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Nel decreto del Mise un 'mini' ristoro per il settore del gaming

  • Scritto da Francesco Scardovi*

Con il decreto del ministero vengono offerti altri contributi alle aziende colpite dal lockdown, ci sono anche quelle del gioco, ma i contributi sono minimi.

Con la pubblicazione del decreto ministeriale attuativo di ottobre il ministero dello Sviluppo economico ha definito i criteri di ripartizione dei contributi  a fondo perduto già previsti dal “decreto Sostegni bis”, per le attività chiuse per almeno 100 giorni tra il primo gennaio e il 25 luglio 2021, comprese quelle di raccolta di gioco legale.

Ma, ancora una volta, il contributo è di entità estremamente ridotta rispetto alle perdite conseguite dagli operatori durante il lockdown. Dunque un nuovo “mini ristoro” è previsto per le attività dell’arte, dello sport, dello spettacolo e dell’intrattenimento.

Tra i soggetti beneficiari infatti sono indicate due categorie di operatori. Quelli in via prioritaria sono i gestori di discoteche, sale da ballo, night club e simili, operanti con codice Ateco 93.29.10. Per queste attività, fra le più colpite dai provvedimenti di chiusura per il contenimento del contagio, non sono richiesti requisiti particolari se non l’esercizio dell’attività in Italia alla data del 23 luglio 2021 (data di entrata in vigore del decreto sicurezza, Dl 105/21). Il fondo stanziato di 20 milioni di euro sarà ripartito in parti uguali tra tutti i soggetti che presenteranno l’istanza, con un contributo massimo di 25.000 euro ciascuno. L’eventuale somma eccedente che non fosse distribuita, andrebbe ad integrare il fondo stanziato per le altre attività. 
Per gli altri destinatari del contributo è stata prevista una tabella di codici Ateco 2007 che, oltre a cinema, teatri, musei, piscine impianti sportivi etc, comprende le attività di raccolta di gioco legale e, in particolare: codice 92.00.02; gestori di apparecchi che distribuiscono vincite in denaro (compresi anche i collaboratori alla raccolta quali “service” o tir); codice 92.00.09, cioè oncessionari e gestori di scommesse e lotterie; codice 93.39.90, per i gestori di sale giochi e biliardi; codice 93.29.90, che indica le altre attività di intrattenimento.
Per tutte queste attività, oltre all’attività prevalente indicata dai codici Ateco e l’esistenza alla data del 25 maggio 2021 (data di entrata in vigore del decreto Sostegni bis  n. 73/2021) è richiesto il requisito della chiusura dell’attività per almeno 100 giorni tra il 1° gennaio 2021 e il 25 luglio 2021 (e dunque comprende tutte le attività di raccolta di gioco terrestre, chiuse dall’inizio dell’anno fino alla metà del giugno scorso).
Per questi soggetti l’ammontare del contributo spetta in base ai ricavi conseguiti nel 2019: per ricavi fino a 400mila euro viene riconosciuto un contributo di euro 3mila; per i ricavi tra i 400mila ed il milione di euro il contributo è di 7.500 euro; per i ricavi superiori al milione di euro il contributo previsto è di 12mila euro. In assenza di ricavi nel 2019, spetterà comunque il contributo minimo di 3.000 euro.
Non sono previsti in questo caso conteggi percentuali sulla riduzione dei ricavi ma contributi in forma fissa in base allo scaglione di ricavi 2019.
 
Ma, attenzione: in caso di insufficienza dei fondi stanziati (120 milioni) i contributi saranno riparametrati percentualmente sempre per scaglioni, in ogni caso con un minimo di 3mila euro. I contributi, come quelli precedenti, non saranno tassati e non concorreranno alla formazione della base imponibile ai fini dei redditi e dell’Irap.
La distribuzione dei contributi è subordinata all’autorizzazione da parte della Commissione europea. Tutti gli operatori che ne avranno diritto dovranno presentare un’apposita istanza secondo il modello indicato dall’Agenzia delle entrate. Dunque, presumibilmente il contributo potrebbe slittare sino a fine anno. 
 
Pur apprezzando lo sforzo del Governo per sostenere tutte le imprese del settore dell’intrattenimento e dello spettacolo, in questo caso senza esclusioni o pregiudizi verso le attività del gioco, si sottolinea ancora una volta l’estrema esiguità dei contributi concessi, alla luce delle perdite consistenti conseguite dagli operatori in oltre 13 mesi di chiusura dall’inizio del primo lockdown del marzo 2020.
 
* Studio Associato Scardovi e Giordani Dottori Commercialisti e Revisori Legali
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