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Governo e gioco pubblico: finalmente una visione, ma ora servono i fatti

  • Scritto da Alessio Crisantemi

Nell’Atto di indirizzo sulle politiche fiscali per gli anni 2020-2022 firmato dal ministro dell’Economia una confortante vision per il futuro del gioco: ma non rimangano parole.

Finalmente un visione. Non nel senso mistico del termine, però, per una sorta di apparizione metafisica (o, almeno, così dobbiamo augurarci), ma sotto il profilo della gestione strategica. Una “vision”, dunque, per dirla all'inglese, che si traduce in una proiezione di uno scenario futuro che rispecchia gli ideali, i valori e le ispirazioni di chi fissa gli obiettivi e incentiva all'azione. A guardare al futuro, in questo caso, è il governo, parlando del gioco pubblico (ripetiamo: non si tratta di una visione mistica!). Succede nella stesura dell’Atto di indirizzo sulle politiche fiscali per gli anni 2020-2022 firmato dal ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri, all'interno del quale si può individuare un focus specifico dedicato al mercato del gioco in cui si offre, appunto, una visione del prossimo e immediato futuro, con alcune indicazioni strategiche.

Un piano completo (sulla carta) nel quale il titolare dell'Economia delinea la strategia, orientata a “presidiare le esigenze di legalità” (anche) “nel settore dei giochi pubblici, comprese quelle dirette a contrastare fenomeni criminali connessi. Elevare la qualità dell’offerta dei giochi pubblici e assicurare un ambiente di gioco sicuro, combattendo il gioco illegale, proteggendo i soggetti vulnerabili e ponendo particolare riguardo alle attività sul divieto di gioco da parte dei minori”.

A tale scopo, non a caso, il Ministero ha già avviato una revisione della struttura organizzativa e funzionale dell’Amministrazione fiscale. Che rappresenta, tuttavia, soltanto l'inizio. Nel prossimo triennio, infatti, “questo insieme di azioni contribuirà a migliorare la performance dell'Amministrazione finanziaria, nella prospettiva di mitigare gli effetti economico-sociali conseguenti all’emergenza epidemiologica da Covid-19 e di ridurre la pressione fiscale sui contribuenti, promuovendo così un sistema fiscale sempre più equo e favorevole al rilancio economico del Paese”. E in questo senso l’Atto di indirizzo “declina le linee guida con cui ciascuna componente dell’Amministrazione finanziaria (il Dipartimento delle Finanze, l’Agenzia delle Entrate, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione, l’Agenzia delle Dogane e Monopoli, l’Agenzia del Demanio, la Guardia di Finanza) contribuirà a dare attuazione alle azioni strategiche individuate”.
Per quanto riguarda l'azione dei Monopoli di Stato che, si impegneranno a “fornire il supporto tecnico necessario al Governo per la regolamentazione del settore dei giochi, anche attraverso la conoscenza delle abitudini di gioco della popolazione, al fine di efficientare e razionalizzare gli strumenti di contrasto al gioco patologico; a sviluppare il sistema di monitoraggio dell’offerta di gioco attraverso l’evoluzione della 'banca dati sui giochi' e l’integrazione con i sistemi delle altre Autorità coinvolte; ciò al fine di verificare l'andamento dei volumi di gioco e la relativa distribuzione sul territorio nazionale, con particolare attenzione alle aree più soggette al rischio di concentrazione di giocatori affetti dal disturbo da gioco d’azzardo; a rafforzare l’attività di controllo sul divieto di gioco ai minori, anche in cooperazione con le Forze dell'ordine, con particolare riferimento al controllo sugli ingressi negli esercizi e sugli apparecchi muniti di meccanismi idonei ad impedire ai minori di età l'accesso al gioco, quali il corretto funzionamento di quello finalizzato all'utilizzo della tessera sanitaria; a promuovere attività di studio e analisi per la formulazione di proposte normative e contribuire all’attuazione di quanto previsto dalla legge 96/2018 per la realizzazione di una riforma in materia di giochi pubblici in modo da assicurare l’eliminazione dei rischi connessi al disturbo da gioco d’azzardo e contrastare il gioco illegale e le frodi a danno dell’erario”.
Nel frattempo la Guardia di finanza, che orienterà la propria azione al contrasto dei fenomeni illeciti più gravi, pericolosi e diffusi sul territorio nazionale, proseguirà l’azione di “contrasto agli illeciti in materia di giochi e scommesse, sia rafforzando le sinergie in atto con l’Agenzia delle dogane e dei monopoli sia ampliando e valorizzando il patrimonio informativo a disposizione con il complesso dei dati presenti in ambito doganale, in funzione dell’elaborazione di analisi di rischio finalizzate a consolidare i livelli di sicurezza e di competitività del sistema doganale italiano, a garantire la fluidità dei traffici commerciali ed a creare nuove opportunità di sviluppo e benessere per il Paese”. 
 
