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Biondi (Bva Doxa): 'Distanziometro e Adv ban inutili per arginare il Gap'

  • Scritto da Redazione

All'evento sul gioco sicuro organizzato da Codere Italia a Rivoli (To), Sonia Biondi (Bva Doxa) anticipa ricerca sull'inefficacia di distanziometro e Adv ban come argine al Gap.

“La ricerca cerca di capire se tutte le attività fatte finora servono e sono servite per ridurre il gioco patologico. Ogni volta che si parla di giocatori; sembra che siano tutti patologici, facciamo subito una distinzione: il gioco fa parte della natura umana, è linfa vitale per la nostra creatività. Partendo dalle ricerche, tutte confermano che il patologico è una piccola percentuale, vediamo come le normative che si propongono da barriera si vede una certa anarchia, il caos, un impianto di leggi inefficace nella difesa dei giocatori. Chi è davvero affetto da Gap trova altri canali, anche illegali”.

 

Ad evidenziarlo è Sonia Biondi, Bva Doxa Business unit manager per Roma e Centro Sud, che nel corso dell'evento “In nome della legalità- Senza regole non c’è gioco sicuro” organizzato da Codere Italia a Rivoli (To), in collaborazione con il Comune, oggi, 23 novembre, anticipa i contenuti della ricerca svolta dalla società di analisi di mercato per valutare l’impatto delle misure adottate in alcune regioni italiane e in diversi ambiti per un efficiente contrasto del gioco patologico.
 
“Chi non sa dove recarsi o trova i punti gioco legali chiusi trova una porta aperta in quello illegale. Laddove siano ben organizzate le sale legali portano lavoro, ci sono padri di famiglia che si vedono chiudere gli esercizi", puntualizza Biondi. 
 
Su cosa si basano le azioni compiute finora dai Comuni? "Uno dei cardini è il distanziometro. Si fonda su un approccio troppo topografico legato a luoghi fisici, privo di un attento studio del tessuto sociale del territorio. Il distanziometro tende a disincentivare il giocatore sociale, quello sano, ma per i giocatori patologici non serve. Per giocare sono disposti ad allontanarsi, scegliere modalità online o illegali. Dai nostri dati poi emerge che chi non può giocare poi si rivolge soprattutto all'online, come è accaduto durante la pandemia. Il distanziometro non crea davvero un argine ma fa solo cambiare le abitudini. Questo è strettamente collegato al rischio di nascita di 'ghetti' di gioco, fuori città, in luoghi appartati, dove ci sono sono alcune tipologie di persone, pericolo per chi tenta di avvicinarsi ma anche per la zona stessa".
 
La business unit manager di Bv Doxa quindi si sofferma sugli  effetti del divieto di pubblicità al gioco: "Sono un enorme vantaggio per l'illegale: laddove non si spiega la differenza fra legale e illegale, si crea confusione, la brand awareness della parte sana scompare, a tutto vantaggio di quella che non lo è. Il giocatore stesso spesso è uno sportivo e vede altri brand esteri in televisione, quindi li sceglie per giocare".
 
Distanziometro e divieto sembrano non funzionare "e portano delle criticità molto forti, per questo gli stakeholder ci chiedono il riordino, con norme organiche di stampo nazionale, così che Comuni e Regioni possano lavorare in sinergia fra loro e con tutte le parti in causa, fra le quali ci sono anche i lavoratori delle sale", prosegue Biondi. "All'interno delle sale legali gli operatori possono monitorare meglio i giocatori a rischio, collegandosi con il mondo dei Serd, segnalare le situazioni problematiche, sfruttare la tecnologia a loro disposizione e la collaborazione con le forze dell'ordine. Allo stesso modo è importante qualificare l'offerta e lavorare sulla reputazione del gioco lecito, mostrando come si utilizzano le entrate provenienti dal gioco. Così Regioni e Comuni possono realmente combattere il gioco patologico”.
 
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