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Il futuro in un (mancato) emendamento

  • Scritto da Alessio Crisantemi

Il comparto del gioco pubblico attende da lungo tempo il processo di Riordino che doveva potersi concretizzare attraverso la Manovra: salvo poi slittare.

Può il futuro di un'intera industria rimanere sospeso in attesa di un mero emendamento? La risposta è sì, può succedere. Soprattutto in Italia, dove il modus operandi della politica nell'affrontare riforme settoriali, per quanto bizzarro possa apparire, sembra essere ormai consolidato: rimandando sistematicamente l'intervento legislativo, fino a ritrovarsi costretti ad intervenire alla fine dell'anno, attraverso la classica Manovra finanziaria, chiamata a mettere a posto i conti nazionali provando a piazzare una serie di toppe sui vari settori.

Nulla che abbia a che vedere, quindi, con una vera riforma degna di tale nome. Men che meno con un “riordino generale del comparto”, come quello che attende da troppo tempo l'industria del gioco pubblico. E nonostante il Governo in carica abbia più volte promesso e annunciato l'intervento di riorganizzazione del settore, nei mesi precedenti, spiegando di voler (e dover) intervenire su un settore rimasto troppo tempo allo sbando e vittima di una serie di storture e anomalie normative, alla fine ci si trova anche questa volta alla fine anno, con una manovra in via di definizione e nessuna riforma ancora abbozzata. Con una serie di movimenti dentro e fuori alle Camere del Parlamento, nel tentativo di inserire qualche misura riferita al comparto nella Legge di Bilancio. Allo scopo, se non altro, di avviare quel percorso di riordino attraverso qualche previsione di legge che possa essere propedeutica a tale riforma.
 
Non è quindi un caso se, dopo le prime (classiche) “bozze” riferite ai giochi circolate nelle scorse settimane, nel fascicolo degli emendamenti alla Manovra segnalati alla commissione Bilancio del Senato, dov'è attualmente in esamo il provvedimento, non c'è più nessuna traccia del comparto. Con tutte le varie proposte avanzate nei giorni scorsi dai vari partiti (dalla proroga delle concessioni all'indizione delle nuove gare) che non trovano più alcuna menzione. Eccetto alcune misure relative al comparto ippico, per il quale la riforma stavolta sembra davvero arrivare, al di fuori e al di là di quella del gioco.
 
Il problema vero però è che in Italia può anche accadere di peggio. E anche questa volta, puntualmente, è accaduto: con il governo che non ha neppure presentato quell'atteso maxi emendamento dove sarebbero dovuti confluire anche i giochi. Rimandando ancora una volta la riforma a data da destinarsi.
 
Ma la scomparsa del gioco pubblico dai “giochi” parlamentari potrebbe essere soltanto momentanea: c'è da attendersi infatti un intervento successivo da parte del Governo, con un altro provvedimento nel quale far confluire tutte le norme relative al settore. Ed è proprio su questo testo che starebbero lavorando in queste ore i tecnici del ministero dell'Economia, provando a capire quali norme potranno già essere incluse nella manovra e quali invece dovranno più opportunamente essere rimandate a provvedimenti successivi, comunque da prevedere già in questa fase: come per esempio potrebbe accadere per l'attesa proroga delle concessioni, la cui scadenza non è legata alla fine dell'anno ma già slittata alla fine di marzo (e oltre) in virtù delle norme speciali introdotte con l'emergenza sanitaria (e in particolare in seguito al decreto “Cura Italia”).

Ma il fine, si sa, finisce sempre col giustificare i mezzi: se lo scopo, dunque, è davvero quello di riformare il settore dei giochi e di risolvere una volta per tutti i gravi problemi strutturali che lo affliggono da troppo tempo, ben venga qualunque manovra, finanziaria o di palazzo, che possa portare benefici. Anche se il rischio di sostituire le vere riforme con meri provvedimenti d'urgenza a carattere emergenziale, come quelli normalmente attuati attraverso le varie manovre economiche, è di arginare solo una minima parte dei problemi, lasciando scoperti e in sospeso altri punti, magari anche cruciali, per quel settore.
Finendo con l'ingarbugliare ulteriormente la matassa, aggiungendo complessità su una situazione già altamente complessa, qual è quella del gioco. Ma se tra gli interventi propedeutici dovesse esserci l'istituzione di un Testo unico e un qualche accenno verso la risoluzione dell'annosa “questione territoriale”, per il settore si tratterebbe già di un serio passo in avanti. Purché non restino ancora una volta soltanto sulla carta, come nella peggiore delle tradizioni italiane.
 
 Quindi, se non è la manovra, ben venga qualunque altro provvedimento purché qualcosa (di serio) si faccia. 
 
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