Il gioco con vincita è vietato ai minori di 18 anni e può causare dipendenza. Consulta probabilità di vincita su www.aams.gov.it
Log in

Tra carenze e incoerenze, il Riordino entri tra le urgenze

  • Scritto da Alessio Crisantemi

Nella settimana più “calda” per il governo giallorosso, il Riordino del gioco pubblico diventa sempre più prioritario, benché invisibile.

Tutti i nodi, prima o poi, vengono al pettine. No, non stiamo parlando della (presunta) crisi di governo e dell'annunciata divisione tra le forze che compongono la maggioranza che ha costretto il premier Giuseppe Conte a salire al Quirinale durante il fine settimana, nonostante l'evidente pertinenza della metafora. Il riferimento, in questo caso, è a un'altra situazione di crisi, che si sta mostrando molto più grave e accentuata rispetto a quella dell'Esecutivo (al di là dei livelli di priorità e di interesse del paese), cioè quella che riguarda il comparto del gioco pubblico. Dopo anni di mancanze, errori e rinvii, è giunto oggi il momento del redde rationem. Perché avanti, di questo passo, non si può più andare. Senza commettere l'errore di considerare il problema come una questione “di settore”, come se riguardasse soltanto quel singolo comparto economico e industriale. Al contrario, ogni situazione relativa al settore dei giochi di Stato è un affare di Stato. Un “affare” non solo in senso stretto, cioè dal punto di vista finanziario, ma anche in senso lato, trattandosi di una materia che interessa il paese sotto vari profili, tutti di estrema importanza.

