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Prove di r(i)esistenza per il gioco pubblico

  • Scritto da Alessio Crisantemi

All'indomani della grande manifestazione dei lavoratori, il comparto del gioco pubblico attende risposte – sempre più urgenti - sulla ripartenza e sul proprio futuro.

Dopo la fiducia ottenuta alla Camera e al Senato e la definizione della squadra di governo, oltre al decreto anti-pandemia, si attendono i primi provvedimenti del nuovo esecutivo guidato da Mario Draghi, che proprio in questi giorni farà il suo debutto da presidente del Consiglio a Bruxelles. Anche se, in generale, si tratta di un ritorno dell'ex presidente della Bce in Europa, che appare anche particolarmente gradito dai rappresentanti delle istituzioni comunitarie, tenendo conto dell'aura assolutamente positiva che accompagna il volto del premier a livello internazionale. Un clima, del resto, che coincide in qualche modo con quello emerso nei giorni scorsi anche in patria, stando ai numeri della fiducia ottenuta alle camere: anche se il vero test per il nuovo esecutivo inizia proprio in questi giorni, quando si potrà iniziare a verificare quanta resistenza interna incontrerà nell’attuazione del suo programma. A partire dal primo consiglio dei ministri, in cui si dovrebbero decidere i nomi dei nuovi sottosegretari (cosa nient’affatto scontata), e dalle riunioni in cui si deciderà la sofferta linea da tracciare per affrontare questa delicata fase della pandemia caratterizzata dall’affermarsi delle varianti del nuovo coronavirus.

Una serie di questioni che interessano da vicino anche il comparto del gioco pubblico che oltre ad attendere di conoscere i nomi dei sottosegretari per scoprire chi saranno quelli incaricati al Ministero dell'economia - nella speranza di veder assegnata al più presto anche la delega ai giochi a uno di loro – auspica di poter ripartire con le proprie attività, dopo averlo chiesto a gran voce, giovedì scorso, con la grande (duplice) mobilitazione che ha visto scendere in piazza migliaia di lavoratori, a Roma e Milano, per dimostrare lo stato di assoluta criticità in cui si trovano le imprese del settore e le famiglie che ne traggono sostentamento. Raccontando le loro storie, in molti casi fortemente critiche se non addirittura drammatiche, dopo dieci mesi di chiusura che per loro si traducono in cassa integrazione, nell'impossibilità di pagare mutui, rate e tutto ciò che soltanto un lavoro riesce a garantire. E di fronte all'ulteriore spauracchio di un imminente licenziamento che per molti potrebbe scattare inevitabilmente al termine della moratoria istituita dal precedente governo e in scadenza il prossimo 31 marzo, salvo rinvii (per un altro tema di cui si dovrà occupare a breve Draghi). Ogni giorno che passa, la situazione di queste persone è sempre più critica e il loro futuro sempre più nero: da qui la decisione di uscire allo scoperto maturata durante le ultime settimane che ha portato alla doppia manifestazione. Un modo per sollevare il grido di dolore dell'intera filiera, rimasto per troppo tempo inascoltato, più che inespresso: con i lavoratori di questa industria così complessa e scomoda, da sempre messi in secondo piano dall'opinione pubblica e dei media. Almeno fino alla scorsa settimana. Sì perché, se c'è una cosa in cui è riuscita davvero la manifestazione dei lavoratori, è proprio nell'aver portato il tema del gioco pubblico sotto i riflettori: e anche se la protesta non è forse arrivata fino alla prima pagina dei giornali nazionali, ne ha occupato comunque qualche colonna, oltre alle rubriche di tanti telegiornali, in tv e sul web. Oltre ad aver raccolto un'ampia partecipazione, praticamente trasversale, della politica che ora non può più fingere di non conoscere il problema e il disagio vissuto dagli oltre 100mila lavoratori del comparto.
Adesso, dunque, si attende di conoscere i dettagli del decreto che andrà a sostituire l’attuale Dpcm in scadenza il 5 marzo che dovrebbe dare l’indicazione di un nuovo modus operandi: non nuove regole decise all’ultimo momento ma una pianificazione del prossimo mese su cambi di colore, chiusure e divieti. Anche se, va detto, alcune regioni sono appena tornate in arancione e pare certo che, con il nuovo decreto, il divieto di spostamento tra le stesse regioni permanga fino a fine marzo.
Tuttavia, a voler essere ottimisti, occorre notare anche la nuova spinta proveniente dagli stessi territori, leggendo il documento di proposte inviato dalle Regioni e dalle Province autonome al Governo sulle misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da Covid-19.
Nel testo, si legge che i due soggetti “hanno appreso con favore che il Governo abbia messo quale primo punto della sua agenda un cambio di passo nella gestione dell'emergenza e della campagna vaccinale, nella consapevolezza che essa rappresenta un obiettivo fondamentale non solo per la tutela della salute di tutti i cittadini ma anche per il rilancio economico e la coesione sociale del nostro Paese”. Ritenendo “necessario che tale nuovo slancio possa essere tradotto concretamente già nelle prime disposizioni che il Governo si appresta ad adottare”. Formulando alcune specifiche proposte che consentano “di coniugare le misure di sicurezza sanitaria con la ripresa economica e delle attività culturali e sociali”. Un obiettivo che sembra andare nella direzione auspicata anche dai lavoratori del gioco.
Con la priorità assoluta individuata da tutte le parti, a partire proprio dall'esecutivo, che rimane quella di velocizzare la campagna vaccinale nel rispetto degli impegni con l’Ue e nella difficoltà oggettiva della penuria dei vaccini (anche se qualche bella notizia potrebbe arrivare dal vaccino Janssen di Johnson&Johnson). Allo stesso tempo, tuttavia, bisognerà mettere a punto le misure di contenimento per evitare che la stessa campagna risulti inefficace e che l’aumento dei contagi ingolfi gli ospedali e causi ancora molti morti. Ma tutto questo di deve poter fare senza continuare a sacrificare interi settori e, con essi, l'esistenza di migliaia di imprese e lavoratori. Questa, dunque, è la sfida più grande sul tavolo del governo: far ripartire l'Italia, in sicurezza e senza esclusioni. E una volta tanto, gran parte delle forze politiche che siedono in Parlamento, sembrano essere d'accordo anche sull'inclusione dei giochi, come hanno dichiarato apertamente i rappresentanti politici che hanno cavalcato la piazza di Roma nei giorni scorsi. Diventando – addirittura - uno dei pochi temi in cui si poteva rilevare convergenza tra maggioranza e opposizione. Che sia già questo il segno di un'inversione di tendenza (anche) nei confronti del gioco? E' ancora presto per dirlo, sapendo che le parole pronunciate in piazza rischiano di sparire presto nel vento: tuttavia, per un settore di fantasmi, sceso in piazza al grido di "io esisto", il fatto stesso di poter avere oggi una nuova speranza, sembra già essere un primo risultato.
 
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