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Il paradosso del legislatore e il riordino che crea disordine

  • Scritto da Alessio Crisantemi

Dopo le prime indiscrezioni sulle possibili misure sui giochi in Manovra nel settore è subito scompiglio: con le proroghe che da strumento di riordino appaiono (così) portatrici di disordine.

 

Più che un'attività propedeutica al riordino del settore, la proroga delle concessioni di gioco che il governo sta provando a inserire nella prossima legge di bilancio sembra quasi assumere i connotati di una tassa sul riordino. Stando alle prime indiscrezioni trapelate da via Venti Settembre sulle possibili misure previste dall'esecutivo per il comparto giochi - che abbiamo anticipato su questo Quotidiano – la proroga per gli attuali concessionari che gestiscono scommesse, bingo e reti di connessione degli apparecchi, la cui scadenza è già stata prorogata al 31 marzo dal decreto “Cura Italia”, dovrebbe arrivare. Proprio come promesso dal sottosegretario Federico Freni, che l'ha sempre considerato un atto dovuto, in quanto inevitabile, per garantire la continuità delle attività statali. Il problema, semmai, sta nelle modalità di proroga immaginate dal governo, sulle quali si è già scatenato un dibattito enorme, prima ancora di vedere tali misure approdare in Parlamento. Sì, perché nelle carte che abbiamo pubblicato nei giorni scorsi, dove i tecnici del governo facevano i conti in tasca al settore, immaginando le condizioni per il prolungamento delle attività, per gli addetti ai lavori quegli stessi conti non tornano affatto. Per una differenza colossale, come spesso avviene, tra le teoria e la pratica (o tra il Palazzo e il territorio), dovuta al fatto che le condizioni in cui verte oggi il mercato non sono più quelle di una volta, con il regime considerato come riferimento nelle varie valutazioni, basato sugli storici del comparto, che non solo non è più reale ma forse non potrà neppure mai più essere raggiunto. Non a queste condizioni. Se le ripetute restrizioni introdotte nel tempo dalle varie norme “anti-gioco”, sia a livello centrale che (soprattutto) a livello regionale hanno minato alla base la redditività del mercato ed eroso significativamente i margini della filiera, con grande complicità anche dei vari aumenti di tassazione, la pandemia è riuscita a completare l'opera di dissesto del settore, provocando perdite ancora più ingenti e mettendo in difficoltà seria gran parte delle aziende. Al punto da rendere impensabile valutare il valore medio di un apparecchio da intrattenimento (o di un locale) sulla base dei paramentri precedenti. Fermo restando, peraltro, che i valori ipotizzati dal governo per la proroga delle concessioni a titolo oneroso, risulterebbero comunque improbabili anche in situazioni “normali”, come abbiamo evidenziato mettendo a confronto i valori del 2009 con quelli di oggi. In ogni caso, comunque, oggi bisogna fare i conti con la cosiddetta (e ancora indefinitva) “nuova normalità”, rispetto alla quale l'unica certezza che abbiamo è che nulla sarà più come prima. A partire proprio dai conti.

Per questa ragione la prima stesura predisposta dal Mef per il provvedimento di proroga sembra proprio non stare in piedi. E se lo scopo doveva essere quello di garantire la continuità delle attività per la filiera, il rischio, a queste condizioni, è proprio quello di ottenere il risultato opposto. Eppure il sottosegretario aveva dimostrato di conoscere molto bene le esigenze dell'industria oltre a quelle dello Stato di dover manetenere e preservare quel presidio di legalità e sicurezza garantito dal sistema del gioco legale: le proroghe delle concessioni – ha ricordato più volte Freni – non dovranno essere fine a sé stesse ma dovranno essere il punto di partenza su cui impostare il riordino del comparto. E fin qui, nulla da eccepire. Peccato però che se il modello che si intende utilizzare per le proroghe è quello emerso dalle prime stesure della manovra, il rischio serio e concreto è di creare ulteriore diordine e di ingarbugliare ancor più la matassa del gioco, invece di riordinarla. Anche in questo caso, peraltro, dovrebbe essere la storia recente a dimostrare l'insussistenza e le criticità di un intervento di questo tipo, guardando a ciò che è accaduto con l'introduzione della cosiddetta “tassa da 500 milioni” applicata alla filiera della legge di stabilità del 2016. La cui ripartizione degli oneri sull'intera filiera ha creato scompiglio tra le categoria, scatenando un contenzioso multiplo, su più livelli, i cui effetti sono ancora in corso di valutazione. Figuriamoci dunque cosa potrebbe accadere oggi, con un conto talemente salato come quello che scaturirebbe dai criteri ipotizzati dall'esecutivo per le proroghe, da rendersi completamente insostenibile per gli stessi concessionari.

Ma se la proroga continua ad essere un atto necessario, per le ragioni sopra ricordate, dovrà comunque essere sostenibile, per poter avere l'effetto desiderato e contribuire, come spiegato da Freni, al riordino del settore e alla costruzione di un futuro sostenibile per il comparto. Ragion per cui il modello da applicare non potrà certo essere quello che abbiamo visto circolare in questi giorni. Sul punto il sottosegretario sembra già aver preso le distanze, sollecitando un intervento propositivo (e, si spera, risolutivo) da parte del Parlamento sul tema delle proroghe, evitando una propota diretta da parte dell'esecutivo, per dare forza e concretezza alla soluzione normativa.

Del resto, come evidenziato da lui stesso in occasione degli ultimi interventi pubblici, il paradosso tutto italiano che emerge dal settore dei giochi consiste nell'avere una regolamentazione di secondo livello molto valida ed efficace alla quale si affianca, ahinoi, una regolamentazione di primo livello del tutto fallace, poiché minata nel tempo dai vari interventi che ricordavamo anche qui, in apertura. L'obiettivo, pertanto, di un buon governo (e di un buon Parlamento) non può che essere quello di fare in modo di proporre e adottare regole che risultino non solo valide ma anche applicabili. E di certo le misure ipotizzate finore per la proroga delle concessioni non sembrano proprio andare in quella direzione. Ma la parola, a quanto pare, spetta ora alle Camere: nell'auspicio che i lavori in corso anche all'interno della Commissione di inchiesta sul gioco possano contribuire alla definizione di un quadro di intervenuto più chiaro e, soprattutto, sostenibile.

 

(Nella foto: "Mani che disegnano", Mauritius Cornelis Escher, 1948 - All M.C.Escher works @2019 The M.C.Escher Company)

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