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Preu slot, peculato: l'importanza di partecipare ai processi

  • Scritto da A cura dell’Avv. Andrea Strata

L'avvocato Andrea Strata commenta la sentenza della Cassazione per cui il mancato versamento del Preu delle slot non è peculato ma truffa aggravata ai danni dello Stato.

 

La Corte di Cassazione torna ad occuparsi della configurabilità (o meno) del reato di peculato in capo al gestore che non versa le somme dovute a titolo di Preu. Con la pronuncia del 5 aprile la Corte ritiene che il denaro incassato all’atto della puntata non è di proprietà dell’erario, bensì interamente della società che dispone del congegno di gioco.

Di conseguenza, proseguono i giudici, il gestore non si appropria di una cosa altrui, ma omette di versare denaro all’amministrazione finanziaria in adempimento di un’obbligazione tributaria; mancando, dunque, il requisito dell’appropriazione della cosa altrui non può configurarsi il reato di peculato, bensì, eventualmente, altra fattispecie penalmente rilevante.

Questa interpretazione contrasta apertamente con altri precedenti della medesima Corte (alcuni dei quali pubblicati proprio pochi mesi fa), con i quali è stata affermata la “sicura correttezza” dell’inquadramento della condotta accertata al Gestore in seno al paradigma del reato di peculato.
La sentenza del 5 aprile, basata su presupposti giuridici del tutto errati e frutto della mancata comprensione del sistema che regola il comparto del gioco, crea un contrasto giurisprudenziale che, con molta probabilità, verrà portato all’attenzione delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione.
 
Ad ogni buon conto, in questa sede non si vuole entrare nel merito delle diverse pronunce, perché lo scrivente si è già ampiamente dilungato in precedenti contributi, bensì evidenziare l’importanza per la persona offesa (nello specifico, per i concessionari di Stato) di essere presente nei giudizi penali, quale parte civile o anche tramite le memorie difensive che la persona offesa ha facoltà di depositare in ogni stato e grado del procedimento, poiché la conoscenza specifica della materia può influenzare in maniera determinante le decisioni del giudici e gli stessi orientamenti giurisprudenziali.
Il settore dei giochi e delle scommesse implica conoscenze del tutto peculiari, che spesso anche la magistratura più accorta può non avere. Con il rischio che si formi una giurisprudenza erronea, non conforme al reale funzionamento del mercato, che favorisce soltanto gli operatori scorretti della filiera, a danno di tutte le società di gestione che operano nel pieno rispetto delle norme di legge.

 

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