità attuative. Il controllo potrà avvenire all’accesso, evitando ritardi e code durante le procedure di ingresso, o successivamente, a tappeto o su un campione quotidianamente non inferiore al 20 percento del personale in servizio, assicurando la rotazione e quindi il controllo di tutto il personale. Per le verifiche, sarà possibile usare l’applicazione gratuita Verifica C-19. Inoltre, saranno fornite alle amministrazioni applicazioni e piattaforme volte a facilitare il controllo automatizzato, sul modello di quanto avvenuto per scuole e università. 
 
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