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Un Pnrr per il gioco pubblico

  • Scritto da Alessio Crisantemi

Un Piano nazionale di ripresa e... riordino: è ciò che servirebbe in questo paese per riorganizzare l'offerta nazionale di gioco e arrivare  a una gestione corretta e sostenibile.

Il gioco è tornato a occupare i banchi del Parlamento, dentro e fuori le varie commissioni di competenza. Lo abbiamo già detto, e scritto, più volte; aggiornando costantemente i nostri lettori su ogni minimo sviluppo (e non) ravvisabile nelle varie dinamiche politiche e istituzionali. Ma abbiamo anche scritto - e non ci stancheremo mai di farlo, né di ripeterlo – di quanto questa attività parlamentare sia pressoché inutile e, nondimeno, potenzialmente controproducente, se non accopagnata (o, meglio ancora, sostituita) da una vera e propria trattazione “politica”, attraverso una riforma degna di tale nome. Come quella, per esempio, che era stata proposta (e promessa) dal governo attraverso una legge di delega mirata all'attuazione del famigerato Riordino del gioco pubblico del quale, invece, non si sente neppure più parlare. Se non dall'interno dell'industria, ma anche dalle varie istituzioni che adesso ne ravvisano la necessità e pure l'urgenza, che ne continuano a invocare l'attuazione per scongiurare una situazione di crisi generale e il potenziale collasso del sistema (legale). Mentre ad aver abbandonato l'argomento, purtroppo, sembra essere proprio chi se ne dovrebbe occupare: ovvero la politica e, in primis, l'esecutivo, che sul punto non ha più proferito parole. In attesa di un Consiglio dei ministri dedicato alla materia che però non è mai arrivato.

Nel frattempo, come abbiamo raccontato, il tema del gioco e, più in dettaglio, l'esigenza del rinnovo delle concessioni, è approdato alle camere e, in particolare, è finito sui banchi delle commissioni riunite Affari costituzionali e Istruzione pubblica e beni culturali del Senato, attraverso il disegno di conversione in legge del decreto di “ulteriori misure urgenti per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnnr)”, su proposta dei relatori Andrea Cangini  e Tatiana Rojc. I quali hanno acceso i riflettori sulla necessità di una proroga onerosa delle concessioni in essere per il “betting” (e che scadono a fine mese) portandole al 30 giugno 2024, ma anche per lo stop alle omologhe di alcuni apparecchi senza vincita in denaro. Evidenziando così l'altra anomalia che riguarda anche il comparto del cosiddetto “Amusement”: rendendo ancora più evidente, dunque, l'emergenza che sta vivendo l'intera industria del gaming, sotto tutti i profili. Non si tratta quindi di un capriccio di alcuni, ma di una necessità per tanti, tenendo conto delle oltre 100mila persone che lavorano all'interno della filiera del gioco pubblico italiano, a vario titolo e in varie mansioni. In un momento storico dove sappiamo bene tutti quanto sia importante mantenere il livello di occupazione, già messo a dura prova dalla pandemia e ora di nuovo scombussolato dalla guerra in Ucraina e dai conseguenti rincari dei costi di energia e materie prima, con cui si trovano a doversi misurare tutte le imprese, di qualunque settore e tipologia.

 

Ecco quindi che oltre a un Pnrr nazionale, servirebbe anche un “Pnrr” dedicato esclusivamente al gioco: un Piano nazionale di ripresa e riordino, visto che di resilienza, il comparto, ne ha già dimostrata abbastanza, durante la pandemia, insieme a una certa consistenza che forse in pochi, prima della pandemia, potevano anche soltanto immaginare. Forse potrà sembrare eccessivo parlare di un piano specifico mirato all'industria dei giochi, per chi non conosce a fondo il settore: ma non lo è affatto, tenendo conto delle tante implicazioni che si porta dietro un comparto come questo. Oltre a garantire le preziose entrate erariali che ogni anno contribuiscono alla tenuta dei conti dello Stato e al di là dei posti di lavoro che abbiamo già citato poco fa, bisogna infatti tenere conto anche degli aspetti di ordine pubblico, legalità e sicurezza dei consumatori che possono essere tutelati solo e soltanto attraverso un'offerta di gioco statale e un corretto presidio del territorio. Questo significa, dunque, non soltanto che la rete del gioco legale non può e non deve sparire per rimettere in mano l'intero settore alla criminalità e concedere spazi alle economie sommerse, ma vuol dire anche che quell'offerta che già esiste deve anche essere proposta in modo adeguato, sufficientemente capillare e controllato, in modo da evitare ogni tipo di distorsione. In poche parole, l'obiettivo dello Stato (e non solo dell'industria) deve essere quello di avere un sistema pienamente sostenibile e in grado quindi di svolgere quei compiti poc'anzi ricordati nel modo migliore. E in questo momento, ciò non sta avvenendo, proprio a causa del lassismo della politica e della miopia di alcune amministrazioni regionali che non hanno guardato a fondo la realtà del gioco pubblico proponendo restrizioni insensate e molto spesso anche pericolose, che sono finite col compromettere gli stessi lavori promossi dal Legislatore nazionale. Creando così un cortocircuito che anche stavolta il Parlamento si trova a dover affrontare, sia pure in modo grossolano e frammentato, magari anche approssimativo, come in tutte le procedure d'urgenza, mettendo qualche toppa che sappiamo già essere insufficiente se non addirittura controproducente per la tenuta del comparto.
Aumentando così l'entità del problema, invece di risolverlo, e alimentandone la complessità. Per questo serve ancora oggi una riforma generale: che si chiami Riordino, Pnrr o qualunque altro modo, purché si faccia, e presto. Prima della fine della Legislatura corrente, perché la sensazione è che il prossimo governo, qualunque esso sia, potrà difficilmente godere di equilibri sufficienti per affrontare materie complesse come questa. E di certo non potrà mai avere una maggioranza più ampia di quello attuale.

 

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