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Aspettando Godot (e il governo)

  • Scritto da Alessio Crisantemi

Un paese fermo, anzi immobile, in attesa delle elezioni europee che potrebbero cambiare gli equilibri del governo: e, forse, il futuro del gioco pubblico.

 

In questo clima di totale incertezza in cui si trova la politica italiana, tra i contrasti fin troppo evidenti tra le due forze di governo e l'inevitabile propaganda elettorale in vista delle Europee del 26 maggio, un cosa sola è certa: per affrontare i (veri) problemi del paese e provare a intavolare qualche riforma, bisognerà aspettare il mese prossimo. Solo quando governo e opposizione avranno incassato (e assimilato) i risultati delle elezioni comunitarie, si potrà tornare (iniziare?) a parlare di politica “vera” e cominciare a mettere mano alle fin troppe situazioni critiche che riguardano il paese, e alle politiche economiche più in generale. Guardando anche al gioco pubblico: uno dei settori decisamente più in bilico, tra quelli che compongono l'economia nazionale, a causa di tante leggi e di troppi rinvii. Con lo slittamento senza scadenza del famigerato “Riordino”, annunciato dal decreto Dignità di luglio 2018 e mai discusso, e le gare per i rinnovi delle concessioni che continuano a rimbalzare tra una manovra e l'altra, in attesa di risolvere l'annosa Questione Territoriale e di una riforma che non sembra proprio dover arrivare. O comunque, non se ne potrà parlare prima della prossima estate, con il paese preso praticamente in ostaggio dalla politica, a causa delle elezioni europee, mai così significative come quest'anno.

Sì, perché, nonostante le attuali forze di governo non abbiamo mai dato troppa importanza alle istituzioni comunitarie, contrastandole da sempre - addirittura chiedendone l'abolizione fino a qualche momento prima di entrare a Palazzo Chigi – gli attuali contrasti tra Lega e 5 Stelle che stanno facendo scricchiolare la maggioranza ormai da mesi, potrebbero capitolare proprio alla luce del verdetto attesa per il 26 maggio, con la conta ufficiale dei consensi raccolti dai due schieramenti che potrebbe alterare significativamente gli equilibri, di governo e parlamento. 
Da qui la decisione – mai annunciata, ma comunque evidente, anche se implicita – di rimandare ogni riforma e decisione dopo le elezioni europee. Con il gioco pubblico che, come accennato, è uno dei principali comparti a farne le spese, dovendo affrontare con urgenza problemi e scadenze che diventano ogni giorno più urgenti. Basti pensare alla situazione del Piemonte, dove una settimana prima delle elezioni scatta lo “Switch off” del gioco legale, con la scadenza fissata dalla legge regionale “anti-gioco” che sancisce la scomparsa definitiva di parte del gioco pubblico dal territorio. Una situazione resa ancora più difficile e precaria dal fatto che in quella Regione si vota anche per il rinnovo del governo locale e non solo per le europee. Per una duplice attesa e una posta ancora più alta.
Nel frattempo, come noto, il governo ha incaricato il sottosegretario Alessio Mattia Villarosa di occuparsi del gioco pubblico affidandogli quella delega così delicata e allo stesso tempo importante per la nostra economia. E nonostante il pronto avvio dei lavori del parlamentare pentastellato, non si possono certo attendere azioni rilevanti prima di conoscere il verdetto delle urne, com'è ormai evidente. Per un voto che in molti considerano fondamentale per il futuro dell'Esecutivo: al punto di iniziare a parlare di prossime o imminenti elezioni, ipotizzando uno scenario di crisi di governo. Anche se, stando ai sondaggi, nonostante le varie liti tra i due schieramenti, una rottura definitiva sembra ancora improbabile, grazie all'ampio consenso di cui gode il governo nella sua completezza. 
Come dichiarato anche dal premier mancato, l'economista Carlo Cottarelli, che aveva ricevuto l'incarico di presidente del Consiglio per tre giorni dal capo dello Stato Sergio Mattarella nelle settimane dell’impasse istituzionale dopo il voto del 4 marzo, “il governo andrà avanti”. Anche se dopo il 26 maggio gli equilibri di forza fra Lega e M5S potrebbero cambiare. “Finché Salvini guadagna consenso – spiega Cottarelli al Corriere della Sera - non avrà alcun interesse a rompere il giocattolo. Poi, certo, peseranno le questioni economiche”. Ovvero, la manovra finanziaria. Con il problema maggiore che arriverà ad ottobre, quando si tratterà di far quadrare i conti (mentre la nuova Commissione europea sarà formata e si insidierà soltanto nel mese di novembre). La situazione – secondo l'economista - precipiterà solo se ci sarà una crisi economica con uno spread alle stelle e un braccio di ferro con la Commissione. Altrimenti dureranno a lungo. Fermo restando il peso che avranno i conti pubblici nei prossimi mesi. Ma è proprio questo il punto, per il mercato del gioco pubblico. Nonostante la battaglia senza quartiere annunciata (e, in parte, perseguita) dall'attuale Esecutivo contro il settore, attraverso la quota pentastellata, le esigenze di cassa, sempre più forti ed opprimenti, non consentono passi falsi. Figurarsi se è possibile ipotizzare la rinuncia a un così importante fonte di reddito come quella garantita dai giochi. Ma per garantire un futuro anche a queste entrare, bisognerà necessariamente mettere mano al settore, in ottica di riforme e di soluzione dei problemi. Anche in vista della nuova Commissione europea, visto che quelle continue proroghe in sostituzione di una gara pubblica per il rinnovo delle concessioni del bingo e delle scommesse (soprattutto queste ultime, che interessano ancora di più a livello internazionale) potrebbero suscitare qualche perplessità a livello comunitario. E magari anche qualche grana. Sarà quindi meglio mettersi subito al lavoro, sui conti pubblici e sulla riforma dei giochi, subito dopo le elezioni (se proprio non si riesce a farlo prima): qualunque sia la maggioranza e al di là dei nuovi equilibri che andranno a caratterizzare la compagine governativa. La partita è troppo importante per essere (ulteriormente) rimandata.
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