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Match fixing: collaborazione, informazione e nuove ratifiche gli obiettivi del biennio

A conclusione della prima giornata di lavori dell'evento del Consiglio d'Europa sull'integrità dello sport le istituzioni dettano l'agenda del prossimo biennio. 

Roma - “Il passato è ormai passato, mentre il futuro è futuro ed è ancora da scrivere”. È questo, in estrema sintesi, lo statement formalizzato ieri, 6 dicembre, con la prima giornata di lavori dell'evento organizzato dal Consiglio d'Europa a Roma, dedicato all'integrità nello sport e al contrasto al match fixing.

Un tema che interessa da vicino anche il comparto del gioco pubblico, con particolare riferimento alle società di scommesse sportive, ma anche a livello istituzionale, tenendo conto del coinvolgimento diretto del regolatore, l'Agenzia delle Dogane e dei monopoli, nelle attività di intelligence e repressione dei fenomeni criminali.

A fornire questa sorta di slogan, in grado di sintetizzare l'approccio avanguardista del gruppo di lavoro inter-istituzionale, è Paolo Bertaccini Bonoli di Iiisss - Istituto internazionale italiani studi sport e società, che oltre a evidenziare il grande lavoro svolto fino ad oggi non solo dal Consiglio d'Europa, ma anche dal ministero degli Affari esteri e dalla presidenza del Consiglio d’Europa appena insediata, che “hanno contribuito attivamente nel portare avanti questa iniziativa oltre al dipartimento dello sport in Italia”, ha sottolineato quanto sia “importante in logica di collaborazione” il percorso avviato in questi ultimi mesi e concretizzato con l'evento di Roma. Dove il leitmotiv proposto dall'organismo comunitario è quello dell'utilizzo di un approccio olistico al match ifixing. Ma proprio per voler guardare avanti, Bertaccini ha chiesto ai vari soggetti intervenuti nella prima giornata di fissare dei punti e delle priorità dai inserire nell'agenda del prossimo biennio.
 
Secondo Corentin Segalen, coordinatore della piattaforma nazionale francese sulla manipolazione delle competizioni sportive e presidente del Gruppo di Copenhagen, la priorità assoluta è quella di “ratificare e applicare ovunque la convenzione Macolin”, aggiungendo un “grazie all’Italia per l’enorme lavoro svolto finora”. 
Secondo il francese occorre inoltre “puntare in generale su quantità e qualità dei lavori estendendo sempre più il raggio di azione contro il match fixing. Ricordando a tutti che il gruppo di Copenaghen non compete con gli altri organi deputati ma è il luogo dove tutti – senza esclusioni - possono collaborare per un obiettivo comune”.
 
Dello stesso avviso anche Sophie Kwasny, capo della sezione Convenzioni dello Sport del Consiglio d'Europa, che conferma: “Abbiamo sicuramente bisogno prima di tutto di un maggior numero di Paesi che rarifichino la convenzione perché serve costruire una struttura di base più forte e solida  possibile. Abbiamo quindi bisogno di tutti gli sforzi necessari per fare in modo che questo sistema funzioni”.
 
Sergio D'Orsi, capo ufficio del Centro europeo per il crimine finanziario ed economico (Efecc), Analysis project sports corruption di Europol aggiunge: “Le risorse sono limitate e i lavori da fare molteplici ma tenendo conto delle esigenze di intervento per combattere le attività criminali, è importante pensare anche agli aspetti tecnologici che richiedono sempre nuove competenze, visto che la criminalità organizzata sappiamo che è evoluta e utilizza sistemi sempre più sofisticati per attuare le frodi. Quindi serve una forte specializzazione per intervenire efficacemente e a beneficio delle forze di polizia che intervengono nelle attività a contesto degli illeciti”.
Pensando inoltre al whisterblowing e all'utilizzo di collaboratori di giustizia, aggiunge: “Anche qui si tratta di estendere la logica della collaborazione e in questo si potrebbero istituire dei meccanismi atti a spingere al massimo le attività di indagine perché spesso le indagini più rilevanti sono partite proprio da piccoli spunti forniti informalmente da singoli soggetti”.
 
A fornire un punto di vista concreto è poi Salomeja Zaksaite, dell'Istituto di diritto del Centro lituano per le scienze sociali, e presidente della commissione Fair play della Federazione internazionale degli scacchi, che aggiunge: “Pur guardando a una realtà non troppo positiva avendo una federazione non ancora potente a livello internazionale, per quanto riguarda gli scacchi, ma volendo essere ottimista, direi che delle linee guida possono sicuramente essere utili e importanti per interventi concreti. Quello che dobbiamo fare però è sensibilizzare e intervenire conto ogni abuso in termini di match fixing provando anche ad essere creativi, inventando nuovi temi e nuove soluzioni di intervento, di contrasto e di supporto, per portare il gioco degli scacchi nella giusta direzione e a tutti i livelli. Stimolando la compliance totale”.
 
Ad essere ancora più ottimista sul futuro è Daniel Cooper, consulente di Covington, che non ha dubbi al riguardo: “La proiezione dei dati analizzati oggi delinea un clima positivo in termini di risultati ma c’è sicuramente molto da fare e tante sfide ma direi che l’approccio dimostrato oggi è quello giusto”. 
 
A rivolgere un auspicio mirato all'inclusione dell'industria del gaming è il legale Valerie Peano, che ribadisce: “Abbiamo tutti un ruolo da svolgere in questa enorme sfida; tornando per esempio agli operatori del betting, dobbiamo pensare al loro coinvolgimento, in modo attivo, per quanto riguarda il match fixing, perché credo che sia fondamentale il loro apporto, sia a livello di analisi che di informazione, e credo che loro siano disponibili e ben lieti di partecipare”.
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