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Scardovi: 'Senza riaperture e riforme sparisce gioco legale e gioisce criminalità'

  • Scritto da Ac

L'esperto di gaming e revisore contabile, dalla manifestazione del settore, invita a una riforma completa del comparto a partire dalla fiscalità.

 

“Mi auguro che il messaggio lanciato da tutti gli operatori del settore nella manifestazione di ieri possa finalmente fare breccia nel nuovo governo e nelle giunte regionali affinché si intervenga con urgenza per salvaguardare la sopravvivenza di migliaia di aziende e di lavoratori, in un comparto fra i più redditizi per l’Erario oltre che baluardo della legalità”. Queste le parole con cui Francesco Scardovi, commercialista e revisore contabile, esperto di gaming, commenta il risultato proveniente dalle piazze di Roma e Milano.

“Mai si era vista una partecipazione così accorata ed incisiva da parte di tutti i gli operatori della filiera del gioco pubblico (gestori, concessionari esercenti e lavoratori) nelle sue varie eccezioni e tipologie, confortata da tutte le associazioni di categoria coinvolte”.


Secondo Scardovi “La manifestazione va ad integrare la grande protesta 'rosa' avviata da Tonia Campanella con tante lavoratrici del settore, che per giorni hanno stoicamente presidiato Piazza di Montecitorio per gridare la propria disperazione e chiedere un confronto con la politica. Questo confronto – aggiunge - deve intervenire con urgenza, nell’interesse dell’intero Paese”.
La protesta, dunque, non basta ed è il momento di passare ai fatti, attraverso una serie di obiettivi da raggiungere che l'esperto individua in una serie di tappe: “Il primo obiettivo, per salvare dal fallimento certo buona parte delle aziende del comparto dopo oltre otto mesi di chiusura forzata è sicuramente quello di prevedere al più presto la ripresa dell’attività presso bar, sale giochi, sale scommesse e bingo, sempre nel rispetto delle misure massime di sicurezza già adottate dagli operatori anche prima del secondo lockdown, con il sostenimento di spese ingenti”.
Raccomandando ancora una volta la “pari dignità” rispetto alle altre attività pure duramente colpite dalla pandemia, come ristoranti bar negozi e altre attività dell’intrattenimento e dello spettacolo, senza preclusioni e pregiudizi ideologici, fondati su errate informazioni in merito al rischio di contagio derivante dal gioco.
“Pari dignità assolutamente necessaria – spiega ancora Scardovi - anche per consentire alle migliaia di piccole e medie imprese italiane, che operano nel comparto, di beneficiare dei giusti ristori (pressoché inesistenti fino ad oggi) da commisurarsi alle effettive ingenti perdite sostenute a seguito delle forzate chiusure e delle linee di credito di sostegno che, come noto, continuano ad essere negate da numerosi istituti bancari, sotto la bandiera di un presunto 'codice etico' che considera queste aziende, che operano nell’interesse erariale e nel rispetto delle regole, quali figlie di un dio minore e fautrici di degrado sociale, parificate spesso al traffico d’armi ed allo sfruttamento della prostituzione. Circostanza diametralmente opposta alla realtà, trattandosi di operatori che effettuano un pubblico servizio regolato e gestito dallo Stato”.
“Come ricordato di recente anche dal Direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Marcello Minenna, le limitazioni e sospensioni della raccolta di gioco di Stato, hanno creato e stanno creando una crescente e pericolosa riemersione della pratica del gioco illegale (dagli apparecchi irregolari non collegati alla rete alle sale da gioco e alle scommesse clandestine gestite dalla criminalità oltre alla migrazione dei giocatori sui siti esteri di raccolta di giochi online) con tre immediate conseguenze: la decozione delle aziende e la drammatica perdita occupazionale per un comparto che ad oggi conta circa 150mila addetti; la perdita di introiti erariali fondamentali ancora di più in un momento così drammatico per il paese (stimata, da inizio pandemia, in circa 5 miliardi di euro) oltre alla perdita di qualsiasi controllo, sicurezza e tutela per i giocatori”.


I PUNTI CHIAVE DELLA RIFORMA - Per tutte queste ragioni, secondo l'esperto: “E’ dunque necessaria e non più prorogabile l’adozione, da parte del Governo centrale, della tanto attesa e più volte rinviata riforma del settore della raccolta di gioco pubblico, che ridia certezze e tutele agli operatori con i conseguenti benefici per tutti. E a tal fine, come confermato anche dai diversi esponenti politici intervenuti ieri alla manifestazione, occorre avviare da subito un tavolo tecnico di confronto tra le organizzazioni degli operatori e le Istituzioni (tramite apposite commissioni) al fine di definire le nuove regole del gioco ed in particolare una riduzione delle aliquote fiscali e la previsione, per il futuro, della tassazione sul margine per tutte le tipologie di raccolta di gioco legale, così come sancito dalla nostra Costituzione e adottato dagli altri Paesi che hanno regolamentato il gioco pubblico, sul modello concessorio Italiano.
Servono aliquote eque che consentano la sostenibilità economica delle aziende (si ricorda che ad oggi il prelievo erariale sugli apparecchi da gioco incide per oltre il 70 percento degli introiti, l’aliquota fiscale più alta al mondo, oltre alle ulteriori imposte dirette ed indirette che gravano sulle aziende); altrettanto determinante è la normalizzazione delle regole su tutto il territorio e la gestione centralizzata del gioco pubblico, al fine di scongiurare, per il futuro, l’assunzione di provvedimenti regionali e comunali - quali il distanziamento delle sale dai luoghi sensibili o l’espulsione degli apparecchi legali – che, oltre a causare la chiusura di numerose aziende e gravi effetti distorsivi di mercato tra le diverse aree geografiche, si sono già dimostrati totalmente inefficaci e controproducenti nel contrasto alla ludopatia (tendendo a favorire anche la 'ghettizzazione' del gioco, più gradita al giocatore compulsivo) oltre che fautori di riemersione di gioco illegale. Ripristinando anche il principio della non retroattività degli effetti espulsivi per tutte le sale già operanti alla data della Conferenza unificata del 2017, principio disatteso e non applicato in diverse aree del territorio dove sono state chiuse ed espropriate, sia prima che durante l’emergenza pandemica, centinaia di punti di raccolta. Va definita anche la proroga non onerosa delle vigenti concessioni di raccolta di gioco pubblico, per consentire alle imprese operanti sul territorio di ripristinare gradatamente e per quanto possibile, i propri equilibri economici e finanziari in previsione dell’adozione dei più corretti parametri economici e tecnici dei nuovi bandi concessori e delle modalità di gioco, anche al fine della massima tutela dei giocatori e del contrasto al gioco patologico”.
Dalla prossima settimana avvieremo quindi le prime interlocuzioni con gli esponenti del Governo che si sono resi disponibili al dialogo, nella convinzione che il grande lavoro che ha portato a realizzare la manifestazione di ieri possa essere servito a far capire l’importanza di queste aziende e di questi lavoratori per il nostro Paese.
“Solo così – conclude - si potrà evitare la dispersione di un patrimonio di aziende e maestranze faticosamente costruito negli anni, a vantaggio (magari) di poche grandi e potenti multinazionali del gioco, con accesso ai grandi capitali delle borse e dei finanziatori esteri. Auspicando l’adozione di un contratto collettivo nazionale che tuteli anche la categoria dei lavoratori del settore, riversatisi in piazza nella giornata di ieri per difendere la propria dignità ed il proprio diritto al lavoro, al pari dei lavoratori degli altri comparti economici”.

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