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Lo Stato riscopre i valori del gioco: ma solo a metà

  • Scritto da Alessio Crisantemi

Mentre si spengono le luci sul gioco in pubblico con la definitiva entrata in vigore del divieto di pubblicità si torna a parlare delle (e a studiare le) virtù del comparto.

Ultima settimana di visibilità per il comparto del gioco pubblico, con il divieto di pubblicità disposto dal decreto Dignità di luglio 2018 che farà calare il sipario sul settore a partire da domenica 14, quando scadrà il periodo di tempo di transizione previsto dall'Esecutivo (un anno) per la continuazione dei contratti pubblicitari già in essere all'entrata in vigore della nuova legge. Da quel momento in poi, si spegnerà dunque la luce sul settore: o, almeno, sui prodotti di gioco commercializzati dalle aziende che operano nel comparto, visto che l'industria, per quanto compromessa da questa e un'altra serie di leggi, continuerà comunque a esistere; e, quindi, seppure con difficoltà e tra mille restrizioni, anche a comunicare. Nella consapevolezza che nulla sarà come prima. Per una nuova sfida dalla quale si dovrà cercare di tirar fuori il meglio, ripartendo proprio dalla comunicazione: cosa ben diversa rispetto alla pubblicità e alle promozioni, che sono oggi vietate, praticamente in qualunque forma. Comunicare il gioco pubblico, in effetti, vuol dire ben altro. Ed è pure difficile, non c'è dubbio. 

Eppure, già in queste ultime settimane, si sta assistendo a un primo cambiamento con l'industria che, messa evidentemente alle strette, è riuscita a ritrovare slancio: in parte dovuto anche all'orgoglio e non solo alla necessità di tutela del comparto e, quindi, dei tanti posti di lavoro fino ad oggi garantiti dalla filiera. E' evidente dalle varie iniziative di carattere scientifico e divulgativo realizzate negli ultimi giorni che hanno avuto il merito di comunicare le virtù di un settore il quale, piaccia o no, rappresenta comunque una risorsa per lo Stato. Anche se proprio lo stesso Stato, molto spesso, sembra ignorarlo. Oppure dimenticarlo, ma tant'è. E in queste ore se ne stanno rendendo conto da più parti. Un primo passo si è avuto attraverso il dibattito promosso dall'Università Luiss e Deloitte relativo al gioco online, il quale ha a sua volta fatto seguito all'Assemblea pubblica di Confindustria Sistema Gioco Italia dove il comparto del gioco, oltre a tornare a dialogare con la politica, riusciva anche a far parlare di sé come una vera e propria industria, analogamente alle altre filiere economiche e produttive del paese, mostrando anche le proprie virtù dal punto di vista economico, tecnologico e occupazionale. A rinvigorire il dibattito e il confronto, poi, è stato lo studio presentato dalla Cgia di Mestre, da sempre punto di riferimento a livello nazionale per quanto riguarda industria ed economica, che ha offerto un quadro più che significativo del settore, mettendo anche in luce – quantificandoli – i numerosi rischi a cui andrebbe incontro lo Stato perseguendo l'approccio proibizionista già esercitato da molte regioni e da una parte delle politiche governative degli ultimi tempi. Mentre in parallelo, dalla sede di Lottomatica - la principale azienda di gioco in Italia e tra le più grandi al mondo – venivano aperte le porte a giornalisti e istituzioni per mostrare le attività quotidiane e gli investimenti realizzati per esercitare il proprio ruolo di partner dello Stato nella gestione del gioco pubblico, come avviene in linea generale per le aziende che gestiscono i vari giochi statali attraverso l'esercizio (diretto o indiretto) di una concessione. Attività mirate a garantire, tutelare e difendere valori come la sicurezza dei consumatori, la tutela della legalità e dell'ordine pubblico; attraverso la più totale trasparenza e una grande professionalità, che richiede investimenti in competenze e tecnologia, anche a livelli superiori rispetto ad altre industrie. Caratteristiche che non sono affatto degli “slogan” o delle presunte virtù sbandierate (quando possibile) dall'industria, ma che rappresentano, al contrario, degli autentici assiomi del gioco pubblico, pur essendo pressoché sconosciuti all'opinione pubblica. Ragion per cui è bene raccontarli, proporli, esaltarli: partendo dal risultato (straordinario) ottenuto dallo Stato attraverso il gioco pubblico, in termini di emersione del sommerso, passando per il ruolo (imprescindibile) della rete di scommesse legali e dell'intelligence ad essa collegata che consente un monitoraggio costante e un fronte di intervento immediato contro la manipolazione e il rischio di frodi nello sport. Altro argomento fondamentale e di estrema attualità, anche a livello mondiale, rispetto al quale il nostro paese si presenta come un autentico avanguardista, proprio grazie all'esistenza del gioco pubblico e di una marcata esperienza in questo campo. Tutti temi che si aggiungono al vero argomento cardine del settore, che è quello del suo ruolo di baluardo della legalità, visto che laddove esiste un'offerta di gioco legale viene eliminata, o quanto meno minimizzata, la presenza di un'offerta illegale esercitata normalmente dalla criminalità organizzata.
Ecco quindi una serie di spunti utili per il Legislatore e per il governo, di cui tenere conto nella presente e futura gestione del comparto: partendo da quel riordino più volte promesso e non ancora attuato – se mai si potrà davvero raggiungere – e passando per i tanti altri provvedimenti che riguarderanno, direttamente o indirettamente – anche il mondo del gioco. Il prossimo potrebbe essere in occasione del cantiere della nuova manovra economica, attorno al quale sono già stati avviati i lavori, seppure in maniera insolita: cioè attraverso il ministro degli Interni (non quello dell'Economia) che ha annunciato addirittura di iniziare a ricevere imprese e sindacati già dalla prossima settimana per affrontare quello che si annuncia essere un autunno di fuoco, in tutti i sensi. E chissà che non si trovi un minimo spazio, già in quella sede, anche per parlare di riforma dei giochi visto che, tra i dieci dossier aperti dal vice premier Matteo Salvini in vista della manovra, c'è anche la revisione di quel criticatissimo decreto Dignità che, almeno riguardo al gioco, è riuscito soltanto a togliere dignità, all'industria e ai suoi addetti. Anche se nelle idee di Salvini, secondo quanto trapelato finora, ci sarebbe più che altro la volontà di rivedere le causali che riguardano l'occupazione, e non il gioco. Ma potrebbe sempre rivelarsi un'occasione per rivedere anche gli altri punti oscuri di quella legge e le criticità provocate sul comparto. Di certo, il lavoro di comunicazione e studio realizzato o promosso dall'industria in queste ultime settimane potrà rappresentare una base di partenza e uno spunto di riflessione per il governo e il Legislatore, che nel ricercare nuove entrate dovrà confrontarsi anche con il mutato quadro economico, del paese e del settore. Provando a guardare anche l'altra faccia del gioco pubblico, che fino ad oggi è stata sistematicamente ignorata: ma forse, ora non più.
 
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