Ecco quindi che il programma delineato dal Ministro per il controllo e l'esercizio dei giochi appare piuttosto completo e decisamente auspicabile, sotto tutti gli aspetti. Tenendo soprattutto conto che con questo atto di indirizzo viene rilanciata anche la Riforma del comparto già prevista della precedenti iniziative legislative, ma mai realizzata. E neppure mai discussa: né dall'attuale governo, né tanto meno dal precedente che l'aveva concepita (ma sempre su carta, e nulla più). In questo senso, pertanto, è da intendere l'assegnazione della delega ai giochi (e, più in generale, alle attività dell'Agenzia delle Dogane dei Monopoli) affidata al sottosegretario Pier Paolo Baretta che trova in questo atto di indirizzo le sue motivazioni, in tutti i sensi. Per un segnale una volta tanto positivo che dovrebbe rincuorare gli addetti ai lavori del settore, alle prese con un momento particolarmente duro, forse il più difficile della propria esistenza, per uscire dal quale sarà ancora più urgente e necessaria una riforma dell'intera sistema: tanto più in un trienno chiave come quello attuale, durante il quale dovranno essere riscritte le regole del gioco, anche attraverso l'emanazione delle gare pubbliche per il rinnovo delle concessioni
Certo, va detto, il piano diffuso dal Ministero dell'Economia arriva in concomitanza (forse non casuale) con un altro importante documento, cioè quello pubblicato dalla Direzione Investigativa Antimafia che nella sua relazione sull'attività e sui risultati conseguiti nella seconda parte del 2019 lancia un chiaro e preciso allarme nei confronti delle illegalità sul mercato del gioco, attorno al quale “sono andati a polarizzarsi gli interessi di tutte le organizzazioni mafiose, dalla camorra alla ‘ndrangheta, dalla criminalità pugliese a cosa nostra, in alcuni casi addirittura consorziandosi tra di loro”. Ponendo l'accento sulla massiccia presenza, ancora oggi, di punti di accettazione scommesse illeciti – i cosiddetti Ctd o Centri trasmissione dati – collegati a bookmaker esteri e senza concessione di gestione totalmente criminale, e su quella dei “totem” per il gioco online, ancora molto presenti sull'intero territorio nazionale e destinati, probabilmente ad aumentare, con la progressiva scomparsa dell'offerta del gioco pubblico che potrà essere garantita dalla progressiva attuazione delle varie leggi regionali restrittive dell'offerta di gioco pubblico, ma anche dagli effetti della pandemia, che è destinata a causare altrettante vittime, tra le imprese del gioco, se non saranno presi e attuati provvedimenti seri e concreti – e in tempi utili – dal Legislatore. Altro aspetto di cui si dovrà tenere fortemente conto nella riforma del comparto.
Ma qualunque piano di azione o strategia che possa essere individuata e intrapresa nei confronti di questa industria, così altamente complessa e articolata, dovrà inevitabilmente partire da una presa di coscienza generale, relativa non solo all'esistenza e diffusione ancora oggi di un'ampia offerta di gioco illegale ma anche – e soprattutto – del ruolo svolto dalla rete del gioco legale nel contrasto di queste attività illecite. Con la rete del gioco di Stato che rappresenta, da sempre, il primo e più importante baluardo in difesa della legalità: non soltanto andando ad occupare un posto sul mercato, sottraendolo al mercato nero, ma promuovendo, al tempo stesso, quei valori fondamentali che sono alla base del gioco pubblico. Vale a dire: sicurezza, controllo e – appunto – legalità. In un'operazione di “divulgazione” operata dalla rete del gioco legale, che accompagna implicitamente ogni punto vendita e che può essere resa ancora più esplicita attraverso un'azione seria e concreta da parte degli addetti ai lavori. Magari attraverso un'operazione di ulteriore responsabilizzazione della filiera, che potrebbe tradursi anche in una specifica formazione del personale impiegati nei punti vendita: altro tema che ci permettiamo di proporre tra quelli che dovranno essere considerati nella stesura della presunta Riforma del comparto. Ma per chiedere e ottenere un coinvolgimento efficace degli operatori, bisognerà fare in modo che essi si sentano parte attiva e integrante del sistema statale del gioco e non un terzo incomodo (se non peggio), continuando a subire ingiustizie, vessazioni e altri tipi di angherie alle quali sono stati sottoposti negli ultimi anni. 
Pertanto, oltre a una revisione generale del comparto e prima di questa, la politica dovrà soprattutto modificare l'approccio a queste tematiche e la percezione distorta che continua ad avere di questo settore. Superando i pregiudizi e le (pseudo)ideologie che hanno condizionato, fino ad oggi, la trattazione della materia e iniziando col risolvere i vari problemi che ne sono scaturiti. Solo in questo modo si potrà davvero impostare una riforma degna di tale nome e strutturare un industria (finalmente) pienamente sostenibile. Per un paese migliore, e non più soltanto a beneficio esclusivo dell'Erario.
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