Ragione per la quale il Legislatore aveva imposto una Riserva di legge sul settore, per quanto sia oggi - purtroppo – pressoché ignorata. La trattazione dei giochi pubblici riguarda tematiche di sicurezza e ordine pubblico – essendo il gioco di Stato l'unica valida alternativa al gioco illegale e alla sua gestione criminale -, di tutela dei cittadini e di salute, oltre a riguardare inevitabilmente anche l'economia della nazione. Per questo lo Stato non può permettersi di ignorare questo settore, come invece accade ormai da troppi anni e da troppi governi. 
Ora però non potrà più farlo. Non adesso che iniziano a saltare anche i minimi equilibri faticosamente mantenuti nel tempo dagli addetti ai lavori, nonostante la crescente complessità e le numerose difficoltà incontrate sul territorio e sui singoli settori di competenza. Dagli apparecchi da intrattenimento alle scommesse, dal bingo all'online, passando per l'ippica, le lotterie e persino per il gioco del “puro” intrattenimento. Ogni singolo settore del comparto ha una serie di problemi con cui deve confrontarsi ogni giorno e che oggi diventano insuperabili, a causa del sovrapporsi degli eventi e all'aggravarsi delle situazioni. Ormai nulla è più gestibile e solo una vera riforma del comparto, come l'annunciato Riordino di cui si sono ormai perse le tracce, potrebbe consentire allo Stato di riprendere il controllo e arginare la deriva del comparto. Per il bene di tutti, va ribadito, e non per quello della sola industria (e, quindi, delle migliaia di imprese e lavoratori che la compongono). Da qualunque parte la si voglia guardare, la situazione in cui si trova il comparto del gioco non può essere più ignorata né mantenuta cosi com'è. Anche i più forti detrattori, a partire dagli abolizionisti, non potranno essere contenti dell'attuale scenario, in cui il gioco continua a rappresentare una componente assolutamente rilevante della nostra economia, con gli ultimi governi che, pur avendo dichiarato una presunta battaglia nei confronti dell'azzardo - condotta soltanto attraverso provvedimenti confusi e spesso contraddittori - in realtà hanno legato in maniera ancora più stringente le entrate che derivano da questo settore con le sorti del paese, mettendo a bilancio per i prossimi anni entrate sempre maggiori. Ed ecco un altro motivo per il quale non si può più ignorare lo stato di crisi del settore. 
L'ultima “trovata” legislativa che ha visto introdurre sulle videolotterie il lettore di tessera sanitaria a partire dallo scorso gennaio, unita all'ulteriore rincaro della tassazione, sua sul prelievo alla filiera che sulle vincite, ha fatto crollare la raccolta degli apparecchi in maniera più che significativa (fino al 30 percento e oltre nel primo mesi di attività, e senza benefici in termini di tutela), creando un potenziale “buco” nelle casse dell'Erario che si stima possa raggiungere il miliardo di euro se il trend verrà mantenuto costante. Troppo per essere ignorato dall'Esecutivo, tanto più che ciò accade in un momento storico in cui, oltre alla stagnazione dell'economia nazionale, si aggiunge anche l'altra grave mancanza di entrate che scaturisce dall'epidemia dilagante del coronavirus, con Assoturismo che ha stimato che le perdite per il nostro paese potrebbero raggiungere gli 1,6 miliardi di euro, tenendo conto che ogni turista asiatico che stiamo perdendo in questo momento spende in media oltre 150 euro al giorno in Italia. Uno scenario che renderà difficile far tornare i conti a fine anno, quando ci sarà comunque da evitare nuovamente l'innesco delle clausole di salvaguardia, che prevedono i temibili rincari di Iva e accise sul carburante. Attraverso una (vera) riforma del comparto, a livello generale, ci sarebbe invece il modo di tirar fuori le giuste somme dal comparto e magari anche in modo sostenibile, sotto tutti i punti di vista. Magari rivisitando le modalità in cui vengono tassati i singoli giochi (per esempio, attraverso l'introduzione di una tassazione sul margine anche per gli apparecchi da intrattenimento, come avviene negli altri giochi e, soprattutto, in tutti gli altri paesi) e potendo soprattutto eseguire le gare per il rinnovo delle concessioni che senza il superamento della Questione territoriale non possono essere eseguite. Ciò vale non soltanto per le scommesse e per il bingo, ormai da anni sottoposti a proroghe a titolo oneroso (chissà cosa dirà l'Europa, se mai ne dovesse accorgere..), ma anche per il rinnovo delle più onerose concessioni degli apparecchi da intrattenimento che analogamente alle precedenti rischierebbero il rinvio, nonostante l'anticipazione prevista dall'attuale governo nell'ultima manovra.
Ma al di là delle questioni economiche, ci sono anche una serie di ragioni politiche che rendono improrogabile il Riordino del settore. Tornando anche qui a parlare della Questione territoriale e delle necessità di superare il conflitto tra lo Stato e gli enti locali sulla regolamentazione del gioco. Dopo le diverse derive intraprese da alcune regioni (Piemonte ed Emilia in testa), altri territori stanno provando a correre ai ripari rendendosi conto, in concreto, dei danni che alcune restrizioni al gioco legale possono creare sulla comunità di loro riferimento, adottando (anche qui) lo strumento delle proroga. In attesa, magari, di una soluzione governativa. Anche laddove il revirement non arrivi direttamente dagli Enti locali, a imporlo o a suggerirlo sono le Istituzioni: dai tribunali (come accaduto nei giorni scorsi in Sicilia) o dai ministeri, con gli Interni che hanno acceso un faro sul settore, rendendo ancor più evidente quanto sia necessaria la riforma del comparto. Adesso, quindi non siamo più soltanto noi a dirlo, come ci affanniamo da tempo a scriverlo sui nostri canali di informazione, ma sono addirittura gli stessi tecnici del governo: come quelli del Viminale, costretti a formulare circolari interpretative mirate a salvaguardare l'ordine pubblico sul territorio. O come quelli del Servizio studi della Camera, che già più di un anno fa segnalavano l'insostenibilità dei livelli di tassazione per la filiera. 
Adesso, quindi, è il momento di intervenire con il Riordino che non può più essere rimandato. Anche se la settimana corrente sarà caratterizzata ancora una volta dai test e dai rischi sulla tenuta del governo, con lo spettro di una caduta e di un voto anticipato a settembre (dopo mesi di un Esecutivo provvisorio), che vorrebbe dire, ancora una volta, il mantenimento dello status quo. Solo che stavolta sarebbe letale per il comparto, e per tutto ciò che ne conseguirebbe da un crollo del sistema del gioco legale. Intanto in questi giorni il governo è chiamato a nominare i vertici del Garante privacy e dell’Autorità comunicazioni (Agcom): due autorità di estremo interesse anche per il mondo del gioco, tenendo conto della partita in corso sull'identificazione dei giocatori nel gioco fisico di cui si discute in questo frangente, con evidenti problemi di privacy e, soprattutto, dell'effetto del decreto dignità e del divieto di pubblicità, il cui rispetto fa capo proprio all'Agcom. Ma forse è proprio per queste nomine (unite alle tante altre che si decidono nei prossimi giorni) che il governo ha iniziato a scricchiolare: in perfetto stile italico e in un vero e proprio gioco d'azzardo politico.
Share

I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra.