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Il momento della responsabilità, l'ora delle scelte

  • Scritto da Alessio Crisantemi

Dopo il richiamo del presidente della Repubblica, le forze politiche cercano la sintesi: come si deve fare sul gioco, con i primi risultati degli effetti delle leggi regionali.

E' il momento della responsabilità. Dopo mesi di totale stallo politico e istituzionale, le forze politiche di maggioranza sono state chiamate a una doverosa sintesi dal Quirinale per giungere alla costituzione di un governo. Nonostante le varie incertezze e la prolungata commedia (all'italiana), arriva, prima o poi, il momento di prendere in mano le redini del paese e provare a seguire una qualche direzione. In una sola parola: governare. Ed è proprio quello che si deve fare anche con il gioco pubblico, dopo il tentativo di riforma miseramente fallito da parte del precedente governo che nell'intento di arginare le diverse derive che caratterizzano il comparto - come l'eccesso di distribuzione da un lato e quello di autonomia degli enti locali dall'altro – è finito col compromettere le attività di molte imprese attraverso la (maldestra) riduzione del parco slot. Non essendo stata seguita né accompagnata da nessun'altra attività, come invece doveva accadere: essendo venuta a mancare una vera intesa tra Stato e Regioni.

Anche qui, dunque, è il momento di assumersi delle responsabilità e iniziare a governare il fenomeno, dopo l'abbandono pressoché definitivo della causa degli ultimi sei mesi, a tutti i livelli. E il dovere non è soltanto in capo al governo e al parlamento, che dovranno inevitabilmente tornarsi a occupare della materia. A dover affrontare il problema, in prima persona, sono adesso le stesse regioni, visto che lo scorrere dei mesi dall'entrata in vigore delle varie leggi locali, permette già oggi di tracciare i primi bilanci valutando i risultati delle varie iniziative legislative: piuttosto negativi, giudicando dalle ultime reazioni. Soprattutto in Piemonte, come rilevato anche dal sindaco di Asti, Maurizio Rasero, visto che, banalmente, chi giocava prima continua a giocare anche oggi. Com'era del resto prevedibile, visto che le restrizioni introdotte valgono unicamente per le slot. E il fatto che i flussi di gioco si spostino da una zona all'altra di una città e, soprattutto, da un prodotto di gioco all'altro, non dovrebbe cambiare nulla per un'amministrazione il cui scopo sia quello di tutelare la salute dei cittadini.
E' il momento, dunque, di prendere delle decisioni concrete, da parte delle amministrazioni locali o, perché no, anche da parte del nuovo Esecutivo che si sta formando: adesso che esistono già dei dati certi sui quali basarsi, per valutare gli impatti (e la sterilità) delle leggi locali. Se le Regioni e gli enti locali più in generale hanno il diritto – rivendicato a gran voce – di intervenire di fronte alle carenze dello Stato centrale, essi hanno pure il dovere di farlo in maniera corretta, producendo effetti tangibili e trovando soluzioni, non generando nuovi problemi, come sta accadendo sui territori con varie aziende costrette ai licenziamenti se non addirittura alla cessazione delle attività. Ma se non saranno gli enti locali a rettificare il proprio operato, stavolta potrebbe (e dovrebbe) farlo il governo (volendo, anche quello uscente), non essendoci più scuse per rimandare ulteriormente le scelte. I dati che stano emergendo dai territori che hanno ristretto le possibilità di giocare (unicamente sulle slot) rappresentano uno storico di cui poter tenere conto: e se, fino a qualche mese fa, le regioni rivendicavano il diritto di dire la propria per limitare il gioco, ora che si può dimostrare che i risultati della loro iniziativa non sono efficaci, l'Esecutivo (non appena si sarà costituito) non ha più alibi per non intervenire, ma il dovere di ripristinare la propria centralità, magari anche con norme più stringenti, ma comunque generali e uniformi. Per fermare il declino, nel paese come nel settore.
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