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Gioco pubblico: la corsa a ostacoli verso la riforma

  • Scritto da Alessio Crisantemi

Dal Milleproroghe al ddl concorrenza, i provvedimenti frenati in parlamento dall’elezione del Capo dello Stato: ma il gioco spera nella legge delega.

 

 

Ci risiamo. Nonostante i buoni propositi illustrati dal sottosegretario all'Economia con delega ai giochi, Federico Freni, rispetto alla volontà (e alla possibilità) di mettere a punto (finalmente) la tanto attesa riforma generale del comparto, anche questa volta ci si trova di fronte al rischio concreto di veder slittare i lavori a data da destinarsi. Stavolta l'impedimento potrebbe essere quello comune a tante altre riforme in attesa di emanazione da parte dell'esecutivo (e del parlamento) e di estrema attualità: ovvero, le elezioni del Capo dello Stato che rischiano di cannibalizzare completamente ogni attività parlamentare nei prossimi mesi. A partire dal 24 gennaio, quando il parlamento è stato convocato in seduta comune per l’elezione del nuovo presidente.
Da quel momento in poi, infatti, tutti i provvedimenti “di peso” dovranno fare i conti la priorità assoluta data all’elezione del nuovo Capo dello Stato che, al momento, non sembra proprio essere una partita che si può concludere in tempi rapidi. Anzi. Dal 24 in poi, Camera e Senato saranno assorbiti dal “toto-nomi” e dalle varie e immancabili manovre di partito per provare a indirizzare le votazioni, con la convocazione del parlamento in seduta comune che potrebbe quindi avere un effetto imbuto sulla conversione di provvedimenti strategici per il paese o per singoli settori.
Oltre alla riforma del gioco pubblico, attesa per l'inizio dell'anno, infatti, c'è già un pacchetto nutrito di provvedimenti che potrebbe essere rallentato nell’iter di conversione a causa della partita per il Quirinale, dopo che il presidente della Camera Roberto Fico ha convocato il parlamento in seduta comune, con la partecipazione dei delegati regionali, per eleggere il tredicesimo presidente della Repubblica. Del pacchetto fanno parte il tradizionale provvedimento di fine anno, il decreto milleproroghe assegnato alle commissioni Affari costituzionali e bilancio della Camera, ma anche la delega sulla riforma fiscale (quella di interesse per il comparto giochi, che dal 18 gennaio entrerà nel vivo l'esame del provvedimento in commissione Finanze di Montecitorio) e il ddl concorrenza (dopo quasi tre mesi dall'approvazione in consiglio dei ministri il testo è approdato in Semato, l’esame parlamentare partirà solo dopo le festività).

Le uniche corsie preferenziali saranno probabilmente quelle per i decreti Covid. Il primo è il decreto sul Super Green Pass del 26 novembre, incardinato in Commissione al Senato: potrebbe diventare il contenitore dove, secondo un’ipotesi non esclusa dal governo, poter far confluire il secondo dl, quello del 23 dicembre per la proroga dello stato di emergenza. Per accelerare i tempi potrebbe forse avere la stessa sorte anche il terzo decreto sulla revisione delle quarantene e l’ulteriore estensione del "Super Pass". Se poi il prossimo Cdm dovesse approvare un nuovo decreto, con l’obbligo di super green pass ai 23 milioni di lavoratori del pubblico e del privato, anche quel provvedimento rischierebbe di finire nell’imbuto del processo di conversione parlamentare. In Aula ci sarà dunque giusto il tempo di approvare il decreto di fine novembre che ha introdotto il Super green pass: le norme nel frattempo sono già profondamente cambiate, con gli ultimi tre decreti Covid, varati tra Natale e la Befana, che estendono il cosiddetto "2G" a quasi tutte le attività e introducono l’obbligo vaccinale.

