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Un nuovo modello per il gioco pubblico

  • Scritto da Alessio Crisantemi

Con il nuovo quadro politico e le varie situazioni da risolvere nel comparto giochi (e in quello delle slot) è il momento di immaginare un nuovo settore. E, più in generale, un nuovo sistema.

Nel periodo di maggiore instabilità dell'intera storia del comparto, una cosa sola appare certa: ovvero, la necessità di definire un nuovo modello di gioco pubblico. Un nuovo sistema e un nuovo paradigma di riferimento, sotto tutti gli aspetti: dal punto di vista politico e regolamentare, e di conseguenza, anche da quello economico e commerciale. All'indomani dell'entrata in vigore del Decreto dignità, che oltre a scagliarsi nuovamente contro il segmento degli apparecchi da intrattenimento - proponendo un ulteriore aumento della tassazione difficilmente sostenibile per la filiera – sconvolge l'intero comparto introducendo il divieto assoluto di pubblicità dei giochi, è evidente che gran parte delle dinamiche che hanno governato fino ad oggi il settore non potranno più essere confermate nei prossimi mesi. Soprattutto a partire dal prossimo anno, quando le nuove disposizioni entreranno in vigore a tutti gli effetti, superato anche il periodo di transizione definito dalla nuova legge.

Preso atto che il governo sembra aver abbandonato l'ipotesi iniziale di una totale scomparsa del gioco pubblico in Italia - per evitare, parole del vice premier Luigi Di Maio, il rischio di ricaduta nell'illegalità - si intravedono comunque nuovi spiragli per provare ad immaginare un nuovo futuro. Nonostante tutto. Ma con la consapevolezza che niente sarà più come prima: pur continuando a conservare, almeno, la speranza di una futura sopravvivenza dell'intero settore, che fino a qualche mese fa nessuno osava dare per scontata. Quello che non è dato sapere, tuttavia, è quale modello potrà essere ritenuto sostenibile da parte del nuovo Esecutivo e, più in generale, dalla nuova classe dirigente che sembra essersi affermata con l'ultima legislatura. Non può tuttavia sfuggire come, al di là dei cambiamenti politici – senz'altro notevoli – degli ultimi anni, a rimanere inalterate siano le esigenze dello Stato: a partire da quelle di tutela dell'ordine pubblico e di sicurezza, di salvaguardia dei consumatori, con particolare riferimento ai minori e ai soggetti più deboli, e di contrasto all'evasione e alla criminalità. Ebbene, di fronte ad esigenze di questo tipo, non ci devono essere dubbi nell'affermare come il cosiddetto “sistema del gioco pubblico”, basato sul modello concessionario, abbia risposto nel migliore dei modi a tali compiti. Facendo emergere realtà, fenomeni e numeri che già esistevano ma che nessuno strumento era in grado di rilevare così compiutamente. Per questa ragione, anche se diventa legittimo – anzi, necessario, oltre che urgente - ripensare il modello, a distanza di quindici anni dalla sua introduzione, per renderlo adeguato alle nuove realtà e sensibilità diffuse, è pur vero che non si può non tener conto di quanto è stato fatto in precedenza. Cercando di salvaguardare ciò che di buono c'è stato, che dovrà anzi rappresentare proprio il punto di partenza di qualunque “nuovo” sistema. Anche se la prima mossa dell'Esecutivo, rappresentato appunto dal Decreto Dignità, non sembra proprio andare in direzione favorevole al comparto. Anche se non può sfuggire la (inevitabile) clausola di salvaguardia introdotta in extremis nel provvedimento che prevede l'invariabilità delle entrate per lo Stato rispetto alle future modifiche da apportare al settore. Mettendo quindi ancora una volta al centro dell'attenzione le entrate prevenienti dai giochi, alle quali sarà sempre più difficile poter rinunciare.
Quel che continua ed essere evidente, tuttavia, è l'attenzione che continua ad essere rivolta prevalentemente al gioco “fisico” e in particolare alle slot machine: le più colpite dagli ultimi provvedimenti legislativi  e quelle da sempre sotto accusa e nell'occhio del ciclone. Basti pensare alla riduzione di circa 100mila apparecchi di questi giorni, che si va a sommare alla “riduzione forzata” dovuta alle norme regionali che stanno espellendo i prodotti di gioco da varie regioni, dopo il processo di riordino del comparto affrontato dal precedente governo all'interno della Conferenza Unificata non ha prodotto risultati.
Ma è proprio per questo che il nuovo modello di gestione del gioco pubblico potrebbe passare proprio per la revisione del comparto slot: magari attraverso l'introduzione di una nuova generazione di macchine diverse da quelle attuali. Non solo per via dell'inserimento delle nuove misure previste dal decreto dignità (tra tessera sanitaria e messaggi di avvertimento). Del resto, la legge prevede(rebbe) già l'introduzione di una nuova generazione di slot (quelle “da remoto”, già rinviate al prossimo anno, e forse ancor di più) e proprio questa potrebbe rappresentare l'occasione per rivedere l'intera filiera, e non solo la distribuzione. Rendendo la macchina senz'altro meno “appetibile” per i giocatori, ma tenendo comunque in piedi un mercato, dopo il 2020. Magari in linea con l'ormai imminente scadenza delle concessioni per la gestione delle reti degli apparecchi, prevista per il 2022, che a questo punto potrebbe rappresentare la vera opportunità di cambiamento. Una scadenza tutt'altro che lontana, tenendo conto che all'amministrazione dovrà iniziare a lavorare alle gare con molto anticipo. E, prima ancora, l'Agenzia delle Dogane dovrà ridefinire con tutta probabilità il proprio piano di azione, a livello più generale, tenendo conto dell'avvicendamento del direttore generale che diventerà esecutivo dal prossimo settembre e delle indicazioni che verranno impartite dal governo per il nuovo mandato. Per questo è opportuno iniziare a ragionare fin da subito “nuovo” settore: vale per la politica e per le istituzioni, ma vale anche (e soprattutto) per gli addetti ai lavori, che dovranno acquisire la consapevolezza, a tutti i livelli, che avranno presto a che fare con un nuovo scenario e un nuovo settore.
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