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Verso un settore nuovo

  • Scritto da Ac

Il Dl Dignità, i ripetuti aumenti di tassazione imposti dagli ultimi governi e i molteplici problemi sul territorio, impongono all’industria del gioco un cambio di mentalità. E di modello.

In questo periodo di estrema incertezza e di totale instabilità per il comparto del gioco pubblico, una cosa sola appare certa: niente sarà più come prima. Sotto tutti i punti di vista.

Sotto il profilo economico e finanziario, a causa delle mutate (e ristrette) marginalità che stanno generando (seppure a fatica) nuovi e diversi equilibri all’interno della filiera, ma anche per ciò che riguarda l’offerta. È noto a tutti, in effetti, che il settore dovrà fare i conti con una riduzione non solo del numero di apparecchi da intrattenimento, già compiuta negli ultimi anni dal Legislatore, ma anche di quella dei punti vendita, e per varie ragioni.

 

Tanto per cominciare, a causare una riduzione delle aperture dei punti vendita sono state le diverse leggi regionali e i regolamenti comunali che hanno imposto criteri di carattere locale per l’esercizio del gioco pubblico (e, nello specifico, quasi esclusivamente per quanto riguarda gli apparecchi); inoltre, guardando al futuro (che sia prossimo o immediato, questo non è ancora noto a nessuno), è già previsto che anche i punti vendita che raccoglieranno scommesse sportive saranno molti di meno e pure diversi, probabilmente, come tipologia, rispetto ai precedenti. Oltre ad essere di meno, dunque, i locali di gioco che avremo nel futuro saranno delocalizzati e probabilmente sottoposti (elevati?) a degli standard più rigidi e a requisiti economici di certo non banali.
 
Ecco quindi che gli addetti ai lavori dovranno cambiare il proprio modo di operare, cercando nuovi modelli di business ma anche nuovi format e nuovi concept da utilizzare per arrivare a un’offerta sostenibile, in termini di convivenza con il territorio, ma che risultino al tempo stesso appetibili per i giocatori, notoriamente sempre più esigenti anche per via del rapido sviluppo tecnologico che cambia giorno dopo giorno le abitudini dei cittadini.
 

L’altro grande cambiamento che dovrà affrontare l’industria è però nella comunicazione e nelle attività di marketing. Altra cosa imposta, di fatto, dalla legge, proprio attraverso il decreto Dignità che ha introdotto il divieto di pubblicità “totale” del gioco con vincita in denaro. Rendendo necessario un cambio di mentalità e non solo di strategie, a livello generale; e anche decisamente trasversale. Non soltanto per chi si occupa di gioco online, come erroneamente pensava di poter interpretare qualcuno, ma vale per tutti. Per l’intera industria, appunto.
 

Mai come in questo momento, dunque, gli addetti ai lavori sono obbligati a interrogarsi sul proprio futuro e su quello delle proprie attività. Provando a immaginare un nuovo settore, magari meno profittevole e più complesso da gestire, ma che risulti (finalmente) sostenibile e destinato a stabilizzarsi nel tempo. Sia pure in forme diverse da quella attuale. Gli operatori dovranno quindi muoversi per tempo, cioè ora: mentre dall’altra parte, al tempo stesso, la politica non potrà sottrarsi al proprio compito e alle proprie responsabilità, completando quell’operazione di riordino, finora soltanto annunciata, e forse neppure immaginata. Ma comunque promessa, e di conseguenza, aspettata. E sempre più urgente.
 
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