Il gioco con vincita è vietato ai minori di 18 anni e può causare dipendenza. Consulta probabilità di vincita su www.aams.gov.it
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editoriale

Viva l'Italia che gioca in modo sano

I mondiali di calcio ci offrono alcuni dati su cui riflettere. E non solo dal punto di vista sportivo e calcistico (dove non mancano, comunque, gli spunti da discutere), quanto, piuttosto, da quello delle scommesse e del gioco più in generale. Due dati su tutti meritano attenzione. Il primo, quello proveniente di laboratori di analisi dei Monopoli di Stato e Sogei, relativo all'andamento delle scommesse durante la prima fase della Coppa del mondo, l'altro, proveniente anch'esso da Piazza Mastai ma dalla voce del vice direttore dell'Agenzia, Luigi Magistro, relativo all'altro tipo di raccolta, quella cioè delle giocate piazzate sulla rete illegale o comunque non autorizzata. Si tratta di due scenari che meritano un momento di approfondimento per completare il dibattito attorno al tema del gioco pubblico, troppo spesso incentrato su altri temi, come quello degli eccessi, deviazioni e patologie e mai abbastanza su una visione più generale del fenomeno.

  • Scritto da Alessio Crisantemi

Le due facce della medaglia del gioco pubblico

In questa Italia dalla duplice facciata – quella conservatrice e dichiaratamente perbenista, rispetto all'altra, più liberale e spiccatamente progressista – un argomento in grado di alimentare il distacco provocando ancora imbarazzi e conflitti istituzionali è senza dubbio quello del gioco pubblico. E ora più che mai, dopo l'approvazione della delega fiscale che proprio di gioco (tra le altre questioni) si vuole occupare, e con l'iter parallelo del disegno di legge sulla ludopatia attualmente all'esame della Camera.

  • Scritto da Alessio Crisantemi

Il gioco pubblico come valore: un cammino difficile, ma avviato

Forse non è poi così lontano il momento in cui il gioco pubblico potrà essere iniziato a considerarsi un valore per il nostro paese. Una risorsa, e non soltanto a livello contabile, ma più in generale: come un asset industriale, che risulti strategico per i volumi di occupazione che è in grado di offrire, sia nel pubblico che nel privato,  ma anche e soprattutto, quale baluardo della legalità. Sì, perché nonostante il settore debba ancora oggi fare i conti con una immagine tendenzialmente negativa agli occhi dell'opinione pubblica, qualcosa sta cambiando, e una volta tanto in positivo, nei confronti di politica e istituzioni, con una prima presa di coscienza del fatto che soltanto attraverso una offerta di gioco legale e controllato (per quanto scomoda possa sembrare, aggiungiamo noi) si può colmare quel giro di affari sommerso che è rappresentato ancora oggi dal gioco illegale, e figuriamo ci a quali volumi potrebbe arrivare qualora dovesse sparire il sistema del gioco pubblico.

  • Scritto da Alessio Crisantemi

L'informazione e il gioco su cui non si può più scherzare

Nel continuo acutizzarsi del dibattito – a tratti reso davvero insopportabile – relativo all'opportunità di mantenere o meno un sistema di gioco legale nel nostro paese, si rischia spesso di (s)cadere nel tranello delle suggestioni, riportando dati e stime di scarsa efficacia e talvolta pure di dubbia attendibilità. Uno scenario al quale si stanno ormai abituando (si fa per dire) gli addetti ai lavori, alle prese quotidianamente con campagne denigratorie e accusatorie nei confronti della propria attività, come se lavorare nel mondo del gioco rappresentasse una sorta di peccato originale del Terzo Millennio. Eppure, qualche volta, arrivano anche pareri in contro tendenza che hanno l'effetto di riportare sul pianeta Terra il dibattito su questo tema. Chi ha buona memoria ricorderà l'audizione del funzionario dell'Ausl bolognese che, da esperto di patologie, denunciò il diffondersi di un 'panico morale' nei confronti della dipendenza da gioco – assai più contenuta rispetto a quanto si pensi – enfatizzato dai dibattiti politici e dagli articoli di giornali.

  • Scritto da Alessio Crisantemi

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