Si tratta ora di capire come si potrà comporre il nuovo puzzle legislativo in Parlamento, visto che il paese non potrà certo rimanere bloccato da queste elezioni. Anche se il vero rischio, per il gioco, è quello di dover finire nuovamente in coda, tenendo conto della minore importanza della materia, in senso generale, rispetto ad altri provvedimenti di carattere più ampio e vario.
Solo nei primi sei mesi dell'anno, ci sono ben quindici traguardi legati ad altrettante riforme, da quella della pubblica amministrazione al fisco passando per la riorganizzazione dell’assistenza sanitaria territoriale e la nuova spending review. Tra luglio e dicembre altri ventidue: dalla riforma delle commissioni tributarie all’entrata in vigore dei decreti legislativi su quelle del processo civile e penale fino al piano per la lotta al lavoro sommerso. Sono alcuni dei 100 obiettivi che l’Italia deve centrare nel 2022 per ottenere la seconda e terza rata di prestiti e finanziamenti a fondo perduto per un totale di 45,9 miliardi lordi (40 al netto del prefinanziamento): l’esborso più significativo tra quelli previsti nell’intero arco del piano Next Generation Eu, che porta con sé un numero di condizioni doppio rispetto a quelle concordate per il 2021. È questo, dunque, insieme alla crisi sanitaria legata alla variante Omicron, lo scoglio contro cui potrebbero infrangersi le ambizioni dei lavoratori del gioco. Oltre a quelle del premier Mario Draghi in ottica di elezione a Presidente delle Repubblica. A meno che al suo posto a Palazzo Chigi non arrivi una figura in grado di prendere il testimone anche come garante agli occhi di Bruxelles. La necessità di dare priorità assoluta alle norme Covid e alle riforme legate al Pnrr potrebbe bloccare ogni altro processo. Anche se, va detto, per i giochi la trattazione della materia dovrebbe essere garantita se non altro dall'impellente necessità di dover affrontare la proroga delle concessioni in scadenza, che potrebbe comunque dare il la al resto delle misure.

Durante la settimana corrente, tuttavia, si dovrebbe capire qualcosa di più, anche alla luce del contagio che via via sta coinvolgendo anche gli uffici legislativi dei partiti. Sarebbe questa, peraltro, una delle cause dello slittamento della delega fiscale: i partiti hanno chiesto più tempo per preparare gli emendamenti, spostati da lunedì a venerdì 14 gennaio, ma questo rallenterà anche l’avvio del voto in commissione Finanze alla Camera, inizialmente previsto dal 18. Il rischio di spaccature nella maggioranza è altissimo perché, soprattutto sul catasto, centrodestra e centrosinistra hanno posizioni diverse. Ma i partiti sono distanti anche sui regimi sostitutivi, come la flat tax o la cedolare secca, che pure sono menzionati nella delega, o sulla revisione dell’Iva. Sembra difficile, quindi, che si possa davvero iniziare a votare su una materia così complessa proprio a ridosso della partita del Quirinale, che richiederà ogni sforzo di mediazione per trovare una soluzione condivisa. Una prima prova di convergenza, a livello parlamentare, si tenterà intanto mercoledì 12 gennaio quando le due commissioni Bilancio hanno in programma il voto per selezionare i 10 candidati al rinnovo dell’Upb, in stand by da due anni non solo causa Covid.
Nel frattempo i partiti potrebbero essere chiamati a esprimersi sul Consiglio superiore della magistratura: il disegno di legge di riforma è fermo al Senato in attesa degli emendamenti preparati dalla ministra della Giustizia Marta Cartabia. Il pacchetto è pronto, la ministra lo avrebbe detto anche in Cdm, ma non è detto che servirà un passaggio formale in Consiglio dei ministri così come accaduto per sbloccare le riforma della giustizia civile e penale. Il tempo stringe, però, perché una volta approvata la riforma dal Parlamento anche il Csm dovrà fare delle modifiche regolamentari, prima del rinnovo previsto a fine giugno. Ancora da definire anche la riforma delle concessioni balneari: la partita è in mano al ministro del Turismo, Massimo Garavaglia, che insieme al ministro Giancarlo Giorgetti ha aperto a inizio gennaio il tavolo con le categorie che dovrà produrre “in tempi brevi” un testo “condiviso”, che vada in direzione dell’apertura a gare e concorrenza in linea con la direttiva Bolkestein salvaguardando però le imprese del settore e gli investimenti. L’idea era quella di arrivare a una intesa entro metà gennaio. Difficile però che si traduca in norme prima della scelta del nuovo presidente della Repubblica. Ma tra le questioni più urgenti e ritenute senz'altro prioritarie rispetto al gioco, c'è anche quella delle pensioni, con i sindacati aspettano di riprendere la discussione con il Governo per superare la legge Fornero. L'obiettivo è quello di fare una riforma delle pensioni da far scattare eventualmente nel 2023, una volta conclusa Quota 102. I tavoli tecnici (su flessibilità in uscita, trattamenti di giovani e donne, e rilancio della previdenza integrativa) sono previsti per gennaio, ma anche in questo caso l’elezione del presidente della Repubblica potrebbe far slittare il confronto. 

Per il momento, quindi, non resta che aspettare e cercare di scorgere il nuovo quadro politico che si andrà a delineare nelle prossime ore: sapendo che la maggioranza di governo, in un modo o nell'altro, potrà tenere anche questa volta, tenendo conto della situazione ancora di estrema emergenza. Nella speranza generale che si possa trovare prima possibile un accordo sul  futuro Quirinale e, di conseguenza, su quello del paese, praticamente tutto da riformare, proprio come il gioco.

 

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