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Il momento giusto per una riforma giusta

  • Scritto da Alessio Crisantemi

Il clima politico ed economico si rivela propizio per attuare una riforma generale del gioco pubblico che possa essere in grado di rendere pienamente sostenibile il comparto.

Cos'altro deve accadere, in Italia o nel mondo, per poter convincere la classe politica a occuparsi – una volta per tutte – del comparto del gioco pubblico? Seriamente, però. Non come al solito, introducendo cioè dei nuovi balzelli o mettendo una toppa di qua o di là, per tamponare qualche situazione di estrema emergenza. Se neppure gli undici mesi di chiusura totale dei locali di gioco dovuti alla pandemia riescono a convincere tutti della necessità di un intervento concreto per risollevare l'intera industria - scongiurando la crisi economica di migliaia di imprese e la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro – vuol dire che il settore non ha poi tante speranze di poter raggiungere quella tanto agognata sostenibilità che gli addetti ai lavori invocano da troppo tempo. Eppure qualcosa si sta muovendo in questi giorni: seppure molto lentamente e decisamente in sordina. Ma è comunque qualcosa. Non può (e non deve) infatti sfuggire lo scatto in avanti operato dall'Agenzia delle Dogane e dei giochi attraverso l'open hearing dedicato alla riforma del gioco fisico, che vuole essere – probabilmente – una base di lavoro da cui partire per innesacare quel processo di riordino troppe volte annunciato, ma mai attuato, né tanto meno avviato.

Occorre però osservare anche i vari movimenti in corso in Parlamento, dove si susseguono richieste di intervento nei confronti del gioco, come forse mai accaduto prima. Al punto da aver assistito, in Senato, alla presentazione di un'interrogazione decisamente trasversale e in grado di mettere insieme Pd, 5 Stelle, Forza Italia e Fratelli d'Italia, nel chiedere la proroga delle concessioni vigenti: in un atto di estrema concretezza (al di là delle scadenze, divenute difficili da decifrare) che potrebbe rappresentare – nella migliore delle ipotesi – l'avvio di una nuova stagione, che potrebbe giocare in favore delle riforme.
Del resto, la materia del gioco pubblico diventa ogni giorno sempre più critica e complessa: basti pensare a quei territori in cui esistono ancora oggi delle leggi regionali di carattere ultra-restrittivo che non consentono praticamente alle imprese locali neppure di ripartire dopo la pandemia. Per uno schiaffio totale alla libertà di impresa e – peggio ancora – alla tutela dell'ordine pubblico e della legalità. Sì, perché se c'è una cosa che la pandemia dovrebbe aver messo bene in chiaro, dal punto di vista del gioco, è che quando l'offerta legale non è disponibile, si spalancano subito molteplici possibilità illecite pronte ad accogliere la domanda degli italiani. Un rischio che nessun paese democratico può permettersi di correre, figuriamoci quindi cosa vorrebbe dire esserne complice, tanto più in un momento di grande crisi economica come quello attuale.
Per questo, accanto alla buona notizia delle progressive riaperture delle attività nelle varie “zone bianche” della Penisola, cominciano a emergere segnali positivi anche sul fronte politico e istituzionale. In un'evidente presa di coscienza generale, che non include ancora tutti, ma che si sta diffondendo sempre di più, per le evidenti cause di forza maggiore. Non è quindi un caso se anche i territori più ostili nei confronti del gioco pubblico stanno optando per la modifica o per la proroga delle leggi locali, per scongiurare la disfatta delle imprese locali e, di conseguenza, del sistema del gioco legale.
Anche se tutto questo si poteva francamente evitare, già a monte, o comunque molto tempo prima, se solo ci fosse stata la volontà di dedicare appena qualche minuto di riflessione sulla materia (perché tanto sarebbe bastato per valtare l'inconsistenza e la pericolosità di certe norme regionali), mai come ora bisogna sforzarsi di guardare il bicchere dalla parte piena: proprio come hanno fatto gli operatori del gioco tornando ad alzare la saracinesca dei propri locali, nelle ultime ore. Mettendo da parte l'angoscia delle ore passate, la frustrazione provocata da un'evidente disparità di trattamento rispetto a tante altre categoria e la totale assenza di un confronto. Pensando soltanto che poteva andare peggio, avendo toccato con mano il rischio di veder riaprire i locali a partire da luglio. Ora, dunque, è il momento di ripartire: provando a superare il passato e guardando concretamente ai giorni d'oggi, per provare a (ri)costruire un nuovo futuro. Evitando però di commettere gli errori di un tempo: soprattutto di fronte alla realtà degli enti locali. Ancor più se – come sembra – il revirement delle regioni dovesse davvero interessare tutte le “zone rosse” del gioco: guai a non procedere con il Riordino per risolvere una volta per tutte l'annosa “Questione territoriale”. Perché tutto quello che è già accaduto, può accadere di nuovo. E se ciò vale per la pandemia, sarà bene farlo valere anche per le tante altre questioni in attesa di soluzioni, tra le quali - appunto – quella del gioco. L'obiettivo è ormai a un passo e mai come ora sembrano esserci le condizioni per attuare una riforma in grado di rendere il comparto davvero sostenibile. Per il bene di tutti.

